“LO SGUARDO E IL CUORE”
Pietro Santoro





«Dio attende con pazienza che io voglia infine acconsentire ad amarlo.
Dio attende come un mendicante che se ne sta in piedi, immobile e silenzioso,
davanti a qualcuno che forse gli darà un pezzo di pane.
Il tempo è l’attesa di Dio che mendica il nostro amore» (Simone Weil)


«Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano»
(Emily Dickinson)



«Il tentatore […] prende agli esseri ciò che hanno di più prezioso. Agli uni ruba il cuore.
Agli altri lo Sguardo».
Il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco è il grande invito a rientrare in possesso stabile del cuore e dello sguardo, derubati dal peccato delle corruzioni interiori e sociali, dalle fughe da Dio e dalle indifferenze verso il prossimo, dal cinismo nelle relazioni, dai muri che non si aprono al perdono.


«Misericordia è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita [...] Siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre […] Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto»


Cuore nuovo e occhi nuovi non ricostruiti nei laboratori delle insipienze mondane, ma lasciandoci perforare dal volto di Gesù, perché «Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre […]Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio […] La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in lui è privo di compassione»

[…] come credenti non possiamo disattendere la bellezza dell’uomo “uscito” alle origini dalle mani di Dio; nell’uomo e nella donna Dio ha depositato un riflesso del Suo Volto. Portiamo lo stampo di Dio.
Uno stampo che ci rende “persone”, non particelle di materia perdute dentro un universo cieco.
Persone in grado di pensare, di amare, di aprirsi alla verità, di mettere in gioco il dono della libertà. Persone non votate a diluirsi nel nulla, ma destinate e orientate all’eternità, alla piena comunione con Dio, Origine e Termine dell’esistenza. E così, ciascuno di noi può e deve sentirsi custodito dall’amore di Dio.
«Ti ho chiamato per nome, tu sei mio» (cfr. Is 43.1). «Ti ho amato di un amore eterno» (cfr. Is 54,8;
Ger 31,3). Dio è il perenne Chiamante e noi i perenni chiamati. E questo essere chiamati ci tira fuori dal niente, inserisce la nostra identità nella storia di Dio. La Sua storia e la nostra storia: un’unica storia.
«Ti ho disegnato sulle palme delle mie mani – dice il Signore – così che ogni volta che apro la mano ti vedo impresso, sigillato in me» (cfr Is 49.16). Siamo proprietà di Dio, conficcati nel disegno di Dio.
Amati prima di ogni risposta, indipendentemente dalla nostra risposta. E Dio in questo amore rischia tutto di sé. Rischia persino di essere calpestato. Il rischio di Dio è il dono supremo che Lui ci ha concesso: la libertà.

[...]

Cristo sgancia l’umano dal fluire del tempo, gli dà significato e meta, gli restituisce la libertà.
Dopo di Lui si avanza nel tempo, non come fenomeni in balia del caso, ma in una precisa direzione, coscienti di essere persone, responsabili e libere, artefici del proprio destino ultramondano. ...

Con Cristo Dio si inserisce nella storia con un Volto, non come filantropo ma come Redentore.
Venendo nel tempo ha redento il tempo. E il tempo non è più scandito dal flusso verso la morte, ma trasformato in movimento verso la casa paterna, che è Dio.
L’uomo non è più un atomo irrisorio, senza significato e senza scopo, ma una persona restituita alla sua originaria bellezza di immagine di Dio unica e irripetibile, artefice, con Dio, di un destino che oltrepassa ogni immaginazione umana.
E dal momento che Cristo è Risorto, la morte è un episodio, drammatico certamente, ma non uno stato definitivo.
Cristo, quindi, ha rivoluzionato la storia e il nostro destino. Nulla è più come prima.

Più nessuno, ora, è numero tra i tanti o fenomeno insignificante.
L’uomo, ora, è una realtà che fa palpitare il cuore di Dio, perché
«immagine vivente del Cristo sparpagliato per tutta la terra. Sparpagliato perché in Lui ci sono io, ci siete voi, ci siamo tutti. Egli si è incorporato alla nostra umanità e ha incorporato questa umanità a se stesso» (David Maria Turoldo).

[...]










da: Pietro Santoro, Vescovo -
Lo sguardo e il cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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