TEMPO DI QUARESIMA: Nel tempio del nostro cuore
Cesare Massa



“Si avvicinava la Pasqua dei giudei e Gesù salì a Gerusalemme” (Gv 2,13). Gesù sale verso il tempio affollato e desolato dei commerci mondani che vengono celebrati negli atri del nostro cuore.
E lì “fatta una sferza di cordicelle” (Gv 2,15) proclama la dignità della casa del Padre suo e la signoria del suo zelo divorante sui nostri adattamenti e sulle nostre compromissioni.


Lì, nel tempio del nostro cuore, egli parla di sé come del nuovo tempio di Dio. Annuncia fin da ora la sua risurrezione. Parla del “tempio del suo corpo” (Gv 2,21), distrutto dall’ostilità, dal rifiuto, dall’orgoglio e ricostruito “in tre giorni” (Gv 2,18) dalla potenza di Dio, come nuovo tempio, centro del nuovo culto “in spirito e verità” (Gv 4,23), luogo della presenza di Dio in mezzo agli uomini (cf. Gv 1,14), pietra da cui scaturisce la sorgente di acqua viva (cf. Gv 7,37).

Egli infatti sa quello che c’è in ogni uomo.
Conosce l’ingombro delle cose superflue, degli interessi ambigui, dei traffici rumorosi.
Conosce la nostra incerta fede, quella che si afferma solo “vedendo i segni che faceva” (Gv 2,23), e la nostra imperfetta fiducia, ancora indecisa a riconoscere lui come il segno, l’unico segno.
Conosce la nostra incapacità a capire (e il nostro potere d’oblio) che è la stessa degli apostoli, per i quali solo “quando fu risuscitato da morte” (Gv 2,22) questa parola detta da Gesù si fa chiara nel ricordo e nella fede.

Lì, nel tempio del nostro cuore, Dio pronuncia la sua identità, ricorda la sua impresa di salvezza per noi e afferma le sue esigenze a nostro riguardo: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù, non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2-3).




da:
Cesare Massa - Il Tempo del vivere –

1997 Edizioni Qiqajon - comunità di Bose - 13050, Magnano (BI), pp 38-39




 

 

 

 

 

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