PER IL TEMPO DI AVVENTO: discepola OBBEDIENTE
Anna Maria Cànopi




 


Il silenzio e l’umiltà furono in Maria la radice e lo stelo su cui fiorì l’ascolto-obbedienza. Questo binomio è inseparabile, perché se non c’è ascolto non vi può essere nemmeno obbedienza, e se non c’è obbedienza è segno che non c’è vero ascolto.

Dio ha concepito Maria fin dall’eternità come colei che ha l’orecchio del cuore incessantemente aperto all’ascolto della Parola e al pieno consenso. Non si può immaginare la bambina Maria nella casa paterna o — secondo la tradizione degli Apocrifi — al tempio, in altro atteggiamento che non sia quello di ascoltare attentamente e docilmente acconsentire.

 

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Pure in assorta meditazione o rapita contemplazione viene rappresentata dall’intuizione della fede e dell’arte la Vergine Annunziata. Ella è come sempre in attesa della visita e nello stesso tempo sorpresa all’arrivo del divino messaggero, perché la Parola è sempre un evento: tutte le volte arriva a noi inedita e irrepetibile. È la grazia vitale ch ogni momento.
L’ascolto-obbedienza per Maria coincideva proprio con la vita: era un semplicissimo e perfettissimo ricamo di grazia che si andava formando sulla modesta trama del quotidiano. Come altrimenti avrebbe potuto trovarsi pronta ad accogliere quell’annunzio che fu decisivo non soltanto per la sua esistenza ma anche per quella di tutto il genere umano?

L’obbedienza non la si può improvvisare. Essa è l’atto di culto fondamentale che Dio richiede alle sue creature per legarle e sé con vincolo d’amore. Perciò soltanto una profonda educazione alla fede e alla carità la rende possibile, autentica e matura.
È uno stato permanente dell’adesione di tutto l’essere a Dio. Se è vero che il momento più intenso dell’ascolto-obbedienza fu per Maria quello dell’annunzio — evento dell’incarnazione del Verbo nel suo grembo —, è pure stupendamente vero il fatto che, sia prima sia dopo l’annunzio, ogni altro istante della sua esistenza fu sincronizzato con quell’«Ecco..., fiat»: « Eccomi, sì! », che l’angelo raccolse quale primo fiore della terra nuova e della nuova umanità, e subito lo portò sull’altare del cielo, perché il cuore di Dio potesse trasalire di gioia nel sentire il soave profumo della sua «primogenita».
È infatti lei, Maria, la primogenita dei redenti da colui che, entrando nel mondo attraverso il suo «fiat» verginale, ricevette dal Padre un «orecchio attento», tutto «aperto» per ascoltare e per compiere, quale servo fedele e sofferente, ogni divino volere (cfr. Is 60,4-6; Eb 10,5-7).
La Madre è, fin dalla sua immacolata concezione, nel «sì» del Figlio, e il Figlio nasce passando attraverso il «sì» che è nel cuore docile e amante della Madre. Mistero ineffabile! Come distinguere la potenzialità del seme dalla linfa che scorre nella pianta?

[…]

Come Gesù, anche Maria è esposta alla tentazione di rifiutare la volontà incomprensibile del Padre, di ritrarsi impaurita davanti all’assurdità e all’atrocità della croce che sembrava smentire tutte le promesse di Dio. Tuttavia, pure in lei vinse l’amore. La sua obbedienza fu, infatti, segno del suo amore smisurato e della sua totale e irrevocabile appartenenza al Signore. È proprio questo che la costituisce autenticamente e incomparabilmente «religiosa», legata al suo Dio per la vita e per la morte. In quell’ora culminante Maria, non meno al buio dei discepoli e di tutti gli altri, si mostrò dolce e forte, libera e, per amore, inchiodata con il Figlio alla volontà del Padre.

In lei, donna dell’ascolto e dell’obbedienza che scaturiscono dalla fede e dall’amore, si specchia la santa Chiesa, ogni anima cristiana e, in particolar modo, ogni anima consacrata. Tutti, infatti, siamo esortati a offrite il nostro corpo, tutto il nostro essere, «come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1-2). È appunto questo il culto spirituale che ci separa dalla mentalità di questo secolo e ci trasforma interiormente per renderci consorti del Cristo, come Maria, nella quale si realizzano pienamente tutti i gradi della parentela di grazia:«Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli», ci dice ancora oggi il Signore Gesù, «egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50).

Il culto della personalità, così malinteso e così diffuso nella cultura del nostro tempo, ci induce spesso a schivare l’obbedienza come una violazione della nostra libertà, e ci fa invece sacrificare tutto e tutti sull’altare del nostro grande idolo, davanti al quale pretendiamo che gli altri — e persino Dio! — debbano inchinarsi.
Come sottrarci a questo tremendo inganno? Guardando a Maria, il nostro sguardo è riportato su Gesù. E chi vede Gesù, nello Spirito, vede il Padre. Chi poi vede il Padre non ha più bisogno di nulla, perché il Padre è tutto! Egli colma di pace e di gioia i suoi figli quando, nel Figlio primogenito, gli dicono con slancio di gratitudine e di amore: «Padre, sì!». L’obbedienza non è davvero altro che la piena comunione con Dio nell’amore; è un mistero nuziale che ci fa anticipare nel tempo presente la beatitudine dell’eterno consenso a quell’Amore da cui siamo scaturiti e al quale, con ogni atto buono della nostra vita, ritorniamo.

O Maria, Madre del Cristo
obbediente fino alla morte,
insegnaci l’obbedienza quale mistero di vita,
crogiolo del cuore consacrato totalmente all’Amore. Amen .






da: Anna Maria Cànopi Maria, donna della bellezza interiore -
PAOLINE Editoriale Libri – Figlie di san Paolo, 1996
via F. Albani, 21 – Milano – pp21-28

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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