TEMPO ORDINARIO: Cristo ha vinto la morte
Giovanni Crisostomo



Giunto poi alla casa del capo della sinagoga e veduti i sonatori di flauto e molta gente che faceva grande strepito, cominciò a dire: «Ritiratevi, ché non è morta la fanciulla, ma dorme». E quelli lo deridevano

(Mt. 9, 23-24).

Durante la tempesta riprende dapprima i discepoli; così, qui, dissipa anzitutto il turbamento che era nell’anima dei presenti e al tempo stesso dimostra che per lui è facile risuscitare i morti.
Si comporta nell’identico modo prima di operare la risurrezione di Lazzaro, dicendo: Lazzaro, l’amico nostro, dorme (Gv. 11,11). Insegna, inoltre, a non temere la morte: essa infatti non è più morte, ma è diventata sonno. Cristo, infatti, doveva di li a poco morire, e voleva perciò preparare i discepoli, nella persona di altri, ad aver coraggio e a sopportare pazientemente la sua morte. Da quando egli è venuto sulla terra, la morte è divenuta soltanto un sonno...

Quella burrasca gettava le ondate nella nave (Mt. 4, 37)
: poiché come le onde dei popoli e la ferocia delle persecuzioni agitano e squassano la nave del Signore esternamente, cosi all’interno i burrascosi flutti degli eretici irrompono ed infieriscono [contro di essa].
Il beato Paolo dichiara di aver sofferto questa tempesta, quando dice: Al di fuori le lotte, internamente i timori: talmente che la nave fosse sommersa (2 Cor. 7, 5). Giustamente l’evangelista, a causa dei flutti spumeggianti, riferisce che la nave fosse ripiena [d’acqua], soffrendo la Chiesa un numero così grande di eresie, quante controversie della legge leggiamo che ci siano.

A quel tempo non era palese che la morte era diventata un sonno: oggi, invece, questa verità è più chiara del sole. Cristo non ha risuscitato la tua figliola? Ebbene, la risusciterà con assoluta certezza e con una gloria più grande. Quella fanciulla, dopo essere stata risuscitata, più tardi mori di nuovo: ma tua figlia, quando risusciterà, rimarrà per sempre immortale. Nessuno, dunque, pianga più i morti, nessuno si disperi, né rigetti così la vittoria di Cristo. Egli infatti ha vinto la morte. Perché dunque piangi senza motivo? La morte è diventata un sonno. A che pro gemi e ti lamenti? Se i gentili che si disperano sono degni d’esser derisi, quale scusa un cristiano potrà avere comportandosi in modo cosi disonorevole in tali circostanze? Come potrà farsi perdonare tale stoltezza e insipienza, dopo che la risurrezione è stata provata molte volte e in modo evidente durante tanti secoli? Ma voi, come se foste impegnati ad accrescere la vostra colpa, portate qui tra noi donne pagane, pagate per piangere ai funerali e attizzare in tal modo la fiamma del vostro dolore e non ascoltate Paolo che dice: Quale accordo può esserci tra Cristo e Belial? O quale cosa di comune tra il fedele e l’infedele? (2 Cor. 6, 15).

Gli stessi pagani, che pure non credono nella risurrezione, finiscono col trovare argomenti di consolazione e dicono: Sopporta con coraggio; non è possibile eliminare quanto è accaduto e con le lacrime non ottieni nulla. E tu che ascolti parole tanto più sublimi e consolanti di queste, non ti vergogni di comportarti in modo più sconveniente dei pagani? Noi non ti esortiamo a sopportare con fermezza la morte, dato che essa è inevitabile e irrimediabile; al contrario ti diciamo: Coraggio, c’è la risurrezione con assoluta certezza: dorme la fanciulla e non è morta; riposa, non è perduta per sempre. Sono infatti ad accoglierla la risurrezione, la vita eterna, l’immortalità e l’eredità stessa degli angeli. Non senti il salmo che dice: Torna, anima mia, nel tuo riposo, perché Dio ti ha fatto grazia (Sal 114, 7)? Dio chiama «grazia» la morte, e tu ti lamenti?



(Giovanni Crisostomo, Comment, in Matth., 31, 2)







da: I Padri vivi - Le parole e i giorni - Commenti patristici -
1981 Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - Roma, pp 187-188



 

 

 

 

 

 

 

 

 

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