TEMPO DI QUARESIMA: Il vero culto e il nuovo tempio
Gianni Ambrosio



La Quaresima è un cammino esigente, perché richiede il coraggio della disponibilità.
Ma ancor più richiede un profondo rinnovamento di sé che non può non manifestarsi in tutte le circostanze della vita.
Forse è relativamente facile dichiarare la propria disponibilità a Dio e trovare il coraggio di rinunciare a molte cose per Dio. Meno facile è trovare la forza di rinnovarsi e di trasformare la propria vita, affinché diventi vita «cristiana», lasciando che sia Cristo a suggerirci e a indicarci il «luogo» in cui possiamo incontrare Dio.

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Gesù scacciò tutti fuori del tempio (...) e disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”». È significativo che l’evangelista Giovanni collochi l’episodio dei mercanti scacciati dal tempio proprio agli inizi del ministero di Gesù, al tempo della sua prima ‘salita’ pasquale a Gerusalemme. Viene così manifestata chiaramente l’idea che, con la venuta del Signore Gesù, ha inizio il culto nuovo che esige un nuovo tempio.

Nelle diverse religioni il tempio è il luogo sacro della presenza della divinità. Nell’Antico Testamento, è il segno della presenza di Dio fra gli uomini. Il tempio è un segno importante, ma ambiguo. È infatti facile l’attaccamento al tempio di pietra, al suo splendore esteriore. Ed è pure facile trasformarlo in mercato, in luogo di commercio di colombe, di pecore, di buoi. Ma avviene anche di più: avviene che il tempio si trasformi anche in luogo di traffico con Dio, mercanteggiando con Lui, offrendo a Lui un culto puramente formale, superficiale, con gesti vuoti e con preghiere esteriori. Così, uscendo dal tempio, si crede d’avere la coscienza a posto mentre la vita continua ad essere priva di ogni giustizia.

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Lo zelo per la tua casa mi divora». Le parole del Salmo 69 aiutano i discepoli a comprendere il senso del brusco e sorprendente gesto di Gesù. Il tempio ridotto a luogo di mercato è un insulto a Dio.
Deve dunque essere purificato da ogni genere di commercio che impedisce un autentico rapporto con Dio, deve diventare il luogo dell’invocazione della misericordia, della preghiera sincera, della pietà vera, deve soprattutto diventare la casa del Padre.

Ma questa purificazione non basta, anche se è importante, anzi necessaria: occorre che il tempio di pietra diventi il segno che rinvia a un altro tempio, non fatto dalla mano dell’uomo, quello in cui il Verbo di Dio stabilisce la sua dimora tra gli uomini.

È Gesù il vero tempio, il vero tabernacolo, il vero «luogo» che Dio ha scelto per rivelarsi all’uomo con la sua santità e la sua misericordia, la vera «casa» in cui si può adorare il Padre in Spirito e Verità. Conoscere, amare e seguire Gesù, il Figlio che può chiamare Dio «Padre mio», è il vero culto gradito al Padre.





da: Gianni Ambrosio - La rivista del Clero taliano - anno LXXV - Febbrio 1994
rivista Vita e Pensiero - largo Gemelli, 1 Milano, pp 148-149




 

 

 

 

 

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