PER IL TEMPO DEL NATALE: Lo storico annuncio
Giovanni Battista Montini




 


«Nell’olimpiade centonovantaquattresima — dice il martirologio romano —, nell’anno 752 dalla fondazione di Roma, quarantesimosecondo dell’Impero di Ottaviano Augusto, stando tutto il paese in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell’Eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta, concepito di Spirito Santo, in Betlemme di Giuda, nacque da Maria Vergine, fatto uomo».

Grande e maestoso annuncio, che sta al centro della storia e dei destini umani, e deve stare al centro d’ogni anima pensosa e fedele. Alto e misterioso annuncio, che reca al mondo dal cielo la pace, la speranza, il gaudio che non falliscono. Dolce e pietoso annuncio che dischiude la fonte della tenerezza divina per l’umanità, e svela ad essa, ad essa conferisce una dignità inestimabile, per cui gli umili, i piccoli, i bisognosi diventano i prediletti della nuova fraternità che tutti a Cristo ci collega. lo voglio credere che ognuno ascolti con riverente stupore l’annuncio sempre nuovo e sempre lieto ed abbia a pensare alla verità del Natale e alla sua insurrogabile autenticità.

GLI ASPETTI POSITIVI DELL’AVVENIMENTO

Capiterà anche a voi… di provare grande difficoltà nel dare le vere ragioni d’un sentimento complesso e profondo, specialmente quando esso si esprime in forme tradizionali, popolari e varie; e capiterà anche a voi di sperimentare al tempo stesso la vivacità e la vanità d’una festa collettiva, quando non si riesca a giustificarla nella sua origine e nelle sue forme con motivi ragionevoli e validi.

Così può capitare anche per una festa tanto cara e tanto solenne qual è il Natale, entrata nel costume, come incontrastata ricorrenza di letizia e di bontà, e come stimolo ad espressioni gioiose e gentili di vita. E perciò è il Natale una data che tutti volentieri celebriamo.
Ma sappiamo tutti renderci conto della sua essenziale bellezza?
Potremmo tutti documentare la sua reale autenticità? Che cosa è, in fondo, il Natale? la festa della famiglia, dei bambini, dei poveri? la festa dei doni? Ecco: vi è intorno al Natale una fioritura di bontà, di umanità, di gentilezza e di carità, che davvero la iscrive fra i momenti più belli dell’annata, anzi della vita, fra quelli che potremmo chiamare caratteristici d’una civiltà, che cristiana si chiama: è così bello questo aspetto del Natale, che nessuno, neppure quelli che ne disconoscono il senso intimo ed operante, lo sanno rifiutare. Poi viene l’aspetto lirico e sentimentale: a quanta poesia non ha dato origine il Natale? a quante dolci canzoni, a quante pastorali melodie? a quante nostalgie, contemplazioni, drammi interiori, affetti risorgenti, commosse intimità? La natura, la vita hanno un loro linguaggio dolce e innocente nel Natale che ci fa assaporare qualcosa della primitiva armonia dei creato e che ci restituisce alla gioia delle cose vere, delle cose semplici, delle cose buone, come un incantesimo vivificante.

[…]

MEDITAZIONE SULLA VERITÀ DEL NATALE

Vorrei che, per un istante, voi che qua convenite per ritrovare, nella celebrazione di questi riti sacri, la verità del Natale, aveste appunto a pensare qual è questa verità, questa insurrogabile autenticità. Il presepio, mi direte. Sì, il presepio. Il racconto di San Luca è così preciso e lineare, così noto e parlante, che ci fa assistere al dolcissimo, ineffabile avvenimento. ... La storia evangelica è sempre cordialmente stupenda e sempre ci affascina. Potremmo sostare senza fine, come bambini davanti al presepio, a tutto considerare, a tutto spiegare. Ma ora la nostra questione ci sospinge più oltre: questo è tutto? abbiamo compreso ciò che è avvenuto? Qual è la realtà, il significato, il valore del fatto di cui abbiamo sentito la narrazione? La narrazione ci presenta le modalità storiche ed esteriori dell’avvenimento: ma abbiamo noi penetrato nell’essenza di questo avvenimento? Il fatto, in se stesso, che è?

È nato il Salvatore; è nato il Messia, Cristo Signore. Il Vangelo lo dice. Il quadro si allarga su sconfinati orizzonti: il Salvatore, il Messia! Qui c’è l’epilogo di tutta una filosofia, quella dell’uomo, che ha bisogno d’essere salvato; quella dell’uomo che non è sufficiente a se stesso; … Qui c’è il centro di tutta una storia, anzi della storia umana tutta quanta, che trova nel Cristo il suo senso e la sua dignità, la sua legge e la sua speranza. Ma sappiamo di poter oggi osare di più. Chi è questo Salvatore? chi è questo Messia? … Il Salvatore, il Messia, il Gesù di Betleem è il Verbo di Dio fatto uomo. Cadiamo in ginocchio. La meraviglia non ha confine. L’adorazione non ha sufficiente umiltà. La gioia non ha parole bastevoli. Il cielo si è spalancato. li mistero della vita interiore di Dio si è manifestato. L’unità trascendentale di Dio si è palesata feconda. Ancor prima della nascita di Cristo nel tempo, la sua nascita eterna fuori del tempo ci è annunciata. Ancor prima della sua esistenza fra noi ci è scoperta la sua preesistenza presso Dio: e Lui, Lui stesso ci è detto essere Dio: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo». (Gv 1, 1). E questo mistero proprio di Dio si rivela a noi simultaneamente con quello dell’Incarnazione, proprio di Cristo, Dio e Uomo. «E il Verbo si è fatto carne, e ha dimorato fra noi» (Gv. 1, 14). I problemi più alti della teologia s’intrecciano in modo mirabile: al centro il mistero di Cristo. ...

Questa strabiliante verità, che i cristiani dovrebbero sempre avere presente allo spirito, e che i non cristiani si sforzano di ignorare, è la ragione profonda della festa del Natale; ed è talmente innestata nei nostri destini da riverberare su ogni aspetto della vita i suoi raggi meravigliosi.
Tutto sarebbe da meditare e da valutare alla luce del mistero dell’Incarnazione. Basti dire che da tale mistero sono regolati i nostri rapporti con Dio. Quei rapporti, che faticosamente la mente e il cuore umano andavano divinando fra la vita umana e la divinità, costituendo la chiave di volta del pensiero filosofico e morale, sono posti in termini esatti, nella storia e nello spirito umano, con vivente concretezza: Cristo, Uomo-Dio, è il ponte religioso fra il cielo e la terra. E se tutto si può dire, dipende dalla concezione religiosa — positiva o negative — che l’uomo si fa della vita, tutto dipende per noi da Cristo, dai rapporti cioè che noi abbiamo con Cristo. Egli è il nuovo Adamo; la nuova fonte della vita; il necessario.
Egli è la Pietra d’angolo. E se non siamo restii alla grande rivelazione di Dio fatto Uomo, non soltanto le realtà divine ci sono annunciate, ma le realtà umane altresì. La teologia del presepio è la più alta, la più chiara, la più consolante antropologia. La vita umana acquista in Cristo la sua significazione, il suo valore, la sua dignità, il suo carattere sacro, ch’è quanto dire la sua libertà, la sua intangibile personalità.






da: Giovanni Battista Montini – dall'omelia del Santo Natale 1955 - Milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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