QUARESIMA: MERCOLEDÌ DELLE CENERI
Albert Vanhoye

Gioele 2, 12-18; Salmo 50; 2 Corinzi 5, 20-6,2; Matteo 6, 1-6.16-18


In questo primo giorno di Quaresima la Chiesa ci dà il giusto orientamento. Ci chiede, con san Paolo, di accogliere la grazia nel momento favorevole, di non lasciarla passare invano, perché ora è il giorno della salvezza.

Nel Vangelo il Signore ci indica quale deve essere il nostro atteggiamento e insiste sulla rettitudine interiore, dandoci anche il mezzo per crescere in questa purezza di intenzioni: l’intimità con il Padre suo. Questo Vangelo è davvero bellissimo e dovremmo leggerlo sovente, perché ci dice quale fosse l’orientamento stesso del Signore Gesù, che non faceva niente per essere ammirato dagli uomini, ma viveva davanti al Padre.

L’evangelista Matteo ci presenta tre esempi: dell’elemosina, della preghiera, del digiuno e mette in evidenza in tutti e tre una tentazione comune, direi normale. Quando facciamo qualcosa di bene, subito nasce in noi il desiderio di essere stimati per questa buona azione, di essere ammirati: di avere cioè la nostra ricompensa, una ricompensa falsa: la gloria umana, la nostra soddisfazione, il nostro piacere. E questo ci rinchiude in noi stessi, mentre contemporaneamente ci porta fuori di noi, perché viviamo proiettati verso quello che gli altri pensano di noi, lodano, ammirano in noi.


 
Il Signore ci chiede di fare il bene perché è Bene, e perché Dio è Dio e ci dà anche il modo per vivere così: vivere in rapporto col Padre.

Per fare il bene noi abbiamo bisogno di vivere nell’amore di qualcuno; se viviamo nell’amore del Padre, nel segreto, con il Padre, il bene lo faremo in modo perfetto.
Essere colmi della presenza segreta del Padre, vivere alla sua presenza, per Lui, è una gioia molto più profonda di ogni gioia umana e che diventa sempre più grande: è la vera ricompensa qui, sulla Terra, caparra di quella definitiva.


Il Signore Gesù non ha paura di dire: «Il Padre tuo ti ricompenserà» e non è da parte nostra egoismo desiderare questa ricompensa, perché non è ricerca del proprio interesse, ma ricerca della vita, dell’amore. Nell’amore c’è sempre reciprocità.

Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, le cose esteriori sono importanti al loro livello, ma dobbiamo sempre sceglierle e viverle alla presenza di Dio.
Se possiamo fare poco, facciamo poco, ma nell’amore di Dio: questo vale assai più che fare molto ricercando la stima degli altri.
Facciamo nella preghiera, nella mortificazione, nella carità fraterna quello che possiamo, umilmente, sinceramente davanti a Dio; così saremo degni della ricompensa che il Signore Gesù ci ha promesso da parte del Padre suo e Padre nostro.




da: Albert Vanhoye – Il pane quotidiano della Parola,
Commento alle letture feriali della Messa ciclo I e II
1994 edizioni PIEMME Spa., 15033 Casale Monferrato (Al), pp 89-90





 

 

 

 

 

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