TEMPO DI QUARESIMA: Davanti alla croce
Gianni Ambrosio



Il cammino quaresimale ci invita a fissare il nostro sguardo sulla croce.
Il Vangelo è «annuncio di speranza», una speranza che passa attraverso la croce, segno dell’amore che si dona senza riserve e senza condizioni; una speranza che ha al centro la croce, segno di un giudizio che non è di condanna ma di salvezza.


«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito».

In un unico sguardo siamo invitati a guardare Dio e il mondo. Uno sguardo smisurato, perché la distanza tra il Creatore e la creatura è immensa, anzi è infinita dal momento che la creatura ha voluto ignorare e rifiutare il Creatore. Un progetto folle quello di vivere senza Dio, ritenendolo un rivale, un concorrente. Ma Dio è fedele e pieno di sollecitudine premurosa.
Egli sconfigge questa follia dell’uomo con la «follia» della croce: la maledizione della croce diventa nel progetto di Dio fonte di vita, e di vita eterna. Egli supera la distanza infinita con la forza dell’amore che unisce, che riconcilia, che ricrea gratuitamente le condizioni per la nuova alleanza. La croce, su cui viene «innalzato il Figlio dell’uomo», riconcilia cielo e terra.
La croce affonda nella terra ma ha il suo vertice in Dio. Un Dio che «è per il mondo», che vuole la vita del mondo e dona al mondo ciò che ha di più caro: il suo Figlio unigenito.


«Perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna»; «perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Il dono gratuito di Dio esige l’accoglienza libera da parte dell’uomo. La fede non è solo adesione o accettazione di una verità, ma è soprattutto adesione a una persona: Gesù Cristo. Credere nell’amore di Dio vuol dire accogliere il Figlio che ha rimesso la sua vita nelle mani del Padre, che è salito sulla croce non per giudicare ma per salvare, per dare la vita. La fede è «venire alla luce», alla luce della vita e dell’amore, è lasciare che l’amore di Dio penetri dentro la vita, la purifichi, la rinnovi, la trasformi, la orienti alla «verità», cioè al Vangelo.

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Vedere e seguire Gesù

Per i discepoli della prima ora come pure per i discepoli di ogni tempo, l’annuncio pasquale esige una trasformazione della vita, un passaggio dalle tenebre alla luce, dal peccato al perdono, dal non-senso alla pienezza di senso. L’annuncio pasquale è un fatto, un evento: ad esso si accede e di esso si partecipa se la Pasqua di Gesù diventa la nostra Pasqua.

... per «vedere» Gesù, occorre seguirlo, senza indugiare. Non è sufficiente partecipare alla festa della Pasqua, così come non basta manifestare apertura e simpatia per l’insegnamento di Gesù. Occorre vivere la Pasqua di Gesù, facendo propria la sua «ora», condividendo la sua vita e le sue scelte.


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«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo: se invece muore, produce molto frutto».

Per coloro che vogliono non solo «vedere» Gesù ma seguirlo, Gesù propone una breve parabola che illustra il segreto di quell’«ora» che è di glorificazione e di vita pur passando attraverso l’oscurità e la morte. Il seme deposto nell’oscurità della terra marcisce e muore: una morte, però, che racchiude il mistero della fecondità, che porta in sé una straordinaria potenza di vita. L’ora della croce, della sconfitta, della morte diventa l’ora della glorificazione, della vita, perché è l’ora dell’amore fino al dono totale di sé.

In questa luce Gesù formula la legge del discepolo che deve essere là dove è il Maestro: «
Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».
Al di là del linguaggio semitico, forte e paradossale, la legge del discepolo ricorda la necessità della donazione di sé: solo così si «vede» e si segue Gesù; solo così la sua Pasqua diventa la nostra Pasqua.



da: Gianni Ambrosio - La rivista del Clero taliano - anno LXXV - Febbrio 1994
rivista Vita e Pensiero - largo Gemelli, 1 Milano, pp 149-152


 

 

 

 

 

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