TEMPO ORDINARIO: anno liturgico B
Sr. Maria Anastasia di Gerusalemme, O.Carm


La Chiesa suddivide questa serie di anni attraverso la denominazione di Anno A, Anno B, Anno C, a cui corrisponde un ciclo per quanto riguarda le letture festive (Ciclo A, Ciclo B, Ciclo C), aventi ciascuno di essi una peculiare fisionomia. Ci si limiterà, in questa sede, ai Vangeli, essendo questi l’oggetto principale della nostra meditazione festiva, senza tuttavia che noi si sminuisca l’importanza dei testi dell’Antico Testamento e della Seconda Lettura (di solito staccata dal contesto) che li accompagnano. Ora, durante l’anno A ad offrirci spunti di meditazione su Gesù Cristo è l’evangelista San Matteo; durante l’anno B è San Marco, mentre l’anno C conosce il mistero incarnazionistico salvifico attraverso il Vangelo di San Luca. San Giovanni, che a più riprese compare pressocchè nella Liturgia della Parola di tutti e tre gli anni, viene proposto in modo particolare durante il tempo di Passione del Signore.

Ciclo B: Meditiamo il vangelo di Marco
Il percorso spirituale che la Chiesa ci offre e ci aiuta a compiere durante l’Anno Liturgico B, con la proclamazione del Vangelo secondo Marco, di domenica in domenica, disegna come una specie di cerchio a spirale, che mai si chiude e che continua a rimanere aperto davanti a noi.
Il punto di partenza e il punto di arrivo si corrispondono, trovando il loro punto di incontro nell’immagine del viaggio, del cammino. Infatti la I Domenica di Avvento, che costituisce l’inizio del nuovo anno liturgico, ci mette davanti la figura de padrone di casa che è partito per un lungo viaggio, dopo aver lasciato la propria casa, la propria gente (Mc 13, 34).

  Allo stesso modo l’ultima domenica del Tempo Ordinario, la XXXIII (la XXXIV Domenica, infatti, è la Solennità di Cristo Re), ricollegandosi allo stesso brano di Marco, con la proclamazione dei versetti subito precedenti (Mc 13, 24-32), ci fa incontrare di nuovo con la presenza del Signore, che viene sulle nubi (v. 26), che è vicino, alle porte (v. 29).

Ma la pedagogia della Chiesa ci fa capire che Gesù non è solo nel suo camminare, non parte dal seno del Padre per scendere sulla terra e poi ritornarvi, in un viaggio solitario; con Lui siamo chiamati a camminare anche noi, in un processo di conoscenza, ma soprattutto di sequela.La partecipazione all’Eucaristia domenicale durante l’Anno Liturgico di Marco, allora, dovrebbe essere in maniera molto forte, la nostra partecipazione al viaggio di Gesù, ai suoi passi, che lo portano dalla Galilea a Gerusalemme, fino al Calvario, alla croce e alla risurrezione.



Ma occorre individuare ancora meglio la traccia da seguire. Tutta la sequela, che si snoda in modo particolare lungo i racconti compresi nella seconda parte (a partire da 8, 31), che la Chiesa ci fa leggere a partire dalla XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Mc 8, 27-35) ha il suo vertice nella confessione di fede del centurione romano, sotto la croce, davanti a Gesù crocifisso: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio!” (Mc 15, 39). Si tratta, dunque, molto chiaramente di un cammino di crescita nella fede e nella confessione, nella testimonianza. Un cammino che parte dall’incontro con Gesù, come uomo, dichiarato falegname, senza nessuna vergogna (Mc 6, 3) e giunge all’incontro con Gesù come Dio, come Salvatore.

Forse un altro elemento importante che possiamo cercare di tenere presente durante il corso di questo Anno Liturgico, nel nostro rapporto di ascolto, di meditazione, di approfondimento del Vangelo di Marco, è lo sguardo di Gesù. Come carmelitani sentiamo di essere a casa, davanti allo sguardo di Gesù, proprio per la chiamata particolare alla contemplazione che il nostro carisma porta in sé.


Così sarà bello lasciarci raggiungere dallo sguardo intenso di Gesù, per es. nella Domenica XIII del Tempo Ordinario, quando si legge il Vangelo dell’emorroissa o nella Domenica XXVIII, quando anche noi, come il giovane ricco, ci troveremo davanti al Signore col cuore aperto e con la sua stessa domanda di salvezza: “Maestro, cosa devo fare per avere in eredità la Vita, che sei Tu?” (Mc 10, 17). Sarà quello il momento in cui il nostro sguardo e tutta la nostra vita potrà incontrarsi fino in fondo con Gesù e rinnovare il patto di amicizia, il patto di amore, con Lui, che si è fatto povero e umile con noi, per condurci con Lui alla gloria del Padre.


L'anno liturgico celebra il mistero di Cristo

La Chiesa “annuncia” con la predicazione “l'intero mistero di Cristo” (CD 12) e con la liturgia lo “celebra” facendone una sacra memoria (SC 102). In tal modo essa rende presenti nell'oggi le “insondabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8 ss.; cf 1, 18; 2, 7): le sue azioni salvifiche, con le quali i fedeli vengono in contatto per attingerne grazia di salvezza. L'anno liturgico che ha la sua “fonte” e il suo “vertice” nel mistero pasquale, è scandito da cinque “periodi” che hanno uno speciale rapporto con diversi momenti del mistero di Cristo (SC 10; LG 11). Si hanno pertanto in ordine progressivo: Avvento e Natale; Quaresima e Pasqua; Tempo ordinario.









da: http://ocarm.org/it/content/ocarm/anno-liturgico-b






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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