2 NOVEMBRE: COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
“Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli che ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”

Gian Mario Redaelli




IL MESSAGGIO

L’espressione, sopra riportata, ci è familiare per averla sentita tante volte pronunciare dal sacerdote nella Messa. La preghiera per i defunti appartiene alla più antica tradizione cristiana, anzi, è già radicata nella tradizione dell’Antico Testamento:
Fatta una colletta, Giuda la inviò perché fosse offerto un sacrificio” (2 Mac 12,43).
Essa è l’espressione della nostra speranza nella risurrezione dei defunti ed è sostenuta dal mistero dell’amore di Cristo che ci ha uniti gli uni agli altri.
La Chiesa, da madre attenta alla vita dei figli, invita non solo a pregare per i defunti che abbiamo conosciuto, amato e di cui abbiamo sentito parlare, ma anche per tutti i morti “
di cui Dio solo ha conosciuto la fede”, perché Gesù Cristo è morto e risuscitato per tutti loro.

Quindi, il 2 novembre non è soltanto il giorno in cui commemoriamo i nostri morti, ma
giorno di intensa invocazione che la Chiesa rivolge a Dio per tutti i defunti, perché conoscano “il riposo eterno e la luce che non conosce tramonto”. In questa prospettiva, per il cristiano la morte è: incontro con il Creatore, passaggio verso la vita, riposo in Dio. S. Paolo, ai cristiani di Filippi, arriva a scrivere che desidera “essere sciolto dal corpo per essere con Cristo” (Fil 1,23).

PRIMA LETTURA

(Gb 19,1.23-27a) — L’autore ci porta a
meditare sul tema della sofferenza, il cui sbocco è la morte. Giobbe, stremato dal dolore e consapevole della fine che lo attende, “dopo che questa mia pelle sarà distrutta”, manifesta la sua fede incrollabile ed è certo che Dio è dalla sua parte e non lo abbandona:
Io lo so che il mio Redentore si ergerà sulla polvere”.

Il Salmista gli fa eco, cantando la piena fiducia in Dio, che egli definisce “luce, salvezza e difesa” della sua vita. È la certezza di chi sa di poter contare sull’aiuto del Signore.

 


(Is 25,6a.7-9) — Con ancora negli occhi le immagini della di-struzione di Gerusalemme, il profeta afferma che
Dio stesso “Preparerà un banchetto per tutti i popoli”. Per l’autore, il banchetto è segno della familiarità con Dio, della fraternità tra tutti gli invitati e della vita futura a cui l’umanità è chiamata: “Eliminerà la morte per sempre... asciugherà le lacrime su ogni volto”. Messaggio che mette speranza nel cuore e gioia sul volto..

Il Salmista invocando da Dio protezione contro i nemici, chiede luce per sé e perdono dei peccati.

(Sap 3,1-9) — La liturgia ci offre uno dei testi scritturistici fondamentali su cosa ci attende dopo la morte. Con la forza del credente, l’autore afferma che, per
chi confida nel Signore, “il giusto”, non tutto è finito con la morte; al contrario egli, provato nel crogiuolo, riceverà dal Signore la ricompensa per la propria fedeltà.

Il Salmista, che vive in esilio, esprime lo struggente desiderio di tornare a rivedere il tempio della Città Santa, per gustare la dolcezza della presenza del Signore.

SECONDA LETTURA

(Rm 5,5-11) —Nel brano, tratto dalla lettera ai cristiani di Roma (considerato il capolavoro teologico di S. Paolo), l’apostolo presenta
la morte di Gesù come fonte di riconciliazione e di salvezza per ogni uomo. Entrata nel mondo a causa del peccato, la morte è sconfitta da Gesù, che l’attraversa come tutti;
per questo l’apostolo scrive: “
la speranza non delude”.

(Rm 8,14-23) — S. Paolo rassicura i Romani dicendo loro che
le sofferenze del presente, cioè il faticoso travaglio della vita terrena, sono ben poca cosa di fronte alla certezza della salvezza. L’apostolo, servendosi dell’immagine molto pregnante del travaglio del parto, continua dicendo che anche la creazione è coinvolta nello stesso dinamismo di morte e di risurrezione dell’uomo e che anch’essa sarà strappata alla caducità del peccato.

(Ap 21,1-5a.6b-7) — Brano conosciuto per la bella espressione, divenuta familiare,
“un nuovo cielo e una nuova terra”, vi è descritta la definitiva sconfitta del male, raffigurato dal mare. Nella Gerusalemme celeste Giovanni raffigura la presenza luminosa di Dio nell’oscurità dell’esistenza terrena.
Essa è la dimora di Dio in mezzo agli uomini, dopo che il Verbo si è incarnato e il Padre lo ha risuscitato.
Il vecchio mondo cede così il passo al nuovo mondo.


VANGELO

(Gv 6,37-40) — Il brano è tratto dal discorso che Gesù tiene nella sinagoga di Cafarnao (definito dagli studiosi “discorso sul pane di vita”). L’evangelista Giovanni sottolinea l’opera di Gesù che, su mandato del Padre, va alla ricerca della creatura fragile per riportarla a Dio; non solo, ma dalla morte e dal nulla la conduce alla risurrezione:
“Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna”.

(Mt 25,31-46) — Con un’immagine grandiosa, Matteo descrive la venuta di Gesù, re-messia, che introduce i suoi eletti nel Regno del Padre. L’immagine centrale del re-pastore, che giudica tra pecore e capri, rimanda al libro del profeta Ezechiele. L’evangelista sottolinea che
il giudizio finale verterà sulle opere di misericordia compiute o meno in favore dei “piccoli”.

(Mt 5,1-12a) — Gesù traccia i lineamenti dei “beati”, i cui nomi sono scritti nel cuore di Dio.
Essi sono: i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati.
Di loro Gesù non dice che saranno beati, ma che lo sono:
“... perché di essi è il regno dei cieli”.

RIFLETTI

Alimenta la tua fede, speranza e carità pensando al grido di Paolo:
“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? (...) né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio” (Rm 8,39).
Fra i vivi e i defunti esiste un’intensa comunione spirituale di vita, che non solo la morte non spezza, ma, al contrario, essa rende ancora più profonda. Lo credi?

La tenerezza della Chiesa è come quella della Madonna che, ai piedi della croce, riceve dal Figlio morente la missione della maternità nei nostri confronti. Questo è ben espresso dalle parole finali dell’Ave Maria: “prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”. Non è consolante, pertanto, sapere che la Madonna ha vegliato accanto ai nostri cari defunti anche nell’istante supremo della loro agonia?

Dall’esperienza pastorale: in molte comunità parrocchiali è entrata la consuetudine di invitare alla Messa di questo giorno le famiglie colpite da un lutto, nell’arco dell’anno. L’iniziativa non solo è lodevole, ma è pure molto apprezzata dagli interessati. Diffonderla è certamente un’azione pastorale sapiente.



da: Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la PAROLA -
Edizioni Dottrinari 2006 - via F. Wenner, 39 - 84080 Pellezzano Sa , pp 219-222


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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