NATALE DEL SIGNORE
Paolo Curtaz


Messa della notte

CI STUPIREMO?

Prima lettura: Is 9,1-3.5-6 • Seconda lettura: Tt 2,11-14 • Vangelo: Lc 2,1-14


I pastori, increduli, ascoltano quanto dice loro un angelo. «Per voi», sottolinea l’angelo, ammiccando. Non per gli altri, non per il rabbino di Betlemme che sta ronfando nel suo letto, non per i pii ebrei che non hanno saputo preparare un letto per una partoriente, non per il Sommo Sacerdote e gli scribi che conoscono bene la Scrittura e sanno che Betlemme è la città di Davide, ma non si schiodano dalla loro seggiola. No, da ridere, al solito.

«Per voi».
I privilegiati di Dio sono i pastori: rozzi, affaticati dalle lunghe e gelide notti di Palestina, rassegnati a compiere un lavoro sgradevole e guardato con sospetto, malvisti e malgiudicati.
A partire dagli ultimi. I pastori erano considerati ladri di natura, costretti a sconfinare alla ricerca di qualche zolla di erba rinsecchita per le loro pecore; i pastori erano considerati bugiardi di natura, al punto che era loro vietato testimoniare nei tribunali.

Loro, i pastori, non l’aspettavano proprio il Messia. Sì, certo, nei ricordi di bambino riaffiorava in loro una vaga memoria della lunga lettura del rotolo di Isaia al sabato nella sinagoga, e dell’atteso dal popolo, colui che avrebbe ridonato lustro al regno di Israele, al nuovo re Davide che avrebbe cancellato l’onta della dominazione romana sul popolo prescelto dal Dio dei padri come luce per le nazioni. È un sogno splendido, certo, ma per gli altri, non per loro, i bastonati dalla vita, inesorabilmente scivolati ai margini della società, alla periferia della storia.
Dio burlone (al solito). E invece (che ridere!) proprio loro sono i primi testimoni. Me lo vedo Dio che si diverte a scompaginare le cose tutte belline ed equilibrate previste dalla storia ufficiale del buon senso.
I pastori dovranno dire all’umanità questa semplice e insostenibile notizia: Dio è. Anzi:
Dio c'è.

   



Anzi: Dio è qui, piange, avrà fame, la mamma lo accosta all’acerbo seno di adolescente e lo nutre. Non svenite. Ecco, questo è Natale.

O duemila anni di cristianesimo vi hanno creato una crosta alta due dita sull’anima e sorridete come se si trattasse di una favoletta? Vorrei strappare a morsi tutta la melassa che ricopre il Natale per restituirlo al suo stupore! Questo è Natale, ogni Natale. Ci siamo detti in queste quattro settimane che l’inaudito è accaduto, che Dio è presente, che Dio, stanco dei giri di testa dell’uomo, viene a raccontarsi.
Ora Dio è accessibile ed è un Dio che si svela con una dolcezza e una bellezza che nessuno avrebbe potuto immaginare.

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Messa dell’aurora

PASTORI

Prima lettura: Is 62,11-12 • Seconda lettura: Tt 3,4-7 • Vangelo: Lc 2,15-20

Vedo i pastori tornare a casa. Ben lontani dall’immagine bucolica che ne abbiamo fatto, i pastori erano malvisti e peggio sopportati dagli ebrei del tempo. Fare il pastore era un mestiere faticoso, scelto per assenza di alternative. ... La notte fredda, come solo il deserto sa donare, era solo l’ultima prova di una vita durissima. Non per noi. No, il Messia, se mai fosse venuto, non l’avrebbe fatto per loro. Il lavoro li assorbiva sempre, costringendoli a violare il riposo dello Shabbat. I pii, i devoti, li consideravano parte del popolino ignorante delle leggi e perciò dannato.
Proprio a loro Dio si rivolge. Agli ultimi, ai perdenti, ai bastonati della storia si rivolge Dio.
È questa la strepitosa notizia del Natale, la notizia inattesa, sconcertante: Dio viene per i perdenti, non per i vittoriosi.
Buon Dio! Se vi dicessi che Dio premia i buoni e colma i sazi, che cavolo di buona notizia sarebbe?
Ma se vi dico che Dio accarezza i perdenti, abbraccia i delusi, consola gli afflitti, questa sì che è una notizia straordinaria!
Vanno, i pastori, a vedere il segno, la mangiatoia.
Che segno banale: la mangiatoia. Segno accessibile per dei pastori, Dio non si comunica mai attraverso dei segni misteriosi e illeggibili, ma evidenti e luminosi.

Silenzi. Giuseppe apre la porta: chi sarà mai? La luce fioca delle lanterne illumina i volti assonnati e rugosi dei pastori che parlano di angeli e di apparizioni. Giuseppe esita a fare entrare questi sconosciuti maleodoranti, si gira verso Maria, Maria sorride e annuisce.
Il bambino che tiene in braccio, tenerissimo volto di Dio, è l’inaudito resosi evidente, l’assoluto di Dio rinchiuso in tre chili di vagiti. Ritorni. Tornano al proprio lavoro i pastori.

Il loro cuore esplode di mistero e di gioia.
Albeggia. (Come un’altra alba che farà esplodere la gioia del risorto.)

Tornano alla loro miseria, alla loro fatica, alla loro sconfitta. Nessun finale eclatante né cambiamenti radicali. La loro vita è sempre uguale, la durezza immutata, il dolore indurito.
Il loro cuore è cambiato.

Santi pastori,
bastardi di Dio,
benedetti dall’Altissimo,
insegnateci a tornare a casa,
alla fine di questo Natale,
a tornare alle nostre fatiche e paure,
col cuore pieno di stupore.





da:
Paolo Curtaz - La Parola Spezzata - riflessioni sulle letture domenicali ANNO C
Edizioni san Paolo s.r.l., 2006 - Cinisello Basamo, pp 27-36








 

 

 

 

 

 

 

 

 

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