24 MARZO: GIOVEDÌ SANTO - LA PRIMA VOLTA
Paolo Curtaz



Prima lettura: Es 12,1-8.11-14 • Seconda lettura: 1Cor 11,23-26 • Vangelo: Gv 13,1-15


Inizia il Triduo pasquale, i tre giorni più intensi dell’anno, giorni di emozioni forti, di fede messa a nudo, di stupore e dolore, rabbia e conversione, i tre giorni in cui Dio ha salvato il mondo.
Stamane tutti i preti del mondo si sono radunati attorno al proprio vescovo per consacrare gli oli di salvezza, per abbracciarsi prima di partire a servizio delle proprie comunità.

Ora, stasera, qui, ricordiamo la prima volta.
La prima volta in cui Dio si è fatto cibo e bevanda.

La prima messa. Gesù sa che tutto è perduto.
La lontananza con i suoi è abissale, Luca dice che il litigio su chi sia il più grande tra i discepoli avviene durante l’ultima cena (che squallore!), Gesù avverte che nessuno (forse solo Giuda) ha colto la gravità della situazione.

In quel contesto solenne, liturgico (si celebra la
Pesah, la Pasqua degli ebrei), Gesù pone un gesto intenso: dona del pane, dona del vino, quella è la sua presenza — dice —, chiede ai suoi di ripetere quel memoriale perché lui sia presente.

  Mangiano, i discepoli. Bevono, senza capire troppo il misterioso linguaggio del Maestro che oggi sembra più stanco del solito.
Dio inizia qui la sua passione. Il sangue, che tra poco copioso scenderà dalle ferite sulla cute del capo, già si mischia a quel vino segno di eterna alleanza, di imperitura amicizia.

«Fate questo in memoria di me», chiede Gesù.
E noi obbediamo, amato Rabbì. Stasera e domenica e ogni domenica, ripetiamo quel gesto.

Lo rifacciamo per averti presente, per sentirti accanto, per cantare la tua gloria, per misurare il tuo immenso amore. Anche se le nostre messe sono fiacche, le nostre parole stanche, i nostri canti ripetitivi, le nostre celebrazioni distratte e abitudinarie, ripetiamo quel gesto. In obbedienza.


Anniversari. La prima messa, la prima volta: la celebrazione che stiamo facendo è piena di questo stupore, lo stupore di un Dio che si fa pane e vino.
E di un altro stupore: quello di un Dio che si consegna alle fragili mani degli uomini per rendersi presente. In questa notte ogni sacerdote si ritrova, si riconosce, si identifica:
oggi ricorre l’anniversario dell’invenzione del sacerdozio ministeriale.

Nell’ordine: «Fate questo in memoria di me»,
Gesù pone le fondamenta per la nascita di chi, all’interno della comunità, dovrà celebrare la cena del Signore.

Preghiamo per i nostri preti, oggi.
Preghiamo per i preti concreti, quelli pieni di limiti che ci troviamo accanto, quelli incoerenti e buffi, quelli che Dio ha amato da sempre.
Preghiamo per loro, come Gesù ha pregato per i suoi fragili discepoli, amandoli e affidando loro la Parola e il Pane, come un tesoro contenuto in fragili vasi di creta.







da: Paolo Curtaz - La Parola Spezzata - riflessioni sulle letture della somenica - C-
Edizioni san Paolo - Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo, pp 84-85





 

 

 

 

 

 

 

 

 

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