TEMPO ORDINARIO: Le vie di Dio - (Mc 1,29-39)
Dom Guillaume




«Tutti ti cercano!»
Nel chiarore del giorno nascente, la parola di Pietro suona come un richiamo, quasi come un rimprovero, misto a una certa incomprensione.
L’atteggiamento di Gesù ha qualcosa di sconcertante per il buon senso dell’apostolo, che fatica a cogliere le ragioni del ritiro solitario di Gesù. Perché mettersi in disparte quando la riuscita è a portata di mano? Perché non sfruttare l’opportunità che si offre di cambiare finalmente l’ordine delle cose, in un mondo che così spesso sembra non girare per il verso giusto?

Il rimprovero appena velato di Pietro non fa che riprendere la nostra stessa incomprensione.
Se Dio è onnipotente, perché lascia andare il mondo alla deriva? Perché non viene a correggere, raddrizzare, rimettere in ordine tutto quello che è distorto? Nella questione sollevata da Pietro sono condensati tutti gli interrogativi degli uomini, da millenni. Perché Dio è così assente, quando abbiamo maggiormente bisogno di lui?

Il testo del libro di Giobbe (7,1-7) ricorda che questa domanda viene dalla notte dei tempi. Giobbe che, nella Scrittura, è per eccellenza l’uomo che si misura con la sofferenza e il non-senso, è tutto in questo grido di disperazione: «I miei occhi non vedranno più il bene!». Perché proprio questo è il paradosso della nostra esistenza: cerchiamo la felicità, siamo assetati di riuscita nella nostra vita, ma questo desiderio è costantemente contrastato dagli ostacoli che la vita pone davanti a noi, per scontrarsi, poi, definitivamente, con la malattia e la morte.

E di fronte a questo interrogativo che sorge, di fronte a questi milioni di esistenze rovinate, l’atteggiamento di Gesù ha qualcosa di sconcertante, e addirittura di scandaloso. Lui che potrebbe guarire e salvare, calmare e rinnovare, lui che potrebbe rimettere definitivamente il mondo e l’umanità sulla buona strada, ecco che, «ben prima dell’alba, si alza, esce e va in un luogo deserto, a pregare»! Per il carattere pieno di buon senso di Pietro, come per il nostro, qui c’è davvero un mistero, un interrogativo che rimane senza risposta e stravolge tutti i nostri sogni di riuscita e di felicità.

Del resto, è la stessa reazione indignata che ritornerà quando Gesù annuncerà la sua passione ai discepoli increduli. Qui c’è qualcosa di strano e di incomprensibile per noi, come per i primi discepoli di Gesù. Qualcosa che supera la capacità delle nostre visuali umane. E la risposta di Gesù non fa che accrescere il mistero. Nell’atteggiamento di Gesù c’è qualcosa che non viene da noi, che si radica altrove, in un altrove che non sospettavamo nemmeno fino ad allora, un altrove che la preghiera di Gesù ci ha appena rivelato.

In effetti, dobbiamo immaginare il terremoto che ha potuto provocare nei discepoli la scoperta di Gesù in ginocchio, prostrato nel silenzio e nella solitudine del mattino. Dopo tutte quelle guarigioni, tutti quei miracoli, si sarebbero aspettati di trovarlo in un atteggiamento più vittorioso, più sicuro di sé! C’è qualcosa di miracoloso e di sconvolgente in questa fragilità del Figlio, ai piedi del Padre. È come l’icona silenziosa del più grande mistero che ci sia, quello dell’intimità stessa di Dio, nella sua infinita spoliazione. Un mistero di potenza e fragilità.
Paolo l’ha capito bene, come suggerisce il brano della Prima lettera ai Corinzi (9,16-23). Tutto quello che lui, Paolo, ha potuto fare non è nulla di fronte al mistero insondabile del Figlio di Dio.
Non può «trarne vanto», non può ricavarne nulla per se stesso. La sua riuscita, la sua felicità è in questo altrove, che Gesù ci rivela.

Davvero le vie di Dio non assomigliano alle nostre!



Dom Guillaume - nato nel 1957 nel nord della Francia. Nel 1982 entra nell'abbazia trappista di Mont-des-Cats nelle Fiandre francesi




da:
Sui sentieri del cuore, Con l'evangelista Marco - Paoline Editoriale Libri -

Figlie di San Paolo, 2011, via F. Albani, 21 201149 Milano, pp 83-85




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org