TEMPO ORDINARIO: Il granello di senape (Luca 13, 18-19)
S. Ambrogio




A che cosa somiglia il regno di Dio, a che cosa dirò che è simile? È simile a un granello di senape, che, preso e gettato da un uomo nel suo orto, crebbe ed è divenuto un albero, e gli uccelli del cielo si sono posati sui suoi rami (Lc. 13, 18-19).

Questo passo ci insegna che bisogna guardare alla natura delle similitudini, non alla loro apparenza. Vediamo dunque perché il sublime regno dei cieli è paragonato a un granello di senape.
Ricordo di aver letto, anche in un altro passo, del granello di senape, dove dal Signore è paragonato alla fede con queste parole: Se avrete fede quanto un granello di senape, direte a questo monte: Spostati e gettati in mare (Mt. 17, 20).
Non è certo una fede mediocre, ma grande, quella che è capace di comandare a una montagna di spostarsi: ed infatti non è una fede mediocre quella che il Signore esige dagli apostoli, sapendo che essi debbono combattere l’altezza e l’esaltazione dello spirito del male. Vuoi esser certo che bisogna avere una grande fede? Leggi l’Apostolo: E se avessi cori tanta fede da trasportare le montagne (1 Cor. 13, 2).

Orbene, se il regno dei cieli è come un granello di senape e anche la fede è come un granello di senape, la fede è certamente il regno dei cieli, e il regno dei cieli è la fede. Quindi, chi ha la fede ha il regno dei cieli; e il regno dei cieli è dentro di noi come dentro di noi è la fede. Leggiamo infatti: Il regno dei cieli è dentro di voi (Lc. 17, 21); e altrove: Abbiate la fede in voi (Mc. 11, 22). E infine Pietro, che aveva tutta la fede, ricevette le chiavi del regno dei cieli, per aprirne le porte agli altri.

Consideriamo ora, tenendo conto della natura della senape, la portata di questo paragone. Il suo granello è senza dubbio una cosa modesta e semplice; ma si comincia a tritarlo, diffonde il suo vigore. E così la fede sembra semplice di primo acchito: ma triturata dalle avversità, diffonde la grazia della sua virtù, in modo da penetrare del suo profumo anche coloro che leggono o ascoltano.

Granello di senape sono i nostri martiri Felice, Nabor e Vittore. Essi avevano il profumo della fede, ma li si ignorava. Venne la persecuzione; essi deposero le armi, porsero il collo e, abbattuti dal fendente della spada, diffusero la grazia del loro martirio per tutto il mondo, tanto da potersi dire giustamente: La loro eco si é propagata per tutta la terra (Sal. 18, 5).

Ma la fede talvolta è tritata, talvolta premuta, talvolta seminata.
[...]

Vuoi sapere che Cristo è il granello, e che è stato seminato? Se il granello di grano non cade in terra e vi muore, esso resta solo: ma quando è morto produce molto frutto (Gv. 12, 24).
Non abbiamo dunque sbagliato dicendo ciò che egli stesso ha già detto. Egli è anche il granello di grano, perché fortifica il cuore degli uomini (cf. Sal. 103, 14-15), e granello di senape, perché accende il cuore degli uomini. E, sebbene sia l’una che l’altra similitudine appaiano adatte, egli sembra tuttavia il granello di grano quando si tratta della sua risurrezione: egli è infatti il pane di Dio disceso dal cielo (cf. Gv. 6, 33), affinché la parola di Dio e il fatto della risurrezione nutrano l’anima, accrescano la speranza e consolidino l’amore. È invece granello di senape, affinché sia più amaro e austero il discorso sulla passione del Signore: più amaro, perché spinga alle lacrime, più austero perché generi commozione.
Così, quando leggiamo o ascoltiamo che il Signore ha digiunato, che il Signore ha avuto sete, che il Signore ha pianto, che il Signore è stato flagellato, che il Signore ha detto al momento della passione: Vigilate e pregate per non entrare in tentazione (Mt. 26, 41), noi, colpiti, per così dire, dall’aspro sapore di questo discorso, siamo spinti a moderare la troppo gradevole dolcezza dei piaceri del corpo.
Dunque, chi semina il granello di senape, semina il regno dei cieli.

Non disprezzare questo granello di senape: È certamente il più piccolo di tutti i semi, ma diviene, una volta cresciuto, il più grande di tutti gli ortaggi (Mt. 13, 32). Se Cristo è il granello di senape, in che modo egli è il più piccolo, e in che modo cresce? Non è nella sua natura, ma secondo la sua apparenza che cresce.
Vuoi sapere in qual modo è il più piccolo? Lo abbiamo visto e non aveva né bella apparenza né decorosa (Is. 53, 2). Apprendi ora come è il più grande: Risplendeva di bellezza al di sopra dei figli degli uomini (Sal 44, 3). Infatti colui che non aveva né bella apparenza né decorosa, è stato fatto superiore agli angeli (cf Ebr. 1, 4), oltrepassando tutta la gloria dei profeti...

Cristo è il seme, in quanto è seme di Abramo: P
oiché le promesse furono fatte ad Abramo e al suo seme.
Egli non dice: ai suoi semi, come parlando di molti; ma, come parlando di uno solo: al suo seme, che è il Cristo (Gal. 3, 16).
E non soltanto Cristo è il seme, ma è il più piccolo di tutti i semi, perché non è venuto né nella regalità, né nella ricchezza, né nella sapienza di questo mondo. Orbene, subito egli ha allargato, come un albero, la cima elevata della sua potestà, in modo che noi possiamo dire: Sotto la sua ombra con desiderio mi sedetti (Cant. 2, 3).
[...]
È dunque granello nella sua apparenza, albero per la sua sapienza. Tra le foglie dei suoi rami, l’uccello notturno nel suo nido, il passero sperduto sul tetto (cf. Sal. 101, 8), colui che fu rapito in paradiso (cf. 2 Cor. 12, 4), e colui che dovrà essere trasportato sulle nubi in aria (cf. 1 Tess. 4, 17), hanno ormai un luogo sicuro dove riposare. Là riposano anche le potenze e gli angeli del cielo, e tutti coloro che per le azioni spirituali meritarono di volare.
Vi riposò san Giovanni, quando reclinava la testa sul petto di Gesù, o meglio, egli era come un ramo nutrito dal succo vitale di quest’albero. Un ramo è Pietro, un ramo è Paolo dimenticando ciò che sta dietro e tendendo a ciò che sta davanti (Fil. 3, 13): e noi, che eravamo lontani, che siamo stati radunati dalle nazioni, che per lungo tempo siamo stati sballottati nella vanità del mondo dalla tempesta e dal turbine dello spirito del male, spiegando le ali della virtù, voliamo nel loro seno e come nei recessi della loro predicazione, affinché l’ombra dei santi ci protegga dal fuoco di questo mondo.
Così, nella tranquillità di un sicuro riposo, la nostra anima, che una volta era curva, come quella donna, sotto il peso dei peccati, « scampata come un uccello dalle reti dei cacciatori » (cf. Sal. 123, 7) si è levata sui rami e i monti del Signore (cf. Sal. 10, 1).

(Ambrogio, Exp. in Luc., 7, 176-180; 182-186)









da:
I Padri vivi - Le parole e i giorni - Commenti patristici -

1981 Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - Roma, pp 175-177




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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