MERCOLEDÌ DELLE CENERI: BUON CAMMINO!
Paolo Curtaz



Gl 2,12-l8 • Sal 50 • 2 Cor 5,20 - 6,2 • Mt 6,1-6.16-18



Amico che ti stai recando al lavoro, sorella che stai preparando la colazione ai tuoi: buona Quaresima! Oggi iniziano i quaranta giorni di deserto, giorni che ogni anno i cristiani vivono nel segno della verità e della scoperta di se stessi, giorni utili a riscoprire la solidarietà verso i fratelli e correggere il tiro se vediamo di essere fuori percorso per raggiungere il traguardo del Regno.

Digiuno e preghiera. Giorno di digiuno oggi, in cui siamo chiamati a saltare uno o più pasti e a tenerci leggeri, per ricordare alla nostra società preoccupata del sovrappeso che troppi nostri fratelli sono inquieti per il pane quotidiano.
Digiuno che ci richiama al fatto che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Durante la celebrazione di oggi resteremo — spero — piacevolmente stupiti da quel gesto anticonformista e dispettoso delle ceneri e quel monito del celebrante che — mentre segna la nostra fronte con della leggera e grigia cenere — ci dirà: «Ricordati che sei polvere».

   


Ah! Sano e politicamente scorretto invito alla verità: non siamo che polvere. Ce lo ricordassimo quando ci sbraniamo nei consigli di amministrazione o nelle riunioni di condominio! Ce lo ripetessimo e ancora e ancora quando nelle nostre comunità troviamo il tempo di erigere barricate tra credenti e più credenti.
Ce lo marchiassimo a fuoco nella memoria quando sentiamo l’insoddisfazione e la noia nascere subdole nel cuore. Siamo polvere che Dio trasfigura e illumina, ma siamo polvere.

Suggerimenti. Come fare, nel concreto, per vivere con intensità questo tempo?
Tre sono i suggerimenti che ci raggiungono dal passato delle comunità.
Il primo è quello di percepire la fame: fame di Parola, di senso, di autenticità.
Un cuore sazio non si per-cepisce con autenticità, ecco allora la proposta del digiuno. Digiuno simbolico, dalla tivù, dalla fretta, ma anche digiuno autentico dall’eccesso di cibo che, ricordiamocelo, appesantisce il nostro ciclo energetico. Un digiuno per qualcosa, però. Spegnere il televisore per giocare con mio figlio, rinunciare al filetto per aiutare un povero, digiunare dal pettegolezzo per guardare agli altri con lo sguardo di Dio.

La seconda strada proposta è quella della preghiera. Una preghiera fatta soprattutto di ascolto, più che di richiesta. E questo il tempo di leggere la Parola, tutti i giorni, dieci minuti, con calma. Invocare lo Spirito prima, mettersi in una posizione che aiuti la concentrazione, staccare il telefono e leggere la Parola, magari quella della domenica. Leggerla con calma, assaporandola, lasciandola scendere nel cuore, senza fretta, benedizione del cibo tutti insieme, prima di mettersi a tavola. Un gesto semplice che ci richiama alla dimensione della gratuità e della bontà di Dio e di ciò che riceviamo da lui.

Infine la terza dimensione, quella dell’elemosina. Elemosina che non significa dare del superfluo, ma spalancare il cuore ai bisogni degli altri, una fede che diventa concretezza. Perché non dedicare un po’ di tempo ad andare a trovare la vecchia zia che non vediamo mai? Perché non rinunciare a qualcosa per aiu-tare i nostri fratelli che (sul serio) muoiono di fame?
Allargare il proprio cuore agli altri diventa un gesto che dentro di noi produce un cambiamento, diventan-do davvero figli della pace. Vale la pena di investire, quindi, non abbiamo paura di avventurarci con Gesù nel deserto per uscirne più autentici e sereni. Buona Quaresima, amici, buon cammino di autenticità!



da:
Paolo Curtaz - La Parola Spezzata - riflessioni sulle letture della somenica - C-
Edizioni san Paolo - Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo, pp 59-61




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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