QUARESIMA
Antonio Donghi



L'approfondimento in chiave teologico-liturgica del periodo quaresimale, deve partire da una chiara costante che troviamo nell'eucologia e attorno a cui ruota il momento centrale di tutto l'Anno Liturgico, costituito dalla Quaresima, Triduo Sacro, Tempo Pasquale: l'idea di "sacramentum". [...]

Nella luce del sacramento pasquale la Quaresima è anch'essa sacramento, e i credenti vengono in modo più intenso immersi nella prospettiva dei sacramenti pasquali. In essa, attraverso il segno temporale dei quaranta giorni e gli atteggiamenti cultuali ed esistenziali che caratterizzano questo tempo dell'anno liturgico, la Chiesa riattualizza la presenza del suo Signore per essere immedesimata in maniera più profonda con Lui.

La Quaresima vive di una esperienza misteriosa nella quale la comunità cristiana incontra i gesti del Gesù della storia, riletti e ripresi nell'atmosfera misterico-celebrativa che caratterizza il mondo della liturgia. Il tempo quaresimale ritraduce un cammino catecumenale, in una condizione di nuovo esodo, nel nuovo deserto dell'esistenza contemporanea, attraverso un indefesso ascolto e un'instancabile ricerca della volontà del Padre.

Seguendo le orme di Gesù di Nazaret e assumendo i suoi sentimenti, il cristiano viene condotto man mano dallo Spirito del Cristo durante i quaranta giorni, per giungere a celebrare con il Risorto i sacramenti pasquali. Questa atmosfera sacramentale che caratterizza la Quaresima (e in modo ovvio anche il Triduo Sacro, il Tempo Pasquale), da una parte impedisce di avere una visione aneddottica della successione celebrativa dei misteri della vita di Cristo, e dall'altra favorisce il recupero della centralità di Cristo stesso nella sua caratteristica essenzialmente pasquale: il Gesù di Nazaret - il Gesù pasquale - il Cristo della risurrezione e della fede.

Visione storico-salvifica
Il mistero della Quaresima è espressione dell'azione salvifica del Padre in Cristo Gesù, perché i credenti possano porsi in un cammino di riscoperta e di rinnovamento della propria dignità pasquale.

Se in questo periodo liturgico l'attenzione della comunità cristiana è focalizzata sulla personalità di Gesù, il suo ministero ha inizio dal Battesimo al Giordano, che è una meravigliosa teofania Trinitaria. Il Padre riempie dello Spirito Gesù di Nazaret, perché nella sua missione di capo della comunità possa dare compimento ai tempi messianici immettendo i credenti nella nuova creazione battesimale. Mosso dallo Spirito il Cristo va nel deserto (Lc. 4,1), ascende verso Gerusalemme (Lc. 9,51) per inaugurare la nuova storia di cui il Padre vuol rendere partecipi coloro che accetteranno il messaggio evangelico.

Su questo sfondo trinitario e storico-salvifico la celebrazione della Quaresima significa, per la Chiesa in cammino, rievocare i gesti del Signore. [...]

Nel contesto sacramentale della Quaresima ci troviamo di fronte ad una presentazione del Cristo che ha come chiaro scopo il ritradursi in una stimolazione morale per la comunità celebrante.
Ai cristiani viene proposto Gesù di Nazaret in certi momenti chiave della sua esistenza, perché Egli diventi la via (Quaresima) per giungere alla pienezza della verità (Triduo) e così prendere possesso della vita (tempo pasquale). Il cristiano, attraverso il linguaggio della liturgia, viene educato a vivere, in osmosi vitale col Cristo, la propria identità.

La Quaresima, più che darci l'identità del Cristo in se stesso, ci dice che significato abbia la sua vita per noi. La Chiesa ci presenta la significatività che le azioni del Cristo debbono avere per la comunità perché possa giungere con autenticità a celebrare i sacramenti pasquali. In tal modo questi gesti, che qualificano la personalità del Cristo, sono visti al di là della loro episodicità per divenire piste operative per la comunità che, in forza del Battesimo, ha ricevuto la vocazione ad assumere sempre meglio il volto esistenziale del proprio Signore.

Nella visione di Gesù nel deserto noi lo contempliamo nell'atto di vivere solo della parola, in un totale abbandono nelle mani del Padre. La Chiesa, nella scia della tipologia dell'esodo, si riscopre in Lui, nuovo Mosè, per vivere la propria chiamata ad essere comunità in cammino. Essa, attraverso il deserto della vita quotidiana, è invitata a giungere alla terra promessa delle celebrazioni pasquali.

Cristo è Colui che guida il popolo eletto perché questi, fedele all'alleanza battesimale, possa celebrare l'alleanza definitiva nella Pasqua del Regno.

Cristo è il Messia annunciato da Malachia (Ml. 3,2: Mosè; 3,23: Elia) ed ora presente in mezzo al suo popolo. Nella sua persona appare la fedeltà di Dio nei confronti della storia degli uomini. Nella luminosità della Trasfigurazione affiora chiaramente il senso messianico ed escatologico che riveste la persona di Gesù. Egli è il compimento della fedeltà del Padre manifestatasi nell'Antico Testamento, in Lui c'è la parola definitiva di Dio per gli uomini.

L'avvenimento dell'incontro con la Samaritana manifesta la condizione di Gesù che nella sua umanità, frutto della condiscendenza divina, si pone come Colui nel quale il credente trova la propria realizzazione (idea dell'acqua: Gv. 4,1ss; Ez. 47,1ss). Da Lui, infatti, scaturisce il dinamismo dello Spirito Santo (Gv. 7,37ss) che introduce nella vita eterna.

Nel cieco nato Gesù si rivela come il Cristo. Egli appare come l'inviato, come la luce del mondo che porta l'uomo, in stato di ricerca della verità, a compiere l'atto della confessione messianica.

La confessione del Figlio di Dio è il punto d'arrivo convergente sia del mendicante cieco dalla nascita - passata attraverso il gesto di Cristo e la piscina di Siloe e nel quale l'azione di Cristo "appare" nel segno della cecità guarita - sia di colui che diviene credente, passando attraverso lo "stesso" gesto di Cristo nella sua versione e nel suo momento battesimale, e l'azione dello stesso Signore interpretata e colta sul piano dello spirito illuminato e dalla luce vera accesa nel cuore.

Nella situazione di rottura in cui l'uomo si trova, si rivela il "Gesù per noi" dell'Incarnazione, che si riattualizza continuamente nel "Gesù per noi" del Battesimo.

La messianicità di Gesù si offre come il principio di vita per l'uomo: la risurrezione di Lazzaro. La sua dimensione divino-umana si ritraduce in una speranza continua per l'umanità.
Nella sacramentalità del Cristo affiora la condiscendenza di Dio nei confronti della povertà umana, nella prospettiva di reintrodurre nella comunione della vita divina, l'intera comunità degli uomini.
Solo nella forza e nella luce del mistero pasquale questo meraviglioso processo può di fatto venire partecipato agli uomini. Il Cristo appare come l'"Io sono", nel quale l'uomo riacquista la vita e può incamminarsi verso la propria perfetta liberazione. [...]

Nell'ambito sacramentale della Quaresima affiorano in modo evidente alcuni aspetti della poliedrica personalità di Gesù: nuovo Mosè, compimento della fedeltà del Padre attraverso l'esperienza dei profeti, principio del rinnovamento del mondo, luce per l'uomo in ricerca, vita dell'umanità che nella sorte esperimenta il peccato, servo della comunità per divenire il suo Signore.

Assimilando questi segni significati che i gesti di Gesù assumono durante la Quaresima, la comunità cristiana è posta nella reale condizione di dare compimento alla propria vocazione battesimale di rivestirsi di Cristo Signore (Gal. 3,27; Ef. 4,24i Col. 3,8).

Il mistero quaresimale nella vita dei discepoli
La presenza dei gesti del Cristo nel cammino catecumenale della Quaresima è densa di contenuti esistenziali per la comunità ecclesiale. Infatti, ai segni che caratterizzano la sacramentalità della Quaresima, corrisponde il progresso continuo e incessante nella comprensione della misteriosa figura di Gesù. Seguendo il suo itinerario storico-salvifico, alla luce della interpretazione pasquale della Chiesa apostolica, i cristiani vengono immessi in una dinamica costante fino a raggiungere la pienezza della statura di Cristo (Ef. 4,13).

Questa esperienza imitativa, informata da una intensa ricerca di fede celebrata nel culto, si traduce nelle opere. Queste sono l'espressione dell'interiorità del credente che vive intensamente il dialogo con Dio. Nella visione sacramentale della Quaresima è interessante notare come non sia l'ascesi comunemente intesa a dominare il tempo pasquale, ma l'esperienza mistica di immedesimazione al proprio Signore. Questa prospettiva si colloca in un costante atteggiamento da parte dei battezzati di accoglienza del Cristo, che si comunica nel mistero della parola e del sacramento, perché possano giungere alle grandi celebrazioni pasquali. [...]

Dal momento che il credente coglie, attraverso l'ascolto della Parola, la profonda difformità della proposta pasquale del Cristo, la Chiesa offre tutta una strumentalità. Questi mezzi hanno lo scopo di stimolare la comunità cristiana a dare autenticità alla propria vocazione pasquale e a far crescere nella vita del Risorto coloro che col Risorto si sono seriamente impegnati, rispondendo alla chiamata della fede. [...]

CONCLUSIONE
Il mistero della salvezza che il cammino quaresimale presenta, emerge chiaramente dalla necessità di collocare al centro dei "quaranta giorni" il Cristo, che mosso dallo Spirito si pone nella volontà del Padre per celebrare nella propria vita la redenzione dell'umanità tutta. La ricchezza biblica e sacramentale di questo tempo liturgico è segno di una forte presenza del Cristo nella sua comunità perché questa, ascoltando più intensamente la sua parola, si ponga in condizione di piena docilità nell'azione dello Spirito, per realizzare il piano del Padre di ricapitolare tutto in Cristo (Col. 1,20; Ef. 1,9).

In questo itinerario la celebrazione del Triduo Sacro ne rappresenterà il coronamento e il tempo pasquale l'esultante continuazione, in un'atmosfera di pregustazione escatologica.

La Quaresima, il cui protagonista è Cristo Gesù, non vuol far altro che aiutare la Chiesa a seguire la strada percorsa dal suo Signore, per la realizzazione di un processo di immedesimazione in Lui da parte di tutta la comunità dei salvati. Nel carattere spiccatamente cristocentrico di questo tempo liturgico, la Chiesa ha sempre davanti a sé il proprio Maestro, testimone fedele del Padre e Primogenito dei morti (Apoc. 1,5), per poter costruire in modo vero e integrale la propria vocazione d'essere immagine di Dio.



da: Antonio Donghi - L'Anno liturgico e la liturgia delle ore - La chiesa viene santificata nel tempo.

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