13 DICEMBRE: TERZA DOMENICA DI AVVENTO
Gian Mario Redaelli



Sof 3,14-18a • Cant. Is 12,2-6 • Fil 4,4-7 • Lc 3,10-18


“Viene in mezzo a noi il Dio della gioia”


IL MESSAGGIO

Il Vangelo odierno ci pone davanti alla persona di Gesù, che mette in cuore una “sana inquietudine” e costringe ad uscire dai facili compromessi in cui spesso ci rifugiamo. La sua azione nella storia è paragonata al fuoco che purifica e al vento che spazza via le foglie secche.

È Giovanni Battista ad indicarci un Cristo così esigente e da lui definito: “
il più forte”.
Nel Vangelo non c’è spazio per una “figura sentimentale” di Cristo, come purtroppo viene talvolta pre-sentata da un certo diffuso e sdolcinato devozionismo.
Le scelte, a cui Egli costringe, sono laceranti e non consentono mezze misure né facili equilibrismi.

A completare il quadro c’è anche il “filo luminoso” della gioia, nota dominante del tempo di Avvento e per nulla in contrasto con l’esigente messaggio evangelico: al contrario, ne è la conseguenza.
Infatti, chi decide di schierarsi al fianco di Gesù prova una grande pace e serenità.

  PRIMA LETTURA

Paura e inquietudine
sono iscritte nel cuore di ogni uomo,
ma l’annuncio della salvezza
è liberazione dal peccato.

Ne è convinto il profeta Sofonia, che scrive: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia”.
Un grido che nasce da una certezza:
Il Signore è in mezzo a te”.

Questa la ragione del suo inno alla gioia : “Gioisci, Israele, e rallegrati con tutto il cuore”.
Il piccolo resto di Israele, composto da deboli e poveri sopravvissuti alla dura prova, continua a sperimentare la tenerezza di Dio, unico suo Signore, la cui presenza scaccia ogni paura.

Il Salmista, che oggi è Isaia, lancia un grido che mette un brivido in chi l’ascolta:
“Il Dio della gioia viene!”.
Stupendo annuncio: la gioia è presentata come una “qualità” di Dio.


SECONDA LETTURA

In sintonia con Sofonia ed Isaia, ai Filippesi, che molte consolazioni danno al suo cuore di apostolo, S. Paolo scrive:
“Rallegratevi nel Signore, sempre”.
È qui racchiuso l’invito a farsi comunicatori di gioia con atteggiamenti di affabilità. “
Non angustiatevi per nulla”, continua l’apostolo.
La certezza che “
il Signore è vicino” infonde nel cristiano la forza di custodire serenità e gioia in mezzo ai fastidi e alle tribolazioni della vita.

VANGELO

La folla si accalca attorno a Giovanni, ascolta il suo forte invito alla conversione e gli pone una domanda essenziale:
“Che cosa dobbiamo fare?”

Di fronte alla domanda, che lascia trasparire l’ansia dal cuore della gente attirata da quella “voce” singolare, il Battista non si limita a dare indicazioni di comportamento, ma annuncia la venuta di colui che “
battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

La descrizione figurata di questa venuta (“
ha in mano il ventilabro per raccogliere il frumento, ma la pula, la brucerà con fuoco”), più che finalizzata a gettare nel panico le persone, le spinge alla conversione, condizione indispensabile per sentirsi liberi dall’angoscia del castigo, pur reale, e provare nel cuore gioia per la buona novella annunciata.

Tre le indicazioni molto concrete che Giovanni offre e che, se accolte, allontanano il rischio di rimandare all’infinito il progetto di vita che contengono:


1.    l’amore: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha”;

2.   la giustizia: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”;

3.   
la non violenza: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno”.

Il Battista ha una risposta dettagliata per ciascuna categoria di persone.
Nessuno è escluso dall’opportunità di accogliere il Signore che viene, solo è necessario attenderlo, compiendo opere di conversione. Evidenziando un tema a lui caro, l’evangelista afferma che la vera gioia fiorisce in un cuore disponibile alla condivisione dei beni, a gesti di giustizia e di attenzione verso poveri e oppressi.
Programma serio da accogliere nella sua integrità, se non si vuole finire bruciati dal “
fuoco inestinguibile”, di cui parla il Vangelo.
Nell’austera azione del Battista, Luca intravede come una corrente d’acqua viva che percorre l’umanità, lavandola dalle sue miserie.


RIFLETTI

Aria di gioia sprizza dalle letture odierne, come l’acqua che zampilla da una fontana.
È possibile parlare di una promessa di gioia quando sofferenze fisiche e morali, prove e inquietudini minano la vita? Sì, è possibile!
E tu, alle persone, per le quali i giorni di gioia e di divertimento sono miraggio di una festa a cui non avranno mai parte, annunci che la vera gioia nasce da un’adesione seria e convinta all’esigente richiesta del Vangelo?
Gesù è colui che brucia il male annidato nel cuore di ogni uomo; il suo “
giudizio” è il perdono offerto a chi vive un’attesa vigilante fatta di accoglienza e condivisione.
Fa’ tuo questo bel programma di Avvento: eviterai, in giorni di frenetica corsa ai regali, di costruire un “Natale di illusioni”.

La Parola di Dio non si inganna e non vuole ingannare, ripetendo “
gaudete”, cioè siate sempre nella gioia. Quale la ragione di questa gioia, vera speranza di vita?
Una:
“Il Signore viene!” .
Ti senti pronto ad assumere lo stile di comportamento che S. Paolo raccomanda ai cristiani di Filippi? Diventeresti un “segno” che “il Signore viene” e che tu lo attendi davvero.




da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 14-17




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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