TEMPO DI QUARESIMA: «Vogliamo vedere il Signore!»
Sorelle del Signore



All’inizio dell’ultima settimana del tempo quaresimale, la liturgia della Parola ci presenta gli ultimi giorni della vita pubblica di Gesù.
Il desiderio dei Greci di vedere Gesù crea le condizioni per l’annuncio che l’Ora della glorificazione è giunta e che essa deve necessariamente passare attraverso la via della croce. L’atteggiamento di questi pagani, non giudei, non nasce da una superficiale curiosità, infatti il verbo
ideîn/vedere ha lo spessore della conoscenza che apre alla fede.
Come profetava Geremia, la conoscenza del Signore è uno dei segni della nuova alleanza che deve raggiungere tutti, dal più piccolo al più grande (cfr. Ger 31,34).

C’è un passaggio da compiere; quello dalla propria vita, alla quale ci si può attaccare con un amore fine a se stesso, alla vita eterna, che permette invece di non perdere nulla.

Questo passaggio implica un abbassamento, che è paragonabile a quello del seme che deve necessariamente cadere a terra e morire in essa per portare il frutto della nuova vita.
Così sarà anche per Gesù, il cui innalzamento dovrà passare attraverso la radicale assunzione del destino di morte dell’umanità nella quale si è pienamente incarnato.
Il turbamento dell’anima registrato da Giovanni è efficacemente richiamato dall’autore della lettera agli Ebrei, che vede nella sofferenza la via verso la perfezione dell’obbedienza di Gesù, in ordine alla sua missione salvifica.

Tutti mi conosceranno. L’ora del Signore è giunta e la profezia della nuova alleanza si sta per compiere nel sacrificio di Gesù. Nel cammino spirituale che conduce alla Pasqua, occupa un posto singolare la disposizione del cuore ad accogliere il perdono del Signore. Nell’atto della riconciliazione, che per primo desidera il Signore (cfr. Ger 31,34), egli rivela infatti la ‘sua infinita adesione all’umanità di ogni tempo e di ogni luogo. L’intima conoscenza del Signore si apre a partire dalla debolezza di ciascun fedele: lì il Signore Gesù rivela il suo volto d’amore, lì ciascuno lo conoscerà.

Come un chicco di grano. L’umanità rinnovata dal mistero di Gesù scorge nel Figlio dell’uomo il modello di ogni perfezione, cioè di ogni esistenza compiuta. La vita del cristiano è sequela di Gesù: egli, reso perfetto dall’obbedienza, è il chicco di grano che muore, generando vita e comunione. Relazione e carità, non più solitudine ed egoismo, appaiono la strada maestra che conduce a salvezza.

Attirerò tutti a me. Il tempo volge rapidamente alla consumazione dell’amore: contempliamo il Signore che si lascia morire, in totale affidamento e completamente consegnato.




da:
Sorelle del Signore - Il tempo di Quaresima - La Rivista del Clero Italiano Anno LXXXIV – 2003

2003 Vita e Pensiero, Largo A. Gemelli - 20123 Milano, pp 155-156




 

 

 

 

 

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