TEMPO DI QUARESIMA: Esperienza di un dissidio
Cesare Massa



La tentazione è una suggestione d’antiverità.
All’inizio Dio parla all’uomo dalle profondità della sua grandezza, stabilendo, entro la bontà di tutte le cose, anche la bontà di una obbedienza amica da parte dell’uomo a un Dio che già si rivela amico degli uomini.
La tentazione smentisce Dio, ribaltandone l’intenzione, insinuando in lui una volontà menzognera e defraudatrice; una parola che minerebbe la libertà umana; una verità che limiterebbe la felicità dell’uomo.
Anzi, la tentazione inventa una sua verità dell’uomo in opposizione alla verità di Dio:
“Ma il serpente disse: ‘
Non morirete affatto!” (Gen 3,4).
Questa esperienza è di ogni giorno, grande sull’illusorio teatro della storia del mondo, subdola sul piccolo campo della nostra vicenda quotidiana.

La tentazione è una forza di sospetto. Dice il racconto della Genesi: “Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3,5). Così nasce il dubbio su Dio. La sua immagine viene come offuscata dalla tentazione.
Dio non appare più come un mistero di sollecitudine, ma come un enigma possessivo: egli sembra tenere per sé qualche cosa che è dovuto all’uomo, qualcosa che appartiene all’uomo e alla sua felicità.
Nasce il dubbio sulle cose. Esse perdono il contorno del dono.
Diventano proprietà, oggetti dovuti:
“Allora la donna ... prese del frutto (dell’albero) e ne mangiò” (Gen 3,6).
Nasce il dubbio su di sé e sul dovere di obbedienza: dunque l’uomo è arbitro di tutto, sconfinatamente;
è legge a se stesso; è autosufficiente nel suo pensare, nel suo decidere, nel suo agire.

La tentazione (ma qui è già l’espressione di un acconsentimento) è l’esperienza di un dissidio:
“allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi” (Gen 3,7).
Nudità e sdoppiamento.
La prima vuol dire qui spogliazione, miseria, decadimento da una regalità che aveva la sua corona nell’integrità. Lo sdoppiamento è qui accorgersi che permane, come ricordo, l’io di ieri, l’io dell’innocenza, l’io del disegno di Dio, ed è venuto al suo fianco l’io di oggi, l’io della trasgressione, l’io della nudità. Sdoppiamento che porta al conflitto, finché Dio non manderà il Figlio suo nel mondo con in mano lo scettro del meraviglioso perdono a ricostruire l’unità personale sconvolta dal primo universale peccato.



da:
Cesare Massa - Il Tempo del vivere –

1997 Edizioni Qiqajon - comunità di Bose - 13050, Magnano (BI), pp 33-35




 

 

 

 

 

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