TEMPO DI QUARESIMA: Quaresima e Conversione
Mariano Magrassi



Il tema che dà a tutta la Quaresima la sua tonalità caratteristica è la conversione. Ma conversione e fede sono un binomio inseparabile. L’annuncio decisivo di Gesù suona infatti: «Convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15). Il Vangelo è quella «cosa nuova» che, se uno l’accoglie e la vive, rende nuova tutta la vita, quasi rovesciandola: questa è la conversione. Di qui l’impegno della Chiesa in Quaresima: chiamare alla fede quelli che ancora non vi sono giunti (catecumenato per i battezzandi) - ravvivare e far progredire la fede di coloro che hanno già ricevuto il dono (catechesi intensa per tutti) - restituire alla vita i battezzati vinti dal peccato (ingresso nell’«ordo» dei penitenti e riconciliazione il Giovedì Santo). Con l’imposizione delle ceneri a tutti, in quell’«ordo paenitentium» oggi entriamo tutti.

La Quaresima dunque non è solo un impegno individuale: è una «pratica collettiva», un «
sacramentum» che coinvolge tutta la comunità, una «gratia» che con la sua efficacia raggiunge tutti. Tutta la comunità cristiana prega e digiuna per il ritorno al Divino di coloro che si sono affidati a essa e cercano sinceramente il Signore. Nella Pasqua i catecumeni saranno divinizzati e i penitenti rinasceranno a vita nuova nel sacramento del perdono. Si cammina insieme in carovana, tesi verso la Pasqua, desiderosi di rinnovare radicalmente la propria vita, e cercando di trascinare avanti quelli che sarebbero tentati di fermarsi.

Le tappe del cammino sono contrassegnate da temi forti. Punto di partenza è scoprirsi peccatori, non con un’ammissione teorica che non serve a nulla, ma con un’intima esperienza. Allora ti senti come un uomo che sta annegando, una nave che cola a picco. Le acque ti aggrediscono da ogni parte e ti sembra di essere sul punto di cedere alla tempesta. Il pozzo in alto sembra chiudere su di te la sua bocca e tu gridi con il salmo: «Le acque mi sono penetrate fino nell’anima» (Sal 68,1). Allora spontaneamente gridi: «Aiuto». Sai che c’è Uno che ti può liberare. «O Dio, vieni a salvarmi» (Sal 69,2). La liturgia ti aiuta facendoti capire la tua radicale debolezza solo per aprirti alla certezza della liberazione. L’accento non va sul peccato, ma sul Cristo vincitore del peccato. Non si guarda tanto ad Adamo che è caduto, quanto al Cristo che ha inchiodato la colpa al legno della croce.

Allora nel cuore avviene un’intima lacerazione - in gergo cristiano si chiama «contrizione», termine che evoca qualcosa che si spezza - e attraverso lo squarcio i nostri peccati escono ed entra l’aria pura della primavera di Dio. La lacerazione del cuore, di cui parla Gioele, consiste appunto nello «strapparsi» da quell’uomo vecchio corrivo al peccato, che non è il nostro vero «io», ma piuttosto una caricatura di quello che dovremmo essere. E’ lui che ci fa agire secondo la «sapienza della carne», ci fa appartenere al mondo e rende difficile la nostra liberazione e trasformazione in Cristo. Staccati da lui, ci si può rivolgere a Dio e gustare la sua misericordia con libertà di figli.

Ci meravigliamo allora che, malgrado la centralità del tema del «peccato» e dell’«uomo vecchio» da distruggere, la Quaresima si muova in clima di ottimismo e di gioia tanto che viene chiamata «festività»? L’uomo non è lasciato solo nel suo sforzo, che si rivelerebbe inane. Si incammina gioiosamente verso la Pasqua, cui è polarizzato tutto il suo sforzo ascetico. E la stessa Pasqua è concepita come una veglia in attesa del ritorno di Cristo. S. Benedetto dice al monaco: «Orienti tutto l’ardore dei suoi desideri spirituali nell’attesa gioiosa del santo giorno di Pasqua» (18). Il credente sa che i sacramenti pasquali saranno un bagno nella novità di Cristo, il momento della «grande liberazione» offerta dal «Christus Victor».

E tuttavia non aspetta con le mani in mano. Stimolato dalle catechesi patristiche, che la liturgia delle Ore offre ogni giorno, si impegna in una ascesi esigente, in cui la tradizione ha sottolineato tre grandi direttrici: preghiera - opere di carità - digiuno. S. Agostino insiste di più sulle qualità della preghiera, mentre S. Leone Magno è più sensibile alla carità fraterna che si esprime concretamente nell’elemosina. In ogni caso sono tre impegni indissociabili:
«
Queste devote elemosine e questo digiuno frugale sono le ali che in questi santi giorni aiuteranno la nostra preghiera a salire al cielo», afferma S. Agostino nel Sermone 207.
E d’altronde questi tre impegni non vanno separati dal resto della vita cristiana. Un Orientale, il Crisostorno, ci dice che si può «non digiunare digiunando» e viceversa:
«Potete benissimo digiunare pur senza fare digiuno». Come è possibile? «Questo avviene quando si rinuncia al nutrimento solito, ma non si rinuncia ai peccati. E come è possibile non digiunare digiunando? Questo avviene quando ci si nutre senza peccare. Questo digiuno è molto migliore dell’altro» (19).
Il tutto poi va concepito come un «sacramento»: non è l’ascesi una pura ginnastica della volontà, una medicina che produce effetti in forza di mezzi umani. No: nell’atto dell’uomo che si apre alla fede interviene Dio stesso, producendo effetti divini. La distruzione del nostro male mediante il perdono, non è forse un gesto divino?

… Siamo portati «al di sopra» della dignità delle origini. Si aprono le porte della speranza: la gloria del Risorto sarà partecipata da tutti nel Regno (Giov. IV di Pasqua, coll.). E quel pesante bagaglio di maledizione, di cui la prima colpa ci ha come rivestiti, viene lacerato, strappato da noi e buttato lontano. Riappare l’uomo nuovo uscito dalle mani del creatore nel primo mattino del mondo. Tutto questo è incluso nel «dono» pasquale. L’ascesi quaresimale ha l’unico scopo di disporre il credente ad accoglierlo.



da: Mariano Magrassi osb - Cristo luce del nostro cammino - relazione tenuta alla Settimana liturgica nazionale (Bari 28 agosto - 1 sett. 1978)
Edizioni "LA SCALA" - Noci



 

 

 

 

 

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