15 MAGGIO: DOMENICA DI PENTECOSTE
Marcello Farina



At 2,1-11 • Sal 103 • Rm 8,8-17 • Gv 14,15-16.23b-26



LO SPIRITO DELL’UOMO È DOMANDA (Gv 14, 15-16.23b-26)

Mi è sempre piaciuto sentir dire di una persona: «Quella è una donna (o un uomo) di spirito!».
La frase indica, anzitutto, la vivacità che la anima nell’affrontare la vita. Il senso di serenità e di allegrezza che l’accompagna nel gestire i momenti della giornata, perfino la capacità di discernimento nel saper dare il giusto peso alle parole e alle cose.
La donna e l’uomo «di spirito» sono coloro che hanno quella freschezza, quell’energia che permette loro di avere una visione positiva della vita e di saperla trasmettere con entusiasmo, vincendo la tentazione di lasciarsi trascinare dagli eventi. Essi sono l’opposto di coloro che hanno un’anima sonnolenta o una mente intorpidita, con le quali giudicano il mondo con vecchi stereotipi e organizzano sé e gli altri «come si è sempre fatto», fedeli a modo loro a una tradizione che non è altro che la somma di luoghi comuni e delle loro false sicurezze.

Ma l’immagine della donna e dell’uomo «di spirito» mi permette di riflettere più in profondità sul fatto che proprio lo spirito è la forza che spinge l’uomo avanti nel mondo: esso è l’anima esposta, l’anima in cammino.
L’uomo è spirituale perché è apertura interrogante: si cerca, è incompleto e perciò sempre in via. L’uomo non è colui che si pone domande: è domanda. Lo è in quanto desiderio, lo è in quanto angoscia, in quanto paura, in quanto attesa, in quanto indigenza, in quanto bisogno dell’altro (S. Natoli).

 




Nel suo domandare l’uomo si costituisce come apertura all’imponderabile, all’avvento dell’altro.
E lo spirito lo raggiunge nella forma dell’amore, del dolore, della pietà; ci viene incontro nell’esaltazione della bellezza, nell’obbrobrio, nella disperazione e ci chiama, ci invita all’opera.
Lo spirito avanza nelle cose e nelle persone, ci scuote dall’indifferenza, desta l’anima dal suo torpore.
Se accettiamo lo spirito che abita in ciascuno e non viviamo come anime pigre, noi sentiamo il bisogno di lottare per il nostro «completamento», per una pienezza di umanità che ha necessariamente davanti a sé la dimensione del futuro, della promessa sempre in divenire.
E ciò che oppone resistenza allo spirito non è la materia, meno che mai il corpo, ma l’aridità, la freddezza, la rigidità, lo scetticismo diventato atteggiamento consolidato e distruttivo di ogni progetto, di ogni anelito, di ogni speranza.

Il mondo avrà futuro «solo se» e «fino a che» vi saranno donne e uomini — pochi o tanti non importa — che si lasciano infiammare dallo spirito, che amano, hanno cura, alimentano e fanno crescere quel che è loro vicino. Questo è il segreto della vita: la prossimità. Lo spirito è rivelatore dell’altro, ci «impone» l’altro.
Non esiste, né si può amare l’umanità in generale, meno che mai gli uomini possono sentirsi impegnati con un astratto futuro. La speranza muove dal presente. Il mondo è avanzato e avanza sempre «di tratto in tratto», di generazione in generazione. Li è il radicamento di ogni fedeltà. Nel giro delle generazioni lo spirito si rinnova eternamente. Per questo è sempre ad-veniente, sempre in cammino.
E le nostre anime vivono di spirito. Per converso, lo spirito le accende, se e quando riesce; si alimenta di esse, delle nostre vite, e nel suo fiammeggiare le consuma. Da esse alimenta-to, trapassa — eterno — mentre i nostri corpi si dissolvono in bianca ce-nere. E nell’eterna vita dello spirito, ognuno di noi può contribuire a fe-condare la terra (S. Natoli).


Può essere così anche per i credenti e i cercatori di Dio che oggi celebrano la Pentecoste? Lo spirito è davvero l’anima della Chiesa o non è forse, per molti cristiani — laici, preti, vescovi — come la spina nel fianco che deve essere estirpata, fatta tacere, esorcizzata?
A volte ci resta solo l’invocazione: «Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato».





da:
Marcello Farina - Parole che contano -
Ancora Editrice - via G.B. Niccolini, Milano, pp 66-67




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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