20 MARZO: DOMENICA DELLE PALME
Gian Mario Redaelli



Is 50,4-7 • Sal 21 • Fil 2,6-11 • Lc 22,14 - 23,56



“E gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù”


IL MESSAGGIO

Oggi,
fissiamo lo sguardo sul “tesoro della passione del nostro Signore alla cui meditazione tutti sono invitati per alimentarsi e salvarsi”; è questa un’espressione tratta dall’Imitazione di Cristo, il testo di spiritualità su cui si sono formate generazioni di cristiani.

L’evangelista Luca ci accompagna in questa lettura meditata che si rivela un vero atto di fede ed un’autentica proposta di vita. I personaggi coinvolti non sono “semplici comparse”, bensì imitatori e discepoli che seguono il Maestro, ormai giunto a Gerusalemme.

A partire dal X sec., la processione con i rami d’ulivo, agitati al canto dell’ “
Osanna” (Signore, salvaci!) è entrata nella liturgia, divenendo un momento importante e sentito dal popolo di Dio.
Oggi, i discepoli del Maestro si uniscono alla gente di Gerusalemme e cantano: “
Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Il racconto dell’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme, che dà avvio alla processione, segna la fine della Quaresima e l’inizio della “Settimana maggiore”, come dice la liturgia.

  PRIMA LETTURA
Isaia presenta un personaggio che sceglie la via e la fisionomia del “servo sofferente”, anziché quella regale del trionfo.
Come non riconoscere i lineamenti di Gesù, Messia e Servo obbediente fino alla morte di croce?

Il Salmista esprime la certezza che la preghiera del giusto, provato dalla sofferenza, è esaudita.
Con S. Agostino crediamo che nel Salmo è descritta la passione “così chiaramente come nel Vangelo”.


SECONDA LETTURA
S. Paolo descrive il cammino del Figlio di Dio che fa sua la fragilità umana, incarnandosi, e la trascina verso la risurrezione.
Il suo è davvero un cammino dalla morte alla vita e non viceversa!


VANGELO
Il racconto, nella sua immediatezza, è un canto di fede e, insieme, una proposta di vita. Infatti, nel succedersi degli eventi, si instaura una osmosi tra Gesù che soffre e il discepolo che, non solo assiste da testimone, ma è invitato a seguire il Maestro.
In tal modo, la narrazione di Luca potrebbe essere definita “
il Vangelo del discepolo”.

Gesù è il modello:

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del “vero arante”, in intimo dialogo con il Padre; dietro di Lui si muove il discepolo, incamminato sulla strada con il Maestro, che gli ricorda: “pregate per non entrare in tentazione”;

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del totale abbandono al Padre, la cui volontà è stata l’unica preoccupazione della sua vita di Figlio. Agonizzante, Gesù lascia sgorgare dal cuore e dalle labbra le parole che suonano consegna per il discepolo: “Padre, non sia fatta la mia, ma la tua volontà”;

-- infine,
di un perdono offerto senza condizioni, sintesi di un’intera esistenza condotta in questo stile inconfondibile che il discepolo deve far suo: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.

Simone: è un primo modello di discepolo che, nel vedersi caricare la croce sulle spalle, interpreta bene l’insegnamento di Gesù: “Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua”.

Le donne, che “si battevano il petto”, come pure la folla che, dopo l’esecuzione, se ne torna a casa “percuotendosi il petto” incarnano il forte invito al pentimento e alla conversione, la cui radice è nelle parole di Gesù: “Piangete su voi stesse”.

Il buon ladrone, la cui vita fallita è chiara testimonianza che ogni situazione umana può essere raggiunta dal perdono di Cristo, se attraversata da un sincero pentimento: “Noi giustamente...” e orientata ad un atto di fede nella sua divinità: “Gesù, ricordati di me...”. Sono gli atteggiamenti che fanno spalancare le braccia di un Dio disposto ad accogliere tutti e sempre: “Oggi, sarai con me”. Egli è il modello di ogni discepolo che attende di entrare con il suo Signore nella gloria.

RIFLETTI

Dopo quello che hai ascoltato e vissuto “fissando lo sguardo” sulla passione del Signore, non puoi rimanere un “freddo spettatore” della vicenda che ti è stata riproposta. Come ha sempre fatto Maria, la madre, accanto al Figlio, anche tu osserva, ripensa, medita nel silenzio questi avvenimenti.

Ti attendono otto giorni per apprendere a “passare” con Gesù dalla morte alla vita; ora, hai “l’attrezzatura” necessaria. Con Gesù l’uomo non è abbandonato a un destino sottomesso alla potenza della morte perché Egli è colui che “morendo ha distrutto la morte”.

Ecco perché la Pasqua è sorgente di gioia! Lo credi? Ricorda: perdono e abbandono filiale tra le braccia del Padre sono i due atteggiamenti di Gesù che muore. Lo diverranno per il discepolo Stefano e per la lunga schiera di testimoni che giunge fino a te. Vuoi unirti a loro?





da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 67-69




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org