I DOMENICA DI QUARESIMA
Gianfranco Ravasi

Genesi 9, 8-15; 1 Pietro 3, 18-22; Marco 1, 12-15


Inizia con questa domenica la celebrazione del cuore dell’anno liturgico. La Quaresima è polarizzata verso la Pasqua, il vertice del credo cristiano. È sul ciclo pasquale che si organizza l’intero anno liturgico.
«La Santa Chiesa celebra con sacra memoria, in giorni determinati, nel corso dell’anno l’opera di salvezza di Cristo. Ogni settimana nel giorno a cui è dato il nome di ‘Domenica’ fa la memoria della risurrezione che ogni anno, unitamente alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità.
Nel corso dell’anno poi distribuisce tutto il mistero di Cristo» (
Mysterii paschalis, 1).
Questa sacra memoria settimanale ed annuale della Pasqua è, quindi, la sintesi del mistero della salvezza e il punto di convergenza della vita liturgica, teologica e catechetica della Chiesa.

La Quaresima è l’itinerario di preparazione, è il portale di ingresso al mistero pasquale. Un cammino strutturato sulla tipologia biblica dei quaranta giorni di Mosè al Sinai, dei quaranta anni di Israele nel deserto, dei quaranta giorni di Gesù digiunante prima di iniziare il suo ministero pubblico.
Un cammino dominato fin dall’antichità dalla croce di Cristo, dalla metanoia-conversione e dal battesimo. «Resta salda la croce mentre il mondo si agita; è il discepolo che non è dappiù del maestro che deve portare la croce con Lui» (M. Magrassi).

Il lezionario biblico di oggi si muove appunto lungo le due direttrici del battesimo e della conversione, due aspetti della stessa realtà. Il primo sottolinea l’azione salvifica e gratuita di Dio; il secondo presenta la risposta umana.
Al movimento di Dio che va incontro all’uomo offrendogli liberazione e gioia deve corrispondere il movimento di «ritorno» (il verbo ebraico e quello greco della conversione sono dinamici, sono verbi di moto) dell’uomo verso Dio. Il battesimo è descritto nelle prime due letture.

  Secondo un’antica prassi liturgica di stampo allegorico il diluvio viene visto come il grande battesimo dell’umanità che, uscita dal lavacro purificatore delle acque, diventa creatura nuova.
E questa umanità «ricreata» può stabilire con Dio una nuova alleanza che non sarà più infranta.
La narrazione di Gen 9 (prima lettura), di matrice «sacerdotale» (tradizione del periodo post-esilico), vuole porsi come la seconda delle quattro grandi alleanze in cui si divide la storia della salvezza secondo l’impostazione di questa corrente teologica.


La prima collega Dio ad Adamo, cioè ad ogni uomo «immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1, 26); la seconda mette in relazione Dio, l’Adamo peccatore perdonato e il cosmo intero in una nuova, armoniosa creazione (Gen 9); la terza è destinata ad Abramo, sorgente della benedizione per Israele ed è sancita sulla base della circoncisione (Gen 17); la quarta unisce al Sinai il Signore liberatore e il popolo liberato che si impegna col Decalogo e soprattutto col sabato a ringraziare il suo Dio per il dono ricevuto (Es 20).

Rinata dal «battesimo» del diluvio, simbolo delle forze del male e del caos, l’umanità sente la vicinanza di Dio che si dona senza chiedere contropartite.
È grazia pura e totale questa salvezza: anche il segno non è richiesto all’uomo (come per la circoncisione), ma è donato da Dio che Io fa splendere nei suoi cieli (v. 13).
La meditazione tradizionale sulla pericope di Gen 9 è testimoniata proprio dalla prima lettera di Pietro (seconda lettura), ritenuta dagli studiosi un’ampia catechesi battesimale (1,3-4,11).
Dopo essersi riferito alla radice del battesimo, la morte e la risurrezione del Cristo (l’oscura allusione alla predicazione di Cristo «agli spiriti in prigione» è forse un modo per indicare la morte-risurrezione: 3, 19), l’A. sviluppa la sua in terpretazione allegorica sulla figura e sulla vicenda di Noè.
«L’acqua è figura del battesimo, che ora salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo (allusione forse alla circoncisione, ai riti giudaici di purificazione o a pratiche misteriche pagane) ma invocazione di salvezza… in virtù della risurrezione di Gesù Cristo» (3,21).

Il secondo tema, la conversione è alla base del
kerigma sintetico che è all’inizio del vangelo di Marco. Esamineremo successivamente i quattro articoli di cui è composto (III domenica per annum); soffermiamoci ora sull’imperativo «Convertitevi!».
Scriveva R. Schnackenburg:
«
Convertirsi è l’esigenza fondamentale e totalitaria con la quale gli uomini vengono posti di fronte a Dio e chiamati a rispondere al Vangelo di Gesù Cristo, al messaggio di Dio nell’ora della salvezza».
Non si tratta quindi di un invito ad un lugubre aspetto penitenziale, né di un appello al sentimento («provate dispiacere per i vostri peccati»), né di un invito psicanalitico alla sublimazione della coscienza. Non è neppure una semplice esortazione pragmatica contro l’ingiustizia o il pietismo e il legalismo.
È invece l’uomo integrale, mentalità ed attività, che deve rispondere al Dio che lo chiama con un’inversione di rotta. La conversione è, allora, la sintesi dell’intera esperienza cristiana. Come ricopre tutto l’insegnamento centrale di Gesù, così riassume la vita cristiana.

È dalla conversione che nasce un mondo nuovo di rapporti tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e il suo prossimo e tra l’uomo e l’universo. La narrazione elementare della tentazione di Gesù secondo Marco (quattro semplici frasi nei vv. 12-13), ben diversa dalle tre scene solenni di Matteo e Luca, pone al centro Gesù «che stava con le fiere».
È quasi la pittura d’un orizzonte paradisiaco (Gen 2 e Is 11): un mondo pacificato in cui l’Adamo nuovo e perfetto, Cristo, ristabilisce l’armonia infranta dall’Adamo peccatore della nostra storia.



SPUNTI PASTORALI

1.    Il movimento pasquale di Dio nei confronti dell’uomo si ha col dono battesimale della grazia. La Quaresima è lo spazio pastorale ideale per una
catechesi battesimale: dal sepolcro di pietra risorge il Cristo glorioso, dal sepolcro d’acqua rinasce l’uomo nuovo (Rom 6).

2.    Ma l’efficace ri-creazione operata dalla grazia non è magica né cade su un terreno neutro. Destinatario è l’uomo libero che deve intrecciare un dialogo col suo Dio. Alla parola battesimale di Dio l’uomo deve rispondere con la parola viva della sua
conversione: «Convertitevi e credete al vangelo», esclama Gesù in Mc 1, 15. La metanoia ci permette di liberare la nostra tensione verso Dio, è l’esplosione gioiosa del nostro desiderio di Dio, della nostalgia e dell’abbandono in lui, è trasformazione della vita e del cuore. Ma questa conversione a Dio per essere autentica esige anche la conversione al prossimo, all’uomo oppresso. Conversione significa un radicale mutamento di se stessi per acquistare la dimensione della vita del Cristo.

3.    Alla conversione e alla salvezza si oppone spesso la tentazione che è simile ad una morte o a una galleria oscura. Israele nel deserto non riesce ad uscire da questa galleria e muore senza raggiungere la terra. Cristo, nuovo Israele, ne esce invece come Messia salvatore. La tentazione è il segno della nostra umanità, vissuta anche dal Cristo, è il campo costante nel quale siamo collocati e dal quale può nascere il nostro sì limpido e totale a Dio ma dal quale può salire anche la miseria del nostro rifiuto
.





da: Gianfranco Ravasi – Celebrare e vivere la Parola,
Commenti al lezionario festivo anni A-B-C
Àncora editrice, 1997, pp 301-304





 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org