SANTA FAMIGLIA di Gesù, Maria e Giuseppe





1Sam 1,20-22.24-28 • Sl 83 • 1Gv 3,1-2.21-24 • Vangelo: Lc 2,41-51


Gesù nasce e cresce in una famiglia; tuttavia i suoi genitori non si vedono molto negli anni della sua predicazione, né tantomeno si sa nulla dei suoi anni vissuti a Nazareth. C’é come un vuoto tra la sua infanzia, che si conclude dodicenne, quando rimane nel tempio a discutere con i dottori della legge a insaputa dei genitori, e la sua vita di adulto apparso a farsi battezzare sul Giordano da Giovanni Battista.

Eppure il legame di Gesù con la sua famiglia di origine é ben riconosciuto e segnalato dai vangeli anche da adulto. Così Filippo quando trova Natanaele gli dice: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret» (Gv 1,45) e dopo la moltiplicazione dei pani sul lago di Tiberiade la folla esclama: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre?» (Gv 6,45).

   


La personalità di Gesù, poiché si é sviluppata nella sua umanità come quella di ogni essere umano, non può non recare l’impronta di Giuseppe e Maria. Ognuno di noi porta con sé certe abitudini, modi di fare, un’educazione, un certo gergo e persino una gestualità, che recano l’impronta dell’ambiente familiare in cui é cresciuto. Dunque la poderosa e sana psicologia di Gesù deve certamente tanto alla dolcezza e umiltà di Maria, ma anche alla solidità e alla silenziosa concretezza di Giuseppe.

I padri possono essere più o meno assenti nella vita dei figli, ma lasciano sempre un’eredità o la testimonianza di un modo di essere con cui essi dovranno necessariamente confrontarsi. Così é stato per Gesù, che con Giuseppe ha trascorso molti anni nella condivisione della vita familiare e del lavoro. Se da Maria sono arrivate a Gesù la compassione e la tenerezza, da Giuseppe deve essere stata ereditata quella sottile arguzia argomentativa, sempre spiazzante, che Gesù sfodera nelle dispute con scribi e farisei. D’altra parte la tradizione mostra Giuseppe come uomo del dubbio.

«Con il cuore in tumulto, tra pensieri contrari, il savio Giuseppe ondeggiava: sospetta segreti sponsali, o Illibata»; così canta l'inno Akathistos, caro alla tradizione bizantina. Ma Giuseppe, il giusto, é capace di ascoltare anche la parte più profonda di sé e di far vincere la verità di un sogno all’evidenza umana, assumendosene poi tutta la responsabilità. Nell’opera Natività a Betlemme, l’artista francese Arcabàs, seguendo una tradizione iconografica che ha il suo esempio più illustre in Caravaggio (Riposo durante la fuga in Egitto), lascia dormire pacificamente la mamma e il suo bambino, protetti dalla presenza solida di Giuseppe.

L’artista lo rappresenta con una candela in mano, mostrandone la carità delle buone opere e il dono della fede; ma gli conferisce una struttura solida come un tronco d’albero, come é detto del giusto nella Bibbia, che sarà come «albero piantato lungo corsi d’acqua e tutto quello che fa riesce bene» (Sal 1,3).
Giustizia e carità, fedeltà alla Legge e all’Amore.






da:
La Chiesa cattolica








 

 

 

 

 

 

 

 

 

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