6 AGOSTO: TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
José A. Pagola



Dn 7,9-10.13-14; Sal 96; 2 Pt 1,16-19; Lc 9, 28b-36


ASCOLTARE GESÙ


Chi ascoltare?
Sin da piccoli, noi cristiani abbiamo sentito parlare di una scena evangelica tradizionalmente chiamata la «trasfigurazione di Gesù».
Non è più possibile sapere con sicurezza come abbia avuto origine il racconto.
Venne raccolto nella tradizione cristiana soprattutto per due motivi: li aiutava a ricordare il mistero racchiuso in Gesù e li invitava ad ascoltare solo lui. Sulla cima di un «alto monte», i discepoli più intimi vedono Gesù con il volto «trasfigurato». Lo accompagnano due personaggi leggendari della storia di Israele: Mosè, il grande legislatore del popolo, ed Elia, il profeta di fuoco, che difese Dio con zelo ardente. I due personaggi, rappresentanti della Legge e dei Profeti, hanno il volto spento: solo Gesù irraggia luce. D'altra parte, non proclamano nessun messaggio, vengono a «conversare» con Gesù: solo lui ha l'ultima parola. Solo lui è la chiave per leggere qualsiasi altro messaggio.


Pietro non sembra averlo capito. Propone di fare «tre capanne», una per ciascuno. Mette tutti e tre sullo stesso piano. Non ha colto la novità di Gesù. La voce uscita dalla nube chiarirà le cose: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». Non si devono ascoltare Mosè ed Elia, ma Gesù, il «Figlio amato». Le sue parole e la sua vita ci rivelano la verità di Dio. Vivere ascoltando Gesù è un'esperienza unica. Finalmente stiamo ascoltando qualcuno che dice la verità. Qualcuno che sa perché e a quale fine vivere. Qualcuno che offre le chiavi per costruire un mondo più giusto e più degno dell'essere umano. Noi seguaci di Gesù non viviamo di una qualunque credenza, nonna o rito. Una comunità diventa cristiana nella misura in cui mette al suo centro il Vangelo e solo il Vangelo. Qui si mette in gioco la nostra identità. Non è facile immaginare un fatto sociale più umanizzante di un gruppo di credenti che ascoltano insieme il «racconto di Gesù». Ogni domenica possiamo ascoltare la sua chiamata a guardare la vita con occhi diversi e a viverla con maggiore responsabilità, costruendo un mondo più abitabile.

   


Ascoltare solo Gesù
La scena è tradizionalmente chiamata la «trasfigurazione di Gesù». Non è possibile ricostruire con certezza l'esperienza che diede origine a questo sorprendente racconto. Sappiamo solo che gli evangelisti vi conferiscono grande importanza, poiché si tratta di un'esperienza che lascia intravedere qualcosa della vera identità di Gesù. In un primo momento, il racconto sottolinea la trasformazione del suo volto e, anche se vengono a conversare con lui Mosè ed Elia, forse a rappresentare rispettivamente la Legge e i Profeti, solo il volto di Gesù resta trasfigurato e splendente al centro della scena. A quanto pare, i discepoli non colgono il contenuto di quello che stanno vivendo, poiché Pietro dice a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Pone Gesù sullo stes- so piano e allo stesso livello dei due grandi personaggi biblici. A ciascuno la sua tenda. Gesù non occupa ancora un posto centrale e assoluto nel suo cuore. La voce di Dio lo correggerà, rivelando la vera identità di Gesù: «Questi è il Figlio mio, l'eletto», colui che ha il volto trasfigurato. Non va confuso con i volti di Mosè e di Elia, che restano spenti. «Ascoltatelo!». Lui e nessun altro. La sua Parola è l'unica decisiva.

Gli altri devono portarci a lui. Nella Chiesa attuale è urgente recuperare l'importanza decisiva che ai suoi inizi ebbe l'esperienza di ascoltare nel seno delle comunità cristiane il racconto di Gesù raccolto nei vangeli. Questi quattro scritti costituiscono per noi un'opera unica che non dobbiamo mettere sullo stesso piano degli altri libri biblici. C'è qualcosa che possiamo trovare solo in essi: l'impatto avuto da Gesù sui primi che si sentirono attratti da lui e lo seguirono. I vangeli non sono libri didattici che espongono una dottrina accademica su Gesù. E neanche biografie redatte per informare dettagliatamente sul corso della sua storia. Sono «racconti di conversione» che invitano al cambiamento, alla sequela di Gesù e a identificarsi col suo progetto. Per questo richiedono di essere ascoltati in atteggiamento di conversione. E con questo atteggiamento devono essere letti, predicati, meditati e custoditi nel cuore di ogni credente e di ogni comunità. Una comunità cristiana che ogni domenica sa ascoltare il racconto evangelico di Gesù con atteggiamento di conversione, comincia a trasformarsi. La Chiesa non possiede un potenziale di rinnovamento più vigoroso di quello racchiuso in questi quattro piccoli libri.

Vivere di fronte al Mistero
L'uomo moderno inizia a sperimentare l'insoddisfazione prodotta nel suo cuore dal vuoto interiore, dalla banalità del quotidiano, dalla superficialità della nostra società, dall'incomunicabilità con il Mistero.
Sono parecchi quelli che, a volte in modo vago e confuso, altre in modo chiaro e tangibile, avvertono una delusione e un disincanto inconfessabili di fronte a una società che spersonalizza le persone, le svuota interiormente e le rende incapaci di aprirsi al Trascendente. La traiettoria seguita dall'umanità è facile da descrivere: essa ha progressivamente imparato a utilizzare con sempre maggiore efficacia lo strumento della sua ragione; è andata accumulando un numero sempre maggiore di dati; ha sistematizzato le sue conoscenze in scienze sempre più complesse; ha trasformato le scienze in tecniche sempre più potenti per dominare il mondo e la vita. Questo appassionante cammino nel corso dei secoli ha un rischio. Inconsciamente abbiamo finito col credere che la ragione ci porterà alla liberazione totale. Non accettiamo il Mistero. E, tuttavia, il Mistero è presente nel più profondo della nostra esistenza. L'essere umano vuole conoscere e dominare tutto. Non può però conoscere e dominare la sua origine né il suo destino ultimo. E la cosa più razionale sarebbe quella di riconoscere di essere coinvolti in qualcosa che ci trascende: dobbiamo muoverci umilmente in un orizzonte di Mistero. Nel messaggio di Gesù c'è un invito scandaloso per le orecchie moderne: non tutto si riduce alla ragione. L'essere umano deve imparare a vivere di fronte al Mistero. E il Mistero ha un nome: Dio, nostro «Padre», che ci accoglie e ci chiama a vivere da fratelli. Forse il nostro problema più grande è che siamo diventati incapaci di pregare e di dialogare con un Padre. Siamo orfani e non riusciamo a ritenerci fratelli. Anche oggi, tra nubi e tenebre, si può udire una voce che continua a chiamarci: «Questi è il Figlio mio... Ascoltatelo!».

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Dove ascoltare Gesù?
Tra tutti i metodi possibili per leggere la Parola di Dio, in alcuni settori cristiani si sta sempre più rivalutando il metodo chiamato lectio divina, molto apprezzato in altri tempi, soprattutto nei monasteri. Consiste in una lettura meditata della Bibbia, orientata direttamente a suscitare l'incontro con Dio e l'ascolto della sua parola in fondo al cuore. Questa forma di lettura del testo biblico esige che si seguano diversi passi. Il primo è quello di leggere il testo, cercando di coglierne il senso originale, per evitare qualsiasi interpretazione arbitraria o soggettiva. Non è giusto far dire alla Bibbia qualunque cosa, travisandone il senso reale. Dobbiamo comprendere il testo impiegando tutti gli aiuti a disposizione: una buona traduzione, le note della Bibbia, qualche semplice commentario. La meditazione suppone un passo ulteriore. Ora si tratta di accogliere la Parola di Dio meditandola in fondo al cuore.

Per questo si comincia a ripetere lentamente le parole fondamentali del testo, cercando di assimilarne il messaggio e farlo nostro. Gli antichi dicevano che è necessario «masticare» o «ruminare» il testo biblico per «farlo scendere dalla testa al cuore». Questo momento richiede raccoglimento e silenzio interiore, fede in Dio, che mi parla, docile apertura alla sua voce. Il terzo momento è la preghiera. Il lettore passa ora da un atteggiamento di ascolto a uno di risposta. Questa preghiera è necessaria perché si stabilisca il dialogo tra il credente e Dio. Non c'è bisogno di grandi sforzi di immaginazione né di inventare bei discorsi. Basta chiederci con sincerità: «Signore, che cosa vuoi dirmi attraverso questo testo? A cosa mi chiami in concreto? Quale fiducia vuoi infondermi nel cuore?». Si può poi passare a un quarto momento, che si è soliti designare come contemplazione o silenzio davanti a Dio. Il credente riposa in Dio mettendo a tacere altre voci. È il momento di stare davanti a lui ascoltando solo il suo amore e la sua misericordia, senza altra preoccupazione o interesse. Infine, è necessario ricordare che la vera lettura della Bibbia finisce nella vita concreta, e che il criterio per verificare se abbiamo ascoltato Dio è la nostra conversione. Per questo bisogna passare dalla «Parola scritta» alla «Parola vissuta». San Nilo, venerabile Padre del deserto, diceva: «Io interpreto la Scrittura con la mia vita». Secondo il racconto della scena del Tabor, i discepoli ascoltano questo invito: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». Un modo per farlo è imparare a leggere i vangeli di Gesù con questo metodo. Scopriremo uno stile di vita che può trasformare per sempre la nostra esistenza.


da: José A. Pagola
incontro a Gesù


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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