TEMPO DI QUARESIMA: La sofferenza necessaria
Sorelle del Signore



Cosa può esserci di più paradossale di un padre che offre in sacrificio il figlio che ama? E se è Dio a chiedere un simile sacrificio?
La fatica ad accogliere il messianismo sofferente di Gesù guida la nostra meditazione sulla Parola di Dio. L’episodio della trasfigurazione nel vangelo di Marco è preceduto dal primo annunzio della passione e dalla descrizione delle condizioni per seguire Gesù (Mc 8,35: «chi vorrà salvare la propria vita, la perderà»). L’angelo del Signore (nel linguaggio biblico segnala l’intervento divino) aveva fermato la mano di Abramo poco prima che colpisse Isacco (Gen 22,10 ss.). Anche sul monte della trasfigurazione Dio interviene direttamente, ma non per fermare il cammino che condurrà Gesù alla croce, bensì per mostrarne il contenuto salvifico e la necessità di porsi in questa prospettiva: «Ascoltatelo!» (Mc 9,7).

Per aver obbedito alla voce di Dio, Abramo è diventato motivo di benedizione per tutte le nazioni della terra (Gen 22,18), eppure Pietro ancora non comprende e vorrebbe rendere permanente (le tre tende) questo anticipo della beatitudine celeste, mettendosi così al riparo dalla necessità della sofferenza.

Alla fine rimane solo Gesù; è lui la risposta agli interrogativi dei discepoli ma essi non sono ancora in grado di comprendere: il cammino è ancora lungo.

La
prova. È un momento decisivo nella vita di Abramo, il Signore gli parla per mettere alla prova la sua fede, per verificare la sincerità del cammino fatto finora. Il Signore chiede ad Abramo la cosa più importante della sua stesa vita, il suo futuro: il figlio. Ad Abramo è chiesta la morte del suo unico figlio per sua stessa mano. All’assurdità apparente della richiesta, Abramo risponde con la fede nel Dio della vita, che non sacrificherà Isacco ed elargirà benedizione sui figli per la fede del padre. Ancora oggi la vita presenta molte occasioni per mettere alla prova la fede dell’uomo.

La
fecondità della fede. È bello vivere la fede nei momenti di serenità e di gioia umana e spirituale, contemplando la manifestazione del Signore nella gloria; coraggioso e drammatico è credere nel Dio dell’amore quando chiede di partecipare alla sofferenza di suo Figlio, l’unico che fu lasciato morire. Qualsiasi incomprensibile sacrificio consumato nella fede umile. e cieca nel Dio di Abramo, di Gesù genera nuove vite inaspettate. La fede dei padri si riversa sui figli. La fede è feconda e niente va smarrito, uomini e donne di fede oggi sono olocausti per la fede delle nuove generazioni.


da:
Sorelle del Signore - Il tempo di Quaresima - La Rivista del Clero Italiano Anno LXXXIV – 2003

2003 Vita e Pensiero, Largo A. Gemelli - 20123 Milano, pp 152-153




 

 

 

 

 

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