PER IL TEMPO DI AVVENTO: Vergine ORANTE
Anna Maria Cànopi




 


Maria, Vergine orante è uno dei titoli più suggestivi attribuiti alla Madre di Dio. Nessun dubbio che Maria fosse una donna di preghiera; ma da che cosa si deduce tale convinzione, se non dal fatto stesso che Maria è la piena ai grazia, il tempio dello Spirito santo, la stabile dimora del Verbo?
Maria è, in quanto tale, sostanzialmente preghiera. Il suo stesso silenzio di umiltà è purissima lode, e il suo ascolto-obbedienza è potente intercessione. Giustamente si è affermato che se uno obbedisce a Dio e lo invoca, Dio obbedisce a lui: ascolta la sua preghiera.

Maria respira il Verbo divino e restituisce al Padre, nello Spirito santo, il Verbo stesso. Nel suo cuore vergine, indiviso, il puro e intenso desiderio di Dio è preghiera che lo Spirito compie in lei con gemiti inesprimibili. E questa è già, in germe, la preghiera della Chiesa.

Quale risonanza possono aver avuto nell’animo di quella piccola figlia di Sion i salmi di Israele, in particolare quelli che esprimevano l’anelito delle generazioni alla venuta del Messia? Maria era talmente ignara di sé da poter trasalire di commozione e di gioia senza neppure essere sfiorata dal pensiero o dalla segreta speranza di poter essere direttamente coinvolta nel grande evento.

Tutto il suo essere era un calice esalante profumo d’incenso, di nardo e cinnamomo (cfr. Ct 4,14), ma ella, aggirandosi nel suo umile ambiente nazaretano, conosceva soltanto l’odore e il sapore delle semplici e consuete cose della vita quotidiana: la fragranza del pane e dell’olio insieme con l’odore delle pecore e della lana che filava... Le sue azioni domestiche erano però tutte sincronizzate al ritmo del suo cuore anelante a contemplare il volto del Signore. Pregare è anzitutto desiderare il volto del Signore. Tutti in Israele desideravano vedere il volto del Signore, ma chi più di colei che era destinata a dargli anche un volto umano a lei somigliante?
Se tale fu prima dell’annunzio, quale non fu dopo che il Verbo proprio da lei fu concepito e rivestito di carne umana? Lo adorò in silenzio, quasi naufragando nel mistero della sua presenza; ma quando Elisabetta la salutò benedetta fra le donne a motivo di quel frutto che portava in grembo, Maria esplose nel più alto canto di lode e di ringraziamento: «L’anima mia magnifica il Signore!». Il vaso dischiuso lasciò esalare l’essenza profumata che conteneva. Davanti al suo sguardo interiore passavano tutte le generazioni di Israele, tutte le vicende del suo popolo più volte calpestato dal nemico e risollevato da Dio, tutte le schiere dei poveri e degli umili che avevano mantenuta viva la speranza della salvezza. Del resto, l’intonazione del cantico esultante non l’aveva colta dalle labbra di una povera, Anna, la madre del profeta Samuele?

Il cuore di Maria, però, oltrepassava ormai i confini delle nazioni e si faceva anelito di tutti i popoli, ai tutti gli uomini, di ogni creatura. E quando, nella notte più fulgida di stelle, ella diede alla luce il suo Figlio, attraverso la sua stupita e silente adorazione, l’universo intero si inchinava e porgeva al «piccolo re di gloria» dovuto religioso ossequio. A Betlemme la preghiera di Maria diventò anche dolce ninna-nanna e premurosa cura verso il neonato. Non doveva forse pulirlo, vestirlo, cullarlo, allattarlo come tutti gli altri bambini? Ogni attenzione materna era però da parte sua un’azione liturgica, un sacro rito che preludeva alla liturgia della madre Chiesa, alla liturgia eucaristica.

[…]

A Betlemme aveva accolto fra le braccia e adorato nel piccolo corpo del bambino il Dio onnipotente e misericordioso; a Gerusalemme raccolse sotto il suo manto il primo nucleo del nuovo Israele, l’infanzia del grande corpo mistico di Cristo, e lo iniziò alla preghiera, frutto dell’affidarsi all’azione trasformante dello Spirito Santo. Non propriamente, dunque, a pregare ci insegna Maria ma a lasciarci plasmare dallo Spirito, che ci santifica e ci rende adoratori di Dio, celebratori delle sue misericordie e cantori della sua gloria.

La preghiera, infatti, è dono di grazia, è opera di Dio in noi. Il battesimo, la cresima, tutti i sacramenti che la madre Chiesa ci amministra, ci rendono idonei a ricevere tale dono. Perché allora lo sentiamo sempre così scarso o persino inesistente?
Se consideriamo le disposizioni della Vergine Maria possiamo constatare che abbiamo bisogno di ricuperare la dimensione dell’interiorità e tutti quegli aspetti che costituiscono le premesse della preghiera: il silenzio, l’umiltà, l’ascolto-obbedienza, la fede e la costanza, il desiderio di Dio e l’ardore della carità. Maria ci prende per mano e ci insegna la strada della preghiera, ci accompagna.

O Maria, Vergine umile,
Madre tenerissima,
icona splendente della Chiesa orante,
guidaci nel cammino della preghiera,
attiraci là dove l’anima,
ignara di sé,
è tutta investita dal fuoco dello Spirito Santo!






da: Anna Maria Cànopi Maria, donna della bellezza interiore -
PAOLINE Editoriale Libri – Figlie di san Paolo, 1996
via F. Albani, 21 – Milano – pp29-37

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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