PER VIVERE MEGLIO LA SPIRITUALITÀ DELL’AVVENTO
Mauro Orsatti




 


La chiesa intera, pellegrina nel mondo, si mette spiritualmente in cammino verso il Messia atteso, quello che viene nel Natale, quello che verrà, glorioso alla fine della storia. Le prime due domeniche di Avvento orientano la riflessione e la preghiera verso la seconda venuta di Gesù.
Raccogliamo il suggerimento di san Cirillo di Gerusalemme nelle sue Catechesi:
«Noi annunziamo che Cristo verrà. Infatti non è unica la sua venuta, ma ve n’è una seconda, la quale sarà molto più gloriosa della precedente. La prima, infatti, ebbe il sigillo della sofferenza, l’altra porterà una corona di divina regalità... Perciò non limitiamoci a meditare solo la prima venuta, ma viviamo in attesa della seconda».

Non resta che vivere con più attenzione alle realtà ultime, con una sana catechesi e una corretta vita cristiana che ci aiuti a valorizzare l’oggi. I testi liturgici ci educano a un sano ed equilibrato senso escatologico, in parte smarrito dalla mentalità moderna, impegnata e centrifugata dal principio consumistico ‘usa e getta’ o da quello materialistico del carpe diem.

La parola di Gesù ci suggerisce di usare bene i due occhi; uno verso l’alto e uno verso il basso. Da una parte ci fa alzare lo sguardo, ma non intende tingere di rosa un futuro che rimane carico di minaccia, né illudere le persone che devono rimanere perfettamente consce della situazione, né annacquare un dato per sua natura duro da accettare. Dall’altra parte, la medesima parola aiuta a tenere un occhio puntato al basso, che è la vita ordinaria che si dipana nel tempo. Il tono è quello familiare di un’esortazione calda e di una raccomandazione pressante. Lo si capisce subito dalla sequenza di imperativi che vengono riversati nel testo: «State attenti... vegliate... pregate». Quindi, occorre stare attenti al presente, alla storia piccola e grande di ogni giorno: «Gli eventi - dice il Signore - sono Io. Sono Io che vi accarezzo e vi levigo... Sono Io che vi amo. Sono Io... Non abbiate paura!» (Ch. Péguy).

L’esortazione non basta. Gesù offre anche delle certezze: «Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Ricchi di tale certezza, andiamo con gioia incontro al Signore che viene nel Natale, vivendo con impegno la vita quotidiana, propizia preparazione all’incontro definitivo con Cristo alla fine della nostra storia.

Concludiamo con una riflessione di san Bernardo:
«Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini. Nell’ultima venuta ogni uomo vedrà la salvezza. Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione».




da: Mauro Orsatti – Il cammino con la Paola,
Editrice Queriniana, Brescia pp15-16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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