LA QUARESIMA IN BRICOLE:
un segno (le ceneri), un tempo (quaranta giorni), un impegno (la riconciliazione)

Mauro Orsatti





Il mercoledì delle ceneri avvia, nella liturgia romana, il periodo di preparazione alla Pasqua, chiamato Quaresima.
Si parte con un segno, si attraversano quaranta giorni, numero carico di simbolismo, si tende a costruire un atteggiamento stabile di pentimento e di riconciliazione.
Le CENERI, i QUARANTA GIORNI, LA RICONCILIAZIONE sono elementi portanti di questo tempo.

Il segno dell'imposizione delle ceneri non appartiene alla nostra cultura, anche se la pratica plurisecolare lo ha reso familiare a molti. Rimane comunque un poco esotico e quindi può essere utile richiamarne il senso. La cenere è il risultato di ciò che un tempo era vita e che ora non lo è più.
Un ramo viene reciso, perde il contatto vitale con la linfa, si secca, viene bruciato e diventa cenere. Quest'ultimo termine evoca morte e nullità. Perciò cospargersi o sedersi nella cenere fu adottato come segno penitenziale (cfr. Gen 3,6; Gb 2,8).
La povertà intrinseca della cenere si avvicina a quella della polvere (cfr. Gb 2,12), richiamata in una delle formule dell'atto penitenziale di oggi: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai».
I cristiani che si avviano a ricevere le sacre ceneri, esprimono la loro condizione di radicale povertà, anzi di nullità. Detto in termini positivi, manifestano la loro disponibilità a compiere un itinerario di conversione, rispondendo con amore alle sollecitazioni della grazia.

 


Il cammino avviene nel tempo e, aggiungiamo, nella gradualità.
Questo vuole esprimere il numero quaranta, tanto caro alla tradizione biblica. Numerosi sono i casi in cui fa la sua comparsa, diventando una specie di cifra sacra: gli anni del popolo ebraico pellegrino nel deserto, i giorni di permanenza di Mosè sul Sinai, i giorni di viaggio di Elia all'Oreb (altro nome del monte Sinai), i giorni dati ai Niniviti per convertirsi... Più che quantità matematica, il quaranta indica un tempo entro il quale succede qualcosa di decisivo. un tempo di grazia (un kairós distinto nettamente dal chrónos che è un tempo fatto di attimi tutti uguali), un'opportunità forse unica e quindi da valorizzare al massimo. I quaranta giorni che la liturgia mette a disposizione dei cristiani sono quindi un tempo prezioso, un'occasione di santità che non si può disattendere o prendere alla leggera.


Il contenuto del cammino consiste sostanzialmente in un
bisogno di riconciliazione che presenta, da un lato, la coscienza del proprio limite e dell'urgenza di qualcuno che agisca per noi e, dall'altro lato, il sereno convincimento che, aiutati, possiamo essere migliori e riuscire vincitori.
La riconciliazione è opera di Dio, come ribadisce la prima lettura, cui fa eco la seconda, con l'aggiunta che l'attività divina passa attraverso la mediazione ecclesiale. Le opere richieste dal vangelo sono il prodotto dell'uomo riconciliato, quello che vive in sintonia con Dio, attento alla sua volontà e disattento agli impulsi del proprio orgoglio o ai condizionamenti negativi.







da: Mauro Orsatti – Il cammino con la Paola,
Editrice Queriniana, Brescia pp 93-94




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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