USCIRE PER ANNUNCIARE LA MISERICORDIA DI DIO
Mario Ceccobelli




Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura …
questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano (Mc 16, 15-20).

Uscire
Uscire, un verbo che in questi ultimi anni è frequentemente usato e forse anche inflazionato e abusato. Proprio per non incorrere anche io in questo errore, mi sembra opportuno ricordare il significato che papa Francesco attribuisce a questa azione:
«Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo».

L’indicazione è precisa e non ha bisogno di troppe esplicitazioni:
l’Uscire a cui siamo chiamati necessita di una Chiesa dal bagaglio leggero, capace di scrollarsi di dosso la zavorra che spesso frena il passo e chiude la porta alla condivisione e alla reciprocità.
Uscire è il solo modo per mettersi nella condizione di osservare da vicino la realtà, in un’esposizione che ci aiuta a riconoscere e accogliere quanto di buono il vento dello Spirito già ha seminato.
Uscire, inoltre, ci porta a superare la tentazione di prestare attenzione alla complessità di questo nostro tempo in maniera semplicemente difensiva per ripensare la nostra azione alla luce del bene dei fedeli e dell’intera società.
In un’altra occasione papa Francesco osservava: «Occorre uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la misericordia di Dio che salva e dona speranza»...
in primo luogo
è necessario uscire da noi stessi, vivere un esodo esistenziale che chiede di abbandonare l’autoreferenzialità, le proprie comodità, le proprie certezze effimere, le visioni troppo rigide, le strutture pesanti e ingombranti che spesso “ingabbiano” Gesù e il suo vangelo e non permettono un annuncio autentico, ma soltanto un’esposizione dottrinale che non interpella la vita reale. ...
solo se ti riconosci amato, amerai”. Questo vale per ogni creatura che ha scoperto di essere amata. E il primo amante è Dio, Lui è l’amore, la sorgente dell’amore. E la redenzione è frutto dell’amore. Gesù ha dato la vita per amore nostro, la croce è il trono dell’amore. ... Il primo passo per una conversione autentica è capire e accogliere l’amore di Dio per divenire capaci di donare amore e di intessere relazioni che passino innanzitutto per la via del cuore.

Misericordia
[...] Gesù pone al centro del suo messaggio la rivelazione di un Dio come Abba, Padre. ...Dio ci è venuto incontro con la missione del suo unico Figlio, che si è abbassato ed è divenuto uomo fino alla morte di croce (cf. Fil 2,5-11).
Il crocifisso è l’immagine concreta della misericordia di Dio. ... «La Chiesa deve essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere secondo la vita buona del vangelo» . Com’è bella questa realtà della nostra fede per la nostra vita: la certezza di un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, che non viene meno, ma sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida.
Nel Vangelo di Giovanni (20,19-28), l’apostolo Tommaso fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto, quello del Risorto. Tommaso, di fronte a quanto gli altri apostoli gli dicono, «abbiamo visto il Signore », rimane scettico, egli vuole vedere, vuole mettere la sua mano nel segno dei chiodi e nel costato. E qual è la reazione di Gesù? La pazienza: Gesù non abbandona il discepolo nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. E Tommaso riconosce la propria povertà,la sua poca fede. «Mio Signore e mio Dio»: con questa invocazione semplice ma piena di fede risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente. ... È proprio nelle ferite di Gesù che noi siamo sicuri, lì si manifesta l’amore immenso del suo cuore. Tommaso lo aveva capito. San Bernardo si domanda: ma su che cosa posso contare? Sui miei meriti? Ma «mio merito è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché Lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti» . Questo vorrei sottolineare: il coraggio di affidarci alla misericordia di Gesù, di confidare nella sua pazienza, di rifugiarmi sempre nelle ferite del suo amore. Forse qualcuno potrebbe pensare: il mio peccato è così grande, la mia incredulità è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te, ti chiede solo il coraggio di andare a Lui.

Fratelli e sorelle, non chiudiamoci alla novità che Dio vuole portare nella nostra vita! Siamo spesso stanchi, delusi, tristi, sentiamo il peso dei nostri peccati, pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui. Per Dio noi non siamo numero, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore.

Uscire per annunciare la misericordia di Dio
Proprio questa verità della nostra vita di credenti siamo chiamati ad annunciare ai nostri fratelli.
Ecco allora che il verbo uscire è legato al sostantivo Misericordia. L’uscita da noi stessi, dalle nostre strutture per incontrare il mondo ha un unico scopo, quello di annunciare con la vita che il Dio di Gesù Cristo è il Dio delle misericordie. La Chiesa è portatrice della memoria di Gesù e custode del suo messaggio e quindi non può declinare le parole della sua comunicazione di fede che in rapporto alla misericordia. Sono parole e gesti attesi da chi pensa di essere lontano dalla misericordia di un Dio che è stato per troppo tempo presentato come giudice spietato o Signore incapace di comprendere il limite e la sofferenza del vivere, le durezze del cuore, le fatiche delle relazioni; sono parole necessarie alla Chiesa stessa, che nasce da questa Parola generatrice e rigeneratrice di Dio.
La Chiesa di Gesù non può dimenticare di essere posta sotto la parola della misericordia di Dio, senza la quale non esisterebbe: essa sa di essere Chiesa santa perché comunità di peccatori riconciliati, anche se talora emerge la tentazione di pensarsi quale élite di perfetti e di ergersi a giudici implacabili delle debolezze e della fragilità altrui.

«… desideriamo una Chiesa che esce per le strade e si pone di fronte al mondo in modo nuovo: nuovo nell’amarlo, nel valorizzarne i progetti, i desideri, le interpretazioni e la voglia di costruire il futuro.
Chiesa che esce nelle piazze a tutte le ore e aspetta che il grano germogli nonostante la zizzania.
Che è seminatrice di speranze più che di paure, che sa dire più sì che no, “alzati e cammina” e non solo “stai sbagliando”, “gettate di nuovo le reti” anziché “non ho tempo per te”.
Chiesa non ingessata come il fratello maggiore della parabola del Padre misericordioso, non indifferente come il sacerdote e levita, non presuntuosa come gli operai della prima ora, non paurosa del confronto come accade agli apostoli scandalizzati dei miracoli compiuti dagli altri, che sa passare dai riti alla celebrazione vera dell’amore come accade a Pietro e Giovanni che guariscono lo storpio prima di entrare nel Tempio, che esce dal Tempio, dove si può pregare con il cuore spento come Zaccaria, che percorre instancabilmente le Samarie di oggi (la cultura, l’economia, la politica, la città, i mass media), costellate di pozzi (Samaritana) affiancate da marciapiedi (cieco nato), ricche di alberi (Zaccheo), di case (Simone il lebbroso) e di piscine (malato di Betzata), che conosce palmo a palmo sia la strada che da Gerusalemme va a Gerico (Buon Samaritano) sia quella che ritorna da Emmaus (viandanti di Speranza).
Lungo la strada è cominciata la Chiesa; lungo le strade del mondo la Chiesa continua.
Non occorre per entrarvi battere alla porta, camminate e la troverete, camminate e vi sarà accanto, camminate e sarete nella Chiesa!» (Primo Mazzolari).



da: Mario Ceccobelli - Vescovo
Uscire per annunciare la misericordia di Dio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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