8 MAGGIO: ASCENSIONE DEL SIGNORE
Gian Mario Redaelli



At 1,1-11 • Sal 46 • Eb 9,24-28; 10,19-23 • Lc 24,46-53


“MENTRE LI BENEDICEVA, SI STACCÒ DA LORO E FU PORTATO VERSO IL CIELO”


IL MESSAGGIO

La liturgia odierna ci offre in prospettiva
la meta “sicura” del nostro pellegrinaggio terreno: “il cielo” (il Paradiso); là è approdato Gesù e con Lui Maria, sua Madre, “la discepola fedele” per eccellenza; là approderemo anche noi, suoi discepoli, perché in Gesù, che sale al cielo, è la nostra stessa umanità che è trascinata verso la medesima meta.

Infatti Gesù, portata a termine la sua missione, torna al Padre (in cielo), ma vi torna con il suo corpo glorioso, cioè con la nostra natura umana glorificata. Egli passa dalla vita alla maniera degli uomini alla vita alla maniera di Dio.
La sua Ascensione è, quindi, invito a guardare lontano, a tenere viva la speranza di raggiungere Cristo, risorto e glorioso, ma anche occasione per riflettere sulla testimonianza missionaria circa la sua vita, morte e risurrezione: “
Di questo voi siete testimoni”. Luca, catechista paziente e attento, addita tutto questo al discepolo, mai stanco di seguire il suo Maestro e Signore.

   


PRIMA LETTURA
Il brano descrive, in modo dettagliato, l’Ascensione di Gesù, presentata come l’evento conclusivo dell’esperienza pasquale del Risorto da parte dei Dodici. Essi contemplano ormai la verità di quell’uomo con il quale hanno condiviso anni di missione
e dal quale ricevono il mandato di raggiungere “gli estremi confini della terra”. Ora il Vangelo è affidato alle loro mani.
La fedeltà a quella missione sarà la risposta più convincente a chi li accuserà di essere degli alienati dalla storia. Il discepolo non solo non si sente un “alienato”, ma lavora con passione alla causa dell’uomo e della sua piena realizzazione; egli sa che la salvezza finale si gioca in un impegno fattivo, qui, ora.

Il Salmista in questo che è un vero canto processionale, che rivela la partecipazione attiva del popolo, invita l’intera umanità a lodare Dio, di cui proclama la regalità universale.

VANGELO
Ancora Luca, al termine del suo Vangelo, ci parla dell’Ascensione con una sobria descrizione del commiato di Gesù dai suoi. il passaggio delle consegne. Non si tratta, però, di una partenza che lascia tristezza e rimpianti. I discepoli, infatti, tornano a Gerusalemme “
con grande gioia”.

Essi, cioè, avvertono che la presenza, la compagnia del Maestro non verrà meno, ne attendono anzi il segno nel dono dello Spirito Santo: “
Manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso”.
È l’avvio di un tempo di missione, segnato dalla speranza. Da vero Sommo Sacerdote, Gesù benedice i suoi, prostrati in atteggiamento di adorazione e di lode ed entra nella luce della Gerusalemme celeste su cui, aiutati dall’Apocalisse, abbiamo tenuto fisso lo sguardo per tutto il tempo pasquale. Innalzato sulla croce, Gesù ha unito cielo e terra, rivelando la verità delle sue parole: “
Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

SECONDA LETTURA
Alla luce dell’affermazione di Gesù, sopra citata, si può meglio comprendere il brano.
Gesù con la sua morte ha aperto la strada al cielo. Egli è la via nuova attraverso cui passiamo;
Egli è “
il tempio di viva carne” che sostituisce il tempio di pietre, in Gerusalemme; là dove una sola volta all’anno (festa dell’espiazione, il Kippur) entrava il Sommo Sacerdote, ora, grazie al sangue di Cristo, tutti possono accedere; per questo Egli è la strada che porta all’incontro con Dio.
Non ci sono più navate da percorrere, non più il velo di porpora da sollevare (come quello squarciatosi nell’ora della morte di Gesù), non più riti di purificazione con l’aspersione del sangue degli agnelli sacrificati. Il “velo”, ora, è “la carne” del Cristo, che racchiude il mistero di Dio; la purificazione è quella del cuore. Da qui la nostra fiducia, la fortezza nella professione di fede, la fermezza nella speranza. Gesù, al fianco del Padre, è la nostra sicurezza!


RIFLETTI

Con l’Incarnazione di Gesù, storia ed eternità si sono intrecciate in modo inscindibile.
L’attesa dei “cieli e terra nuova” non deve, pertanto, distogliere dalla sollecitudine per la missione nel tempo presente, dove si sta formando la nuova umanità. Dicendo: “Credo la risurrezione della carne”, professiamo l’ingresso di tutto il nostro essere (racchiuso nel nome che portiamo) e del creato (il mondo presente) nella gloria di Dio.
È il senso pieno della Pasqua del Signore, compiuta con l’Ascensione, traguardo del tuo cammino umano, lo credi?
L’Ascensione non è quindi una festa di persone sognatrici o eccitate dalla frenesia di una fine del mondo imminente, ma la rappresentazione visibile di un intreccio tra presente e futuro.
Il Mauriac, scrittore francese, paragona la vita al percorso di un fiume: “sereno e fresco nella sua sorgente, facile e tumultuoso nel primo tratto in discesa, faticoso e sinusoidale tra i meandri della pianura e della maturità, improvviso e decisivo nell’estuario”.
L’Ascensione ricorda che la vita umana non sfocia nel nulla, ma nell’immenso mare dell’amore di Dio. Non dimenticarlo mai!







da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 92-94




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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