TERZA DOMENICA DI QUARESIMA:
IL DIFFICILE DONO DELLA LIBERTÀ

Paolo Curtaz



Prima lettura: Es 3,1-8.13-15 • Seconda lettura: 1Cor 10,1-6.10- 12 • Vangelo: Lc 13,1-9


Quaresima è il tempo del deserto, dicevamo nelle scorse domeniche, seguendo le orme del Signore Gesù e quelle del popolo d’Israele liberato dall’Egitto.
Eppure, dice l’apostolo Paolo scrivendo ai Corinzi, malgrado l’esperienza dell’alleanza e del ritrovamento di se stessi, per molti israeliti il deserto fu presagio di disfatta e di sconfitta;
dopo un primo momento di gioia e di libertà, molti cominciarono a mormorare contro Dio e finirono col rimpiangere la sicurezza della schiavitù (!) di fronte alla fatica del cammino.
Quella esperienza, conclude Paolo, serve da ammonimento e da esempio per tutti noi che stiamo attraversando il deserto della vita.

Liberi? Nel deserto della vita mettiamo in gioco la nostra libertà di vivere o di lasciarci vivere, di essere protagonisti, cercando il senso e la misura di quello che facciamo, oppure di lasciarci un po’ andare, se-guendo la corrente. Anche noi — come gli israeliti — talvolta preferiamo la sicurezza della schiavitù piuttosto che diventare cercatori di Dio.

Siamo sinceri: non è più semplice lasciar pensare gli altri al posto nostro? Non è più immediato e gradevole seguire mode e costumi che ci rendono accettabili e piacevoli? Il nostro Dio è silenzioso e nascosto (timido?), la nostra vita è un mistero che può essere abbracciato o ignorato, la nostra fede può essere fragile e inutile o riempire la vita.
Quaresima è questo: cogliere l’occasione, giocarsi bene la libertà, vivere bene il tempo che ci è dato, pensare con la nostra testa, puntare in alto, guardare oltre.


   


Dio ci punisce? La pagina del vangelo ci presenta Gesù che commenta due episodi di cronaca successi in quel periodo a Gerusalemme: una repressione brutale nel Tempio da parte dei soldati romani e il crollo della torre di Siloe. Gesù — a sorpresa — afferma che gli uomini uccisi durante questi due fatti non erano più o meno peccatori degli altri.

Una frase detta con semplicità e che pure scardina molte nostre false sicurezze.
Quante volte mi sento dire: «Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?». Malgrado l’apparenza ci spinga a pensare che la disgrazia è una punizione di Dio, la Bibbia afferma il contrario: disgrazia e fortuna non sono legate al nostro comportamento, ma diventano l’occasione, come asserisce Gesù, di accorgerci che la vita è un soffio e che occorre davvero cogliere ogni momento per guardare al Tabor.

La vita — ci ricorda il Maestro — è l’unica occasione che ci è data per scoprire la verità in noi. La vita, fortunata o tragica che sia, non è che lo strumento con cui impariamo a scoprire la pienezza nascosta nelle cose.

A Mosè che tentenna nell’andare a parlare di Dio al popolo, Jhwh racconta di sé, dice il suo nome, e si svela come un Dio che conosce le sofferenze del popolo. Se anche la nostra vita attraversa momenti di fatica, Dio non è lontano e interviene, chiedendo a qualcuno di agire in nome suo.
Dio non guarda indifferente alle tragedie del mondo, ma chiede a noi, come a Mosè, di renderlo presente accanto a chi soffre. Al popolo che aspetta la liberazione Dio manda un pastore pauroso, Mosè, come liberatore.

Allora. La vita è un’opportunità da cogliere per scoprire chi è Dio e chi siamo noi e il deserto è il luogo in cui esercitiamo la nostra libertà. Non esiste una vita più o meno semplice, ma ogni vita è un soffio breve che siamo chiamati a vivere con intensità e gioia. Gesù ci svela il volto di un Dio che pazienta, che insiste perché il fico produca frutti.

La conversione, il cambiare atteggiamento, il ri-orientare la nostra vita è il frutto che ci è chiesto. Fermiamoci davanti agli eventi tristi della vita senza incolpare Dio né scuotere la testa e tirare innanzi, ma guardiamoli come un monito che la vita stessa ci rivolge per giocare bene la nostra partita.

Dio — da parte sua — è un Dio che conosce, che interviene, ma che rispetta, trattandoci da adulti, le nostre scelte, anche se catastrofiche e schiavizzanti. Sapremo svegliarci?





da: Paolo Curtaz - La Parola Spezzata - riflessioni sulle letture della somenica - C-
Edizioni san Paolo - Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo, pp 69-71








 

 

 

 

 

 

 

 

 

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