TEMPO ORDINARIO: L'Eucarestia, segno di amore - Gv 6,51-58
Antonio Riboldi





Non ci stancheremo mai di proclamare che se c'è un Dono, che Gesù ha fatto a noi, sorpassando ogni nostra immaginazione, è il Dono di Se stesso, come cibo della Vita, ossia il Suo Corpo e il Suo Sangue nel sacramento dell'Eucarestia.
Un Dono che i Giudei non riuscirono a capire, accogliere e... 'mormoravano' - e noi? -

Narra il Vangelo di oggi: "Gesù disse alla folla: Io sono il pane vivo disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Possiamo immaginare la sorpresa ed incredulità di chi stava ad ascoltarlo.

Come può uno dare come cibo dello spirito la propria carne?
È una realtà che sfugge alla nostra povertà nell'accostarci al divino.
Possiamo forse 'capire' la straordinarietà di un miracolo, che guarisce il corpo, o, se vogliamo, anche quella particolare grazia che, dopo averci mostrato la nostra debolezza umana, attraverso il sacramento della Penitenza, ci aiuta a cogliere la grandezza del Cuore di Dio, che dona senza misura la sua misericordia, creando in noi il desiderio della conversione, cancellando le nostre colpe e dandoci anche la 'sensazioné di una reale rinascita. Ma già, per molti, non sempre è facile 'comprendere' questo sacramento: sembra qualcosa di utopico.
Tra noi uomini non è di casa il dono del perdono, che va oltre l'offesa.

Quando noi sbagliamo l'opinione pubblica esige la riparazione (giusta per altro) ma poi... non dimentica, anche se si è pagato con una vita come sospesa per mesi o anni: è la storia quotidiana del dramma delle carceri e del dopo carcere. Questo è il nostro agire.
Dio va oltre, sempre, meravigliosamente oltre... e noi non capiamo e troviamo difficile accettare anche solo la frase: "
Chi mangia la mia carne avrà la vita eterna".
Proprio l'Eucarestia è il Dono meno capito da troppi cristiani.
Quanti sono quelli che, non tanto frequentano, ma partecipano con gioia alla S. Messa domenicale, desiderosi di nutrirsi del Cibo che dà la Vita? Come 'sceltà è forse davvero di troppo pochi.
Eppure quale forza vi attingono coloro che con fede vi si nutrono.
Celebrare e partecipare alla S. Messa, per un cristiano, non può essere un'abitudine, ma deve diventare il momento più bello ed intenso della giornata: è da quel Cibo che si riceve la forza per compiere la propria missione, per realizzare il progetto di Dio nella nostra vita.
L'Eucarestia è Dio che vive intimamente con me... e la vita diventa tutta un'altra cosa!
Se dunque il mondo e tanti cristiani non conoscono la verità e la bellezza della vita, è proprio perché non conoscono e non accolgono il Pane della Vita!

Troppo spesso, anche oggi, sembra che tanti di noi rivivano quello che avvenne con Gesù: ''Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: 'Come può costui darci la sua carne da mangiare?'. Gesù disse: 'In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è il vero cibo e il mio sangue la vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui". (Gv. 6, 52-59)

Credo che, in un tempo per troppi di fede languida, sia giunto il momento di esaminarci fino in fondo sul posto che l'Eucarestia ha nella nostra vita.
Dobbiamo chiederci quale 'peso' e quali conseguenze abbia per noi il cibarci del Corpo di Cristo e quanto davvero siamo convinti, come ci dice Gesù, che il Suo Corpo è vero cibo.
La superficialità o l'abitudine, spesso solo esteriore, quasi fosse un atto come un altro l'andare a cibarsi dell'Ostia, credo dipendano molto da una mancata o carente o errata catechesi, ossia della non conoscenza di ciò che significhi una vera vita cristiana.
Nelle famiglie c'è poco spazio per il Pane del Cielo! Non nascondo la mia sofferenza nel constatare, nel giorno della prime Comunioni, tanto sfoggio di festa esteriore, di corsa ai regali, che fanno dimenticare l'essenziale: Gesù, che chiede di entrare nella nostra vita, di essere accolto e di poter davvero camminare con noi.

Meditiamo le parole di Paolo VI:
L'Eucaristia è anzitutto Comunione con Cristo, Dio da Dio, Luce da Luce, Amore da Amore, vivo, vero, sostanzialmente e sacramentalmente presente, Agnello immolato per la nostra salvezza, manna ristoratrice per la vita eterna, amico, fratello, sposo, misteriosamente nascosto e abbassato sotto la semplicità delle apparenze, eppur glorioso nella sua vita di risorto, che vivifica comunicandoci i frutti del Mistero pasquale.
Oh, non avremo mai meditato abbastanza sulla ricchezza, che ci apre questa intima comunione di fede, di amore, di volontà, di pensieri, di sentimenti, con Cristo Eucaristico.
La mente si perde, perché ha difficoltà a capire; i sensi dubitano perché si trovano dinanzi a realtà comuni e note, pane e vino, i due elementi più semplici del nostro cibo quotidiano.
Eppure, proprio il «segno» con cui questa divina presenza ci si offre, ci indica come dobbiamo pensarla; il pane e il vino, queste specie tanto comuni, hanno valore di simbolo, di segno.
Segno di che? Or quanto è grande la potenza di Cristo, che anche qui, secondo il suo stile, - che è lo stile di Betlem, di Nazareth, del Calvario - nasconde le più grandi realtà sotto le apparenze più umili, e, appunto per questo, a tutti accessibili; questo Sacramento è segno che Cristo vuol essere nostro cibo, nostro alimento, principio interiore di vita per ciascuno di noi, e a noi applica i frutti della sua incarnazione, con la quale - come bene ha detto il Concilio - «Il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo
» (Gaudium et spes, 22).

L'Incarnazione si estende nel tempo, affinché ogni cristiano divenga davvero, come il tralcio alimentato dal ceppo dall'unica vite (Gv. 15, 1), il prolungamento di Cristo, e possa dire con l'Apostolo Paolo; "Non più io vivo, ma Cristo vive in me. La vita, che vivo nella carne, la vivo nella fede al Figlio di Dio, che ha amato me, e ha dato se stesso per me» (Gal. 2, 20).
Egli si moltiplica per essere a disposizione di tutti, per essere di tutti; ignorato, forse; trascurato, forse; offeso, forse; ma vicino; ma presente; ma operante per chi crede, per chi spera, per chi ama! Se l'Eucaristia è un grande mistero che la mente non comprende, possiamo almeno capire l'amore che vi risplende. Possiamo riflettere all'intimità che Gesù vuol avere con ognuno di noi; è la sua promessa, sono le sue parole: 'Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, rimane in me ed io in lui... Chi mangia me, anch'egli vivrà per me '. (Gv. 6, 56-57)
Egli è il pane di vita eterna, per noi pellegrini in questo mondo, che per suo mezzo siamo già trasportati e immessi dal flusso rapido del tempo alla sponda dell'eternità. (5 giugno 1969) L'Eucarestia non è una devozione, ma Dio stesso che si fa nostro cibo e nostra bevanda.
A volte sulla nostra tavola c'è di tutto per il corpo, ma poi dobbiamo renderci conto che sulla 'tavola' della vita interiore, manca il pane necessario: Gesù, Figlio di Dio, che vuole donare pace e gioia, attraverso Se stesso, alla fatica della nostra vita.
Egli è l'unico Pane che può saziare la nostra fame di felicità, di infinito, di eternità, accompagnandoci nel nostro sofferto esistere verso la sola mèta duratura: la Casa del Padre.






da: http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/26129.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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