6 MARZO: QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
Gian Mario Redaelli



Gs 5,9a.10-12 • Sal 33 • 2 Cor 5,17-21 • Le 15,1-3.11-32



"Mi leverò e andrò da mio Padre..."


IL MESSAGGIO

La Parola di Dio offre, oggi, pagine che sono un vero e commosso canto di riconciliazione.
In particolare, la parabola evangelica sintetizza bene il cammino di una vita, prima sciupata nel disordine e poi recuperata al suo primo splendore, attraverso un cammino di conversione che approda alla pace e alla gioia dell’incontro, nella casa paterna.

Il dialogo tra Dio e l’uomo, spesso interrotto, può essere ricucito dall’amore di un Padre sempre "prodigo" di misericordia verso figli "prodighi", invece, nel peccato e nel rifiuto ostinato. Come definire la parabola: del figlio prodigo? Storia di una crisi e di un ritorno? Del figlio perduto e del figlio fedele?
La definizione più appropriata potrebbe essere: "
del Padre buono... prodigo di amore". Sì, perché il centro del racconto è "l’attesa" del Padre, il cui amore resiste all’usura del tempo (figlio lontano) e alle pro-vocazioni più sottili (figlio maggiore).

  Gesù racconta l’amore di Dio e ne svela le caratteristiche paterne: un amore mai stanco né ritirato, ma offerto all’uomo in ogni stagione e situazione di vita. Futuro di vita, dunque:
-- per Israele, che passa il Giordano ed entra nella Terra Promessa (prima lettura);
-- per noi, che diveniamo creature nuove in Cristo (seconda lettura);
-- per un padre e i suoi due figli, che ritrovano nella riconciliazione la gioia familiare (Vangelo).

PRIMA LETTURA
"Oggi ho allontanato da voi l’infamia d’Egitto":
il passato, con il suo carico di sofferenze generate dalla lunga schiavitù, è ormai cancellato.
L'intervento di Dio consente ora una vita nuova nella Terra Promessa, dove, per il popolo, si profila un’esistenza arricchita dai suoi doni, primi fra tutti quelli di una terra di libertà e di un lavoro fecondo:
"In quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan".
Il Salmista coinvolge la sua gente nella preghiera di lode elevata al Signore, che lo ha liberato da una situazione che gli aveva procurato ansia e timori.


SECONDA LETTURA
S. Paolo lascia sgorgare dal cuore
un grido che è un vero e pressante appello alla conversione, indirizzato alla comunità di Corinto.

Esso raggiunge anche noi, in cammino verso la Pasqua, e ci fa creature nuove: "
Fungiamo da ambasciatori... lasciatevi riconciliare con Dio". Anziché crogiolarci nell’orgoglio ferito, che ci fa ripiegare su noi stessi, ascoltiamo "la parola della riconciliazione" che lo Spirito ha messo sulle labbra di Paolo.

VANGELO
Ogni commento al racconto di Gesù rischia di offuscarne la freschezza e l’intensità; ne sottolineiamo alcuni passaggi:
-- un figlio, allontanatosi da casa, entra in piena crisi e decide di ritornare sui suoi passi; è l’inizio della soluzione di un dramma che stava soffocandolo, a causa della miseria in cui era piombato, dopo aver sperperato l’eredità rivendicata con arroganza dal padre.
In un cuore sciupato da una vita disordinata c’è an-cora spazio per un sentimento di nostalgia della casa paterna:
"andrò da mio padre".

-- C’è un padre che non si rassegna e continuamente scruta una strada deserta. È il vero protagonista della storia, in cui è messo in luce il suo amore mai spento. E lui a prendere l’iniziativa:
"lo vide e gli corse incontro".
In quell’abbraccio, la morte si trasforma in vita, Io smarrimento in ritrovamento gioioso.
Non va deluso quel ritorno, perché il figlio perduto non trova la porta di casa sprangata, ma spalancata; non trova un giudice implacabile, ma un padre che accoglie con misericordia.

-- C’è un figlio maggiore, il cui ingresso in scena sembra gelare la festa appena incominciata. Una reazione, la sua, di chi vuol far pesare il proprio sdegno: "
ha divorato i tuoi averi"; egli arriva a manifestare parole di vittimismo: "ecco, io ti servo da tanti anni...". Anche verso questo figlio più grande il padre intraprende un cammino di redenzione:
- lo prega di entrare in casa,
- gli offre tutto se stesso "
tutto ciò che è mio",
- gli svela il segreto della gioia che consiste nel perdono, il solo a generare vita nuova.

RIFLETTI

Come non gioire, oggi, davanti a un Dio di amore, che accoglie il figlio, peccatore pentito, per ridonargli in pienezza la sua dignità, ma pronto anche ad attendere che si sciolga la grettezza del cuore del figlio maggiore, incapace di perdono?
È la tua storia di creatura fragile che scopre con stupore la tenerezza di un Padre, mai stanco di amare, e che ti attende per una festa senza fine:
-- racchiudi in cuore queste pagine che, oggi, la Chiesa ti offre,

-- non soffocare mai la nostalgia della casa patema, qualora ti fossi allontanato da Dio,

-- non vergognarti e non avere paura di Lui,

-- non esitare, in vista della Pasqua, a fare esperienza, nel sacramento della Riconciliazione, dell’abbraccio del Padre, che fa festa per il tuo ritorno e, per te, ripete:
"Questo mio figlio era morto ed è stato ritrovato".





da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 59-62




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org