TEMPO ORDINARIO: La croce della fraternità
Fratel Luca Fallica





Quattro dimensioni dell’amore che s’innervano a formare una croce, quella di Cristo, quale rivelazione insuperabile dell’ampiezza, della lunghezza, dell’altezza e della profondità dell’amore del Padre.
Queste quattro «braccia» costituiscono anche la struttura portante di ogni fraternità cristiana, che trova nella croce il suo albero di vita.

In un’omelia pronunciata il 14 settembre 1993, nella festa dell’Esaltazione della croce, frère Christian de Chergé, il priore dei monaci trappisti di Nostra Signora dell’Atlas, martirizzato insieme ai suoi sei confratelli il 21 maggio 1996, racconta il dialogo avuto con un amico sufi a proposito della croce di Gesù:

«E se parlassimo della croce?» mi domandava di recente uno dei nostri amici sufi (nell’auto che ci riportava entrambi a casa dal Marocco, dove aveva voluto fare un ritiro presso i nostri fratelli di Fès).
«Se parlassimo della croce?»
«Quale?», gli chiesi.
«La croce di Gesù, è chiaro.»
«Sì, ma quale? Quando guardi un’immagine di Gesù in croce, quante croci vedi?»
Esitava.
«Forse tre... di sicuro due. Quella davanti e quella dietro.»
«E qual è quella che viene da Dio?»
«Quella davanti...» diceva.
«E quale quella che viene dagli uomini?»
«Quella dietro...»
«E qual è la più antica?»
«Quella davanti... Gli uomini hanno potuto inventare l’altra solo perché Dio aveva già creato la prima.»
«E che significato ha questa croce davanti, quest’uomo con le braccia distese?»
«Quando stendo le braccia — diceva — è per abbracciare, per amare.»
«E l’altra? È lo strumento dell’amore travestito, sfigurato, dell’odio che inchioda nella morte il gesto della vita.» Potremmo rifarci ai versetti del Corano che parlano della morte di Gesù (Corano 4, 156-159). Versetti che costituiscono la croce degli esegeti musulmani. « [I giudei] non l’hanno, affatto ucciso...» Questo è chiaro: con la morte, anche la più infamante, la vita non è tolta ma trasformata. «In verità non l’hanno crocifisso...» Sì, perché ha steso liberamente le braccia nell’ora della sua passione; è l’amore, e non i chiodi, a tenerlo fisso a quel patibolo che gli abbiamo costruito. Ed è lo stesso amore che ci attira verso di lui mentre perdona ai suoi persecutori.

L’amico sufi aveva detto: «Forse tre». Questa terza croce non ero forse io, non era forse lui nello sforzo che ci portava a prendere le distanze dalla croce «di dietro», quella del male e del peccato, per aderire a quella «davanti», quella dell’amore che trionfa? [...]

Fratelli e sorelle, sappiamo bene che questo passaggio dall’una all’altra croce è proprio la nostra Via crucis e anche la nostra Via gloriae, perché è da lì che Gesù ci innalza, assieme a lui, verso il Padre che ci attende tutti a braccia aperte.


Questa terza croce, la nostra, deve essere anch’essa costituita nelle sue quattro «braccia» da questa quadriforme dinamica dell’amore.
Discendendo nell’umiltà e nella debolezza sperimentiamo allora la potenza di Gesù che ci innalza con luì presso il Padre.
Nell’ampiezza delle nostre braccia create anch’esse per abbracciare e per amare giungiamo a incontrare l’abbraccio stesso del Padre che ci attende.
Nella lunghezza di un amore che sa andare oltre l’odio delle croci di legno, e ne cambia il significato con la croce di carne della nostra vita, scopriamo che anche la nostra esistenza viene trasfigurata e attratta verso Gesù che perdona i suoi persecutori.
Nella profondità del cuore con cui percorriamo le nostre piccole o grandi vice crucis, purché dietro il Signore crocifisso e risorto, accogliamo la gloria di Dio che rischiara le nostre tenebre e ci riconcilia nella pace.

La fraternità nasce nel cuore della croce, in cui la verticalità piantata come un dono tra cielo e terra incrocia l’orizzontalità di un abbraccio che non esclude nessuno, e in tal modo attraversa la profondità della vita di ogni uomo, comunicandogli quel respiro santo di Dio che va oltre la morte e tutto vivifica.








da: Fratel Luca di Vertemate - LA RUGIADA E LA CROCE - la fraternità come benedizione
- 2001 Ancora Editrice, via G.B. Niccolini, 8 - 20154 Milano, pp 182-184


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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