29 MAGGIO: SOLENNITÀ CORPO E SANGUE DI CRISTO
Marco Orsatti



At 2,1-11 • Sal 103 • Rm 8,8-17 • Gv 14,15-16.23b-26



EUCARISTIA, UN DONO RICEVUTO E DA TRASMETTERE

L’uomo è una realtà complessa che presenta diverse esigenze. Accanto ai bisogni primari, quali il mangiare e il dormire, se ne pongono altri che sono altrettanto vitali. Il brano evangelico presenta Gesù che non disdegna di offrire un cibo ottenuto miracolosamente a una folla che, prima di essere affamata di pane si è dimostrata affamata di ascoltare la sua parola.
Gesù che con cinque pani e due pesci sfama una moltitudine insegna che il poco di qualcuno, moltiplicato per la generosità e l’interessamento di qualcun altro, dà come prodotto la possibilità di beneficare molti. Una operazione da apprendere bene per poterla ripetere spesso.
Il pane eucaristico ripropone continuamente, a livello di sacramento, il ripetersi della provvida magnanimità di Cristo a favore dell’uomo che deve diventare benefattore perché beneficato.

Benedizione e vita si intrecciano nella prima lettura che celebra la ieratica figura di Melchisedek, figura di re e sacerdote. Il dono dell’eucaristia è ricevuto per trasmetterlo ad altri. Se ne ricava beneficio e si scopre il piacevole dovere di permettere ad altri di attingere alla sorgente di tale vita. È uno dei messaggi della seconda lettura.


Vangelo: Un pane moltiplicato per amore

Il miracolo della moltiplicazione dei pani è l’unico a essere registrato dai quattro evangelisti (Mc 6,34-44; Mt 14,14-21; Lc 9,12-17; Gv 6,1-13).
Inoltre, si avvale di preziosi antecedenti veterotestamentari, come la manna nel deserto (cfr. Es 16 e Nm 11) e la moltiplicazione dei pani a opera del profeta Eliseo (cfr. 2 Re 4,42-44). Aggiungendo la sua profonda eco eucaristica, si capisce ancora di più l’importanza dell’episodio.

Il brano appartiene alla prima parte del ministero pubblico. Gesù è impegnato ad annunciare il regno di Dio e a testimoniarne Ia presenza con segni prodigiosi. Egli si prende cura delle folle che lo seguono, annunciando loro il regno di Dio e curando gli ammalati. Si noti che la fame materiale sarà in buona parte conseguenza della sequela di Gesù e del desiderio di restare con lui per ascoltare la sua parala ed essere da lui aiutati. Questo ordine deve far riflettere circa la priorità da assegnare ai bisogni dell’uomo.


 




Il tempo trascorre veloce e si fa tardi quasi senza rendersene conto.
La parola di Gesù interessa, affascina, coinvolge a tal punto da far dimenticare di provvedere a se stessi.
Arriva l’ora del pasto principale (verso sera), e i discepoli ricordano al Maestro la lontananza del luogo dai centri abitati.
Il loro suggerimento «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovare cibo, poiché qui siamo in una zona deserta» appare ragionevole e accettabile.
È una proposta logica che sottende il principio secondo cui ognuno deve provvedere a se stesso.

A questo punto interviene Gesù a prospettare una logica diversa, quella divina della donazione e dell’incarnazione, fatta di altruismo e di amore.
Gli apostoli avevano suggerito a Gesù di allontanare la folla affamata e si vedono invece responsabilizzati nei suoi confronti: «Dategli voi stessi da mangiare». Gesù inaugura per i discepoli il tempo della Provvidenza che altro non è se non l’amore di Dio che si visibilizza nell’intervento degli uomini: un uomo aiuta l’altro uomo ed è subito reazione a catena.
Nella dimenticanza di sé e nell’attenzione all’altro, considerato come fratello da amare e da soccorrere e non come peso da evitare, sta il segreto della solidarietà umana.

I discepoli sono ancora troppo immaturi per capire subito il messaggio di Gesù. Rimangono incatenati dalla povertà dei mezzi — cinque pani e due pesci — e si rifugiano in una frase che ha il sapore amaro dell’ironia: «A meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».
La cassa apostolica non disponeva certo di fondi cospicui, sicuramente non poteva comprare cibo per i circa cinquemila uomini presenti. Le loro parole sono quelle dei rinunciatari, di coloro che, non vedendo nessun possibile sbocco, si arrendono davanti al sovrastare della difficoltà. Effettivamente non si può far nulla dal punto di vista umano. Occorre l’intervento di Gesù.

Il Maestro che ha condotto la folla a deliziarsi del suo insegnamento è il pastore che ora invita alla mensa del pane. Si crea così la bella sequenza che anima il Sal 23: il pastore che conduce al pascolo è lo stesso che prepara un banchetto. Segue quindi l’ordine di far sedere la folla in gruppi di cinquanta.
Anziché una folla disordinata, è dipinto il quadro di un gruppo organizzato che richiama il popolo ebraico nel deserto sotto la guida saggia e sicura di Mosè (cfr. Es 18,21).
Gesù non intende solo sfamare una moltitudine, intende piuttosto invitare al banchetto che sta preparando per loro, segno e anticipo del banchetto messianico alla fine dei tempi, come predetto dal profeta: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti» (Is 25,6). La comunità cristiana invitata quotidianamente al banchetto eucaristico, assapora in anticipo la realizzazione di questa profezia.
Qui sta il segreto della moltiplicazione. Gesù, prendendo il poco dell’uomo (cinque pani e due pesci) e unendolo al molto di Dio (la sua potenza taumaturgica), produce il cibo capace di sfamare una moltitudine. I discepoli dovranno fare tesoro di questo insegnamento per l’avvenire.

Il pasto soddisfa il bisogno della fame, realizza la comunione di famiglia, diventa momento per ringraziare Dio. Secondo la tradizione ebraica il capofamiglia iniziava il pasto con questa preghiera: «Lodato sii tu, Signore nostro Dio, re del mondo» che continuava in forma diversa secondo il cibo che si prendeva.
Per il pane si aggiungeva: «Tu che hai fatto germogliare il pane dalla terra».
Poi spezzava il pane, grande come un piatto e alto un dito, e lo distribuiva ai presenti. Gesù si comporta in modo analogo, aggiungendo il particolare dell’alzare gli occhi al cielo, un gesto di fiducia nella bontà del Padre. Insieme al pane ci sono i pesci che, arrostiti o conservati sotto il sale, erano il magro companatico della gente del lago.
Il cibo benedetto si moltiplica nelle mani dei discepoli che iniziano a distribuirlo ai presenti.
Ce n’è per tutti e ce n’è in abbondanza, come dimostrano le dodici ceste riempite con gli avanzi. Questi, raccolti dagli apostoli, potrebbero simboleggiare che il pane è ancora disponibile per altri che verranno, chiara allusione a un miracolo destinato, su un altro piano, a non conoscere fine.

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da:
Mauro Orsatti - In cammino con la Parola - commento alle letture festive dell'anno C
Editrice Queriniana, Brescia - via E. Ferri, 75 - pp 500-508




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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