8 DICEMBRE: Umile SERVA DEL SIGNORE
Anna Maria Cànopi




 


Colei che il Poeta ha cantato «umile e alta più che creatura» (Paradiso, XXXIII, 1) è la più perfetta realizzazione della parola di Gesù: «… chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11).
In Maria si riflette la stessa umiltà di Dio, del Verbo incarnato. È come un vaso d’alabastro in cui si raccoglie e da cui promana l’essenza profumata della divinità. L’umiltà di Dio non consiste forse nel suo effondersi in condiscendenza verso le sue creature?

Maria, dalla profondità del suo silenzio, proclamò che Dio solo è grande, e riconobbe, con stupore di piccolo, che egli si era degnato di guardarla: «Ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,48), e per mezzo di lei ha fato cose grandi (cfr. Lc 1,49), cose che nessuno poteva immaginare o desiderare.
Il formarsi delle galassie, delle miriadi di stelle che si muovono nello spazio celeste è un avvenimento meno grande e meraviglioso di questo. Ma noi lo possiamo intuire e almeno lontanamente immaginare soltanto con i sensi della fede.

E tali cose egli le ha fatte senza togliere la sua serva dalla condizione di povertà, anzi, rendendo stabile e definitiva la sua appartenenza alla stirpe degli anawim. L’umiltà è infatti la sostanza della vera e radicale povertà, del non possesso di sé e della totale dipendenza da Dio.

Maria aveva un proprio progetto di vita, come tutte le ragazze di Israele; era un progetto semplice, comune, che le dava gioia e sicurezza. Accanto a Giuseppe, l’umile carpentiere, avrebbe potuto non soltanto trascorrere giorni di tranquilla laboriosità, ma anche cercare senza impedimenti il volto del Signore, dedicandosi alla meditazione della Torah e alla preghiera. Che cosa poteva desiderare di più?

Quando però le fu annunziato il progetto di Dio non esitò a rinunziare al proprio:«Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38). E tutta la sua esistenza passò sotto il segno dell’imprevedibile. Maria non disse: «farò», «compirò»…, ma «avvenga per me» l’azione dell’onnipotenza divina. Non si vanta la terra dalla quale si innalzano gli alberi frondosi e carichi di rutti; essa rimane l’humus nascosto di cui nessuno si accorge mentre contempla l’albero maestoso. Maria è grande soltanto in relazione al frutto che, per opera dello Spirito santo, produce: il Figlio dell’Altissimo, il Santo.

[…]

Guardandola, noi così spesso bramosi di stima e di successo, di protagonismo e di riconoscimenti, noi così spesso in conflitto con gli altri perché contestati nell’idea troppo alta che ci siamo fatta di noi stessi, guardando a lei, noi non possiamo che rimanere confusi e invocarla fiduciosi:

Maria, Madre umilissima
del nostro umile e mite Salvatore,
insegnaci a conformaci a lui,
formaci tu spesso il tuo cuore.






da: Anna Maria Cànopi Maria, donna della bellezza interiore -
PAOLINE Editoriale Libri – Figlie di san Paolo, 1996
via F. Albani, 21 – Milano – pp14-20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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