TEMPO ORDINARIO: Il sonno di Cristo sulla barca
Pier Crisologo



Tutte le volte che Cristo dorme nella nostra nave, e a causa del sonno della nostra ignavia s’addormenta nel nostro corpo, insorge una totale tempesta per la violenza dei venti, infieriscono minacciose le onde, e mentre troppo frequentemente si innalzano e cadono con flutti spumeggianti, amaramente suscitano nei naviganti con l’attesa i naufragi, come ha detto la lettura del nostro evangelista...

E lo prendono, disse, cosi com’era nella nave (Mc. 4, 36).
Altro è il Cristo in Cielo, altro è il Cristo in nave: altro nella maestà del Padre, altro nella umiltà dell’umanità si avverte; altro si vede coeterno al Padre, altro temporale in rapporto alle età; altro dorme nel nostro corpo, altro veglia nella santità del suo spirito. Lo prendono cosi com’era, disse, nella nave. Lode di fede è ricevere il Cristo come è e si ha nella nave, cioè, nella Chiesa, dove è nato, dove crebbe, dove soffri, dove fu crocifisso e sepolto, dove ascese al Cielo, siede alla destra di Dio Padre, donde verrà come giudice dei vivi e dei morti: professare tutto questo è di singolare salvezza. Colui che avrà accolto nella nostra nave e confessato il Cristo, qualora venga sommerso dagli scandali delle onde, non è immerso dai pericoli e coperto dalle onde...

Quella burrasca gettava le ondate nella nave (Mt. 4, 37)
: poiché come le onde dei popoli e la ferocia delle persecuzioni agitano e squassano la nave del Signore esternamente, cosi all’interno i burrascosi flutti degli eretici irrompono ed infieriscono [contro di essa].
Il beato Paolo dichiara di aver sofferto questa tempesta, quando dice: Al di fuori le lotte, internamente i timori: talmente che la nave fosse sommersa (2 Cor. 7, 5). Giustamente l’evangelista, a causa dei flutti spumeggianti, riferisce che la nave fosse ripiena [d’acqua], soffrendo la Chiesa un numero così grande di eresie, quante controversie della legge leggiamo che ci siano.

Ed egli, disse, dormiva a poppa sopra un capezzale. Lo svegliano e gli dicono: Maestro, niente t’importa che affondiamo? E, alzandosi, minacciò il vento e disse al mare: Taci e ritorna tranquillo. E cessarono i venti ed il mare ritornò calmo (Mc. 4, 38-39) . Mentre avveniva ciò gli insegnamenti si resero palesi, e il tempo lo addita all’esempio. Dal momento che grande e abbastanza violenta incombe una burrascosa tempesta, mentre da ogni parte il turbine pericoloso dei venti ruggisce e infierisce, muggisce il mare, le stesse isole sono scosse dalle fondamenta e i litorali sono scossi da pauroso fragore. Ma poiché dicemmo: Cristo dorme nella nostra nave, avviciniamoci a lui più con la fede che col corpo, e bussiamo alla sua porta [svegliamolo] più con le opere di misericordia che con il contatto di disperati; scegliamolo non con un frastuono indecoroso ma con grida di canti spirituali: non mormorando maliziosamente, ma supplicandolo con animo vigile.

Offriamo a Dio qualcosa del tempo della nostra vita, affinché questa infelice vanità e miseranda sollecitudine non sciupi tutto il tempo [della nostra vita]; affinché l’eccessivo sonno e il vano torpore non sciupi tutta la notte ma parimenti parte del giorno e della notte noi stessi dedichiamo all’autore del tempo.

Vigila, uomo, vigila! Hai l’esempio, e ciò che il gallo ti impedisce all’ospite, tu offrilo al tuo creatore, soprattutto quando egli ti suggerisce che ti sarà di aiuto, quando ti spinge al lavoro, quando già vicina la luce del nuovo giorno; quanto più con inni celesti ti conviene rivolgerti a Dio con virtù celeste per la tua salvezza. Ascolta il profeta che dice: Durante la notte il mio spirito veglia presso di te, o Dio (Is. 26, 9).

E il salmista: Sono con le mie mani di notte davanti a lui, e non sono stato ingannato (Sal. 76, 3).
Del giorno, invero, tre momenti lo stesso salmista ammonisce che bisogna riservare a Dio, dicendo: Di sera, al mattino e nel mezzogiorno narrerò ed annunzierò, ed egli esaudirà la mia voce (Sal. 54, 18).

Mentre Daniele supplicava diligentemente Dio, in questi tre momenti [della giornata], ottenne non solo la prescienza del futuro, ma meritò la liberazione del suo popolo a lungo prigioniero.
Ripetiamo, dunque, col profeta: Sorgi, sorgi e non respingermi fino alla fine (Mc. 4, 38) . Diciamo con gli apostoli: Maestro, niente t’importa che affondiamo? (Mc. 4, 38).
E veramente il maestro, non solo è il creatore di tutti gli elementi, ma anche il moderatore e il reggitore di essi. Ed egli quando ci avrà ascoltato, quando si sarà degnato di vigilare, si calmeranno le onde, e gli spaventosi marosi si appianeranno e cosi i colli, i venti si allontaneranno,cesserà la tempesta e quella che è imminente e la grande burrasca si trasformeranno nella più grande calma.

(Pier Crisologo, Sermo, 21, 1 ss.)







da: I Padri vivi - Le parole e i giorni - Commenti patristici -
1981 Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - Roma, pp 179-181



 

 

 

 

 

 

 

 

 

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