29 MAGGIO: SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO
Gian Mario Redaelli



Gen 14,18-20 • Sal 109 • 1Cor 11,23-26 • Lc 9,11b-17


“SIA LODATO E RINGRAZIATO OGNI MOMENTO IL SANTISSIMO E DIVINISSIMO SACRAMENTO”


IL MESSAGGIO

Quante volte è sgorgata spontanea dal cuore la suddetta invocazione, insegnataci dalle mamme quando ci accompagnavano in chiesa anche solo per una breve visita al Signore, presente nel tabernacolo!

Essa ci inserisce nella lunga catena della devozione eucaristica delle generazioni di cristiani che hanno nutrito la fede, sostenuto la speranza e accesa la carità, ripetendo questo atto di lode e di adorazione davanti al Santissimo Sacramento.
La solennità odierna (istituita con la bolla Transiturus di Urbano IV, nel 1264) è memoria:
--- del “
dono del suo Corpo e del suo Sangue”, che Gesù ha con segnato, la sera della passione, agli Apostoli, perché ne facessero memoria;
--- della sua Presenza nell’Eucaristia anche al di fuori della celebrazione della S. Messa per il culto di adorazione, ma anche viatico per i morenti e nutrimento per i fratelli impediti (perseguitati, ammalati).

Nella comprensione di questo evento, che si compie in Gerusalemme ed è descritto come una grande “epifania” simile a quella del Sinai, ci guidano il Salmista, Luca, Giovanni e Paolo. Ognuno di loro, con forme e linguaggio diversi, ci aiuta a cogliere la bellezza della solennità odierna.

 


L’Eucaristia
viene custodita con rispetto e venerazione per l’adorazione, che è atto di:
--- Presenza davanti all’Eucaristia che non è una “cosa”, ma il Cristo morto e risorto, presente nel sacramento. È, dunque, stare alla sua presenza.

--- Fede, per la quale riconosciamo il Cristo nel suo Vangelo, nei Sacramenti, nella Chiesa, nei fratelli e, in modo misterioso e reale, nel sacramento dell’Eucaristia, opportunamente proclamato dopo la Consacrazione “mistero della fede”, dove è sintetizzata la fede in Gesù, morto, risuscitato, tornato al Padre e che verrà nella gloria.

--- Adorazione. Il Cristo eucaristico è Gesù, vero Dio e vero uomo, inseparabilmente e senza confusione; Io riconosciamo grande della stessa grandezza di Dio: Signore, noi ti adoriamo!

--- Speranza. Il Cristo risorto, presente nell’Eucaristia, è presenza del Regno di Dio, germe del mondo nuovo, pane di vita eterna, seme dell’immortalità, vincitore del peccato e della morte. Pregare davanti all’Eucaristia è alimentare la speranza per noi e per il mondo.

--- Impegno nella Chiesa e a servizio del mondo. Là dove c’è il Cristo, c’è la Chiesa che prega per tutte le necessità del mondo: sì, Gesù Cristo è pane spezzato per un mondo nuovo!

PRIMA LETTURA
Un misterioso re e sacerdote di Salem (futura Gerusalemme) offre ad Abramo pane e vino e accompagna gli umili doni con una benedizione. Un episodio di relazione intertribale, espressione di accoglienza nonché garanzia di passaggio sicuro attraverso un territorio non proprio, è letto dalla Tradizione cristiana come prefigurazione dell’Eucaristia. In Melchisedek, sacerdote senza genealogia, il cui nome significa “re di giustizia e di pace” (Salem significa città della pace), il cui Dio è l’Altissimo, è prefigurato Gesù vero, unico ed eterno Sacerdote che, prima di essere immolato, consegna il suo Corpo e il suo Sangue nel segno del pane e del vino.
Il Salmista, apre la sua lode a Dio, il quale proclama la regalità del Messia, invitandolo a mettersi alla sua destra e promettendo che porrà i suoi nemici “a sgabello dei suoi piedi”.

SECONDA LETTURA
Rivolgendosi ai cristiani di Corinto, Paolo insiste sul fatto che, ricevendo il Corpo e Sangue di Cristo, in loro abita il Signore.
Fare memoria dei gesti e delle parole di Gesù, annunziare la sua morte ‘finché egli venga”, significa lasciarsi coinvolgere nel movimento della “sua vita” donata per amore.

VANGELO
Con il brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci operata da Gesù, Luca mette in risalto l’amore “senza misura” che Dio ha per l’umanità.
L’evangelista coglie la pregnanza di quel segno straordinario, innanzitutto per la prodigiosa moltiplicazione, ma anche perché quel pasto, improvvisato nel deserto, rimanda alle parole e ai gesti di Gesù nell’Ultima Cena:
“Prese i cinque pani... e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli...”.
Gesù, dunque, non solo prende compassione della folla che, affascinata dal suo messaggio, si dimentica persino di mangiare, ma costringe i suoi a lasciarsi coinvolgere e ad abbandonare le soluzioni sbrigative, dicendo loro: “
Dategli voi stessi da mangiare”.

RIFLETTI

Accettando di essere fatto nuovo dal Cristo vivente, sei messo nella condizione di aprirti a gesti di condivisione verso i fratelli; sei pronto a farlo?
Cibandoti del Corpo e Sangue di Gesù, divieni nel mondo il discepolo che proclama il dono di Dio, che lo incarna e lo attualizza;

S. Agostino direbbe: “Divieni ciò che ricevi”, cioè il Corpo di Cristo.
Sei consapevole di questo coinvolgimento, quando ti accosti a ricevere la S. Comunione?
Ad osservare certi comportamenti nelle chiese, nascono spontanee delle domande: non c’è forse troppa superficialità e abitudine intorno al mistero dell’Eucaristia?
Davvero si crede che si è alla presenza di Qualcuno?
Quando vengono profanati i tabernacoli, giustamente si grida allo scandalo, ma forse il pericolo grave che l’Eucaristia corre è quello dell’assuefazione, della banalizzazione e della freddezza con cui ci accostiamo al dono più grande messo da Gesù nelle nostre mani.
Vuoi guardarti da questi rischi?







da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 104-107




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org