NATALE DEL SIGNORE
Gian Mario Redaelli





MESSA DELLA NOTTE

Is 9,1-3.5-6 • Sal 95 • Tt 2,11-14 • Lc 2,1-14

“Questo primo censimento fu fatto...”


IL MESSAGGIO

Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nasce in un tempo preciso e in un luogo determinato; un tempo scandito dall’impero di Augusto e riconosciuto dall’indicazione del primo censimento ordinato da Quirinio, governatore della Siria
La storia, con la trama dei suoi avvenimenti piccoli o grandi, registra così nello schedario anagrafico il “Gesù, il Figlio di Dio”; lo registra in un’area geografica dominata dai potenti e tra i figli di un popolo, che conosce l’umiliazione del giogo che l’opprime. Il Messia nasce tra i poveri, utilizzati spesso dai “grandi della terra” come “pedine” sullo scacchiere della storia (censimento romano che dice soggiogamento).

Ebbene, quel Bambino “
deposto nella mangiatoia” è:
il centro della storia e del cosmo intero, il cuore della famiglia umana.
“Questo è il progetto del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo”
(liturgia delle ore).

   


PRIMA LETTURA
Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”, esclama gioiosamente Isaia. Quando il primo uomo, Adamo, appare all’orizzonte della storia, è creato adulto. La nuova creazione, al contrario, incomincia con la venuta al mondo di un bambino. In un certo senso, le cose sono riprese alla radice.
Dio non è più soltanto il “vasaio” che dà forma all’argilla, dandole vita con il suo soffio vitale. Egli stesso entra nel ciclo dei vivi e dei morti, considerato indegno per la divinità dalla sapienza greca. Il Salmista giustamente coinvolge nel suo canto, che è un vero tripudio, l’intera creazione e ci fa ripetere con insistenza: “
oggi, è nato per noi il Salvatore”.

SECONDA LETTURA
“È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza”: lo scrive Paolo a Tito, suo fedele collaboratore, invitandolo a vivere con coerenza la sua fede e a riconoscere in quel bambino, che nasce nella fragilità della natura umana, “avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia”, lo stesso Cristo che, al termine della sua esistenza terrena, morirà “avvolto in bende e deposto nel sepolcro”, ma risorgerà il terzo giorno. L’Eterno è così entrato nel ciclo biologico, dalla nascita alla morte, perché i mortali abbiano accesso alla vita eterna. Per questo l’apostolo invita a vivere “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo”.

VANGELO
“Diede alla luce il suo figlio primogenito”, annota con commozione Luca. Entriamo nel mistero di questa notte santa, cogliendo tre sottolineature dell’evangelista: - “Non c’era posto per loro”, Gesù nasce emarginato tra gli emarginati, ma non è privato dei gesti di tenerezza della madre, che lo avvolge in fasce. - “C’erano in quella regione dei pastori”: si tratta del “campo dei pastori”, altro luogo di residenza provvisoria e di emarginazione. - “Era notte”. Una sottolineatura di tempo non secondaria per Luca.
È la notte del Messia, che viene a riempire di “luce” la storia. Una notte (già intravista da Isaia nella prima lettura) e due luoghi di quotidiana povertà (stalla e campo dei pastori) sono “centro e cuore” della speranza dell’umanità.


MESSA DELL’AURORA

Is 62,11-12 • Sal 96 • Tt 3,4-7 • Lc 2,15-20

“Signore, che ci avvolgi della nuova luce del tuo Verbo fatto uomo...” (preghiera di colletta).
È la luce di un giorno nuovo che l’aurora annuncia; è il giorno a lungo atteso e sospirato dai profeti. Non un giorno di rivalsa o di regolamento di conti, ma un giorno inondato dalla luce che si sprigiona dalla grotta dove Maria “
diede alla luce il suo figlio primogenito”.
È la stessa luce (la stella) che metterà in cammino e condurrà i Magi nell’ansiosa e gioiosa ricerca del Bambino. Insieme al Salmista anche noi possiamo ripetere: “
Oggi la luce risplende su di noi” e ancora “Una luce si è levata per il giusto”.
Il profeta Isaia fa sentire la sua voce per tutta la città e grida “dite alla figlia di Sion: ecco, arriva il Salvatore” (prima lettura).
Egli non viene con il fragore delle armi, ma nella debolezza disarmante di un bambino che si lascia riconoscere da poveri pastori che tornano a casa “glorificando e lodando Dio” per quanto udito e visto (Vangelo).
Paolo, sempre scrivendo a Tito, afferma che in Gesù Dio ha manifestato la sua bontà e “il suo amore per gli uomini” (seconda lettura).

MESSA DEL GIORNO

Is 52,7-10 • 8a197 • Eb 1,1-6 • Gv 1,1-18

“In principio era il Verbo”: così si apre la pagina evangelica tratta dal prologo di S. Giovanni e proclamata nella Messa del giorno.
La “Parola” di Dio è la sua stessa azione; quando Dio parla, agisce. Nulla di più attivo che la sua Parola (il Verbo): “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui”.
La creazione del mondo è scandita da un ritornello: “Dio disse. E così fu”. Ora, questa Parola di Dio “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria”.
È il Natale! Il fatto straordinario di una nascita in uno sperduto angolo dell’Impero romano è in realtà un evento unico e assoluto: la venuta nel mondo del Verbo attraverso la nascita di un neonato.
La nuova creazione è così incominciata (Vangelo). Dio parla, dunque, creando e ricreando.
Egli parla anche esortando: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente ha parlato a noi”.
È l’autore della lettera agli Ebrei a scriverlo. Ora siamo avvertiti: questo bambino è il Figlio di Dio, è la sua Parola. Davanti a Lui si inginocchiano “gli angeli di Dio” (seconda lettura).
Ma Egli parla, anche i pastori.., e noi con loro. Sì, anche noi adoriamo in questa vita nascente il Figlio del Dio vivente, nel quale è la vita: “in Lui era la vita”.

La Buona Novella, però, non si limita all’annuncio della venuta del Figlio di Dio tra noi; essa è anche per il mondo intero, annuncio che tutti coloro che accolgono questa Parola, tutti “quelli che credono nel suo nome” possono diventare figli di Dio. È questa la Buona Novella, che il profeta Isaia ha in cuore, sette secoli avanti, quando scrive: “Come sono belli i piedi del messaggero che annunzia la pace... la salvezza” (prima lettura).

 


RIFLETTI

Il Bambino, che il suo corpo limita nello spazio e nel tempo, ci rende partecipi della sua pienezza di vita, che è vita eterna. È questo il mistero del Natale che riempie il cuore di gioia e la notte di luce. Cristo, dalla grotta di Betlemme, illumina l’umanità di tutti i tempi e il cosmo. Apriti a questa “luce”: sarà per te un Natale splendente di luce!





da:
Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 23-26




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org