III DOMENICA DI AVVENTO
Gianfranco Ravasi

Isaia 61, 1-2a.10-11; 1 Tessalonicesi 5, 16-24; Giovanni 1, 6-8.19-28


Nella liturgia odierna risuonano quattro voci che, pur nella diversità dei loro toni e dei loro timbri, sono destinate a confluire nell’unità di un solo annuncio, il Regno di Dio.
La
prima voce è quella del profeta anonimo detto convenzionalmente Terzo Isaia, autore di un messaggio di gioia per il ritorno di Israele al focolare nazionale dopo l’esilio babilonese (VI sec. a.C.).
È una voce calda ed entusiastica che è «evangelo» per i poveri (61, 1; vedi Is 40, 9), che è speranza per i malati, che è liberazione per gli schiavi e i prigionieri. Come un araldo in occasione della celebrazione ebraica del Giubileo, così il profeta annuncia la liberazione, consolazione e pace per l’intera comunità d’Israele. È «l’anno di misericordia del Signore», il giubileo perfetto e definitivo in cui si ristabilisce un mondo nuovo con una trama nuova di relazioni umane.

Il rapporto Dio-uomo si trasforma, ritorna ad essere un’alleanza d’amore. Il Signore vuole celebrare col suo popolo un matrimonio d’amore che non si infrangerà più. Nella celebrazione nuziale un’importanza particolare era riservata al simbolo della veste che è ricordato con insistenza anche nel
v. 10 della nostra pericope. La sposa Israele riceve ora come veste la salvezza, come mantello la giustizia (vedi Sal 132, 9 e 16), il diadema nuziale e i gioielli della felicità.

Si trasforma anche il rapporto Dio-mondo e società (v. 11). «Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?... Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia» (Is 43, 19; 45, 8). Una natura nuova appare davanti agli occhi del credente destinata ad una società giusta e trasformata.


 

La seconda voce è quella del Battista.
È proprio così che lui stesso si definisce, spazzando via le varie interpretazioni del messianismo popolare: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (Gv 1, 23).
Egli è quindi un «testimone» (v. 7) che depone a favore di un altro che è al centro di questo grande processo che rivoluzionerà la storia (è noto che il quarto vangelo è costruito come un grande dibattimento processuale nei confronti del Cristo).

È, quindi, una voce-guida che ha il compito di illustrare all’umanità la via definitiva, la persona risolutiva, la luce perfetta, il battesimo nello Spirito e non solo nell’acqua, il Signore nei cui confronti non si è degni neppure «di sciogliere il legaccio del sandalo» (v. 27).

Il Battista non ha un messaggio specificamente suo, nei Sinottici non farà che anticipare quello del Cristo, in Gv poi è esclusivamente un testimone che conferma e prepara ciò che il vero e unico Rivelatore dirà.
E quando quella voce perfetta e definitiva risuonerà, il Battista si ritirerà pieno di gioia: «Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo.
Ora questa mia gioia è compiuta.
Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,29-30).


La voce di Gesù è implicita in questo brano evangelico che ad essa è tutto proiettato.
Ma essa echeggia proprio nella prima lettura. Infatti, nella sinagoga di Nazaret, Gesù intervenendo nella liturgia sinagogale per fare quella che nell’evangelo di Luca sarà la sua dichiarazione fondamentale, cita esplicitamente il passo isaiano e conclude: «Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita coi vostri orecchi» (Lc 4, 16-21).
L’oggi di Luca cancella la speranza del futuro caratteristica del brano del terzo Isaia, la voce di Cristo inaugura ciò che il profeta prometteva, l’era nuova, «l’anno di grazia del Signore».


La quarta voce risuona ora nella Chiesa
, è quella che «chiama», come dice Paolo ai cristiani di Tessalonica, nell’interno della comunità cristiana.
È la voce dell’apostolo che, testimoniando il Cristo risorto, ne annuncia la continua, presente e futura, venuta nella Chiesa e nella storia umana (1Tess 5,23).
È una testimonianza alla «volontà di Dio» che si esprime per mezzo dell’apostolo (v. 18): «è come se Dio esortasse per mezzo nostro» (2 Cor 5, 20). La «volontà» divina nei confronti dell’uomo non è astratta e generica, è concreta ed esigente, è «spirito, anima e corpo» (v. 23).
Sulle labbra dell’apostolo si trasforma in un codice pratico dell’impegno quotidiano: la gioia, la preghiera incessante, la riconoscenza, l’incremento dei carismi e degli impegni missionari e di evangelizzazione (la «profezia»), la ricerca intelligente dei valori, la purezza, la santità progressivamente conquistata.

Ed allora da tutta la Chiesa sorgerà un’unica voce, corale e conclusiva, è quella del salmo responsoriale modellata sulla voce di Maria, la prima credente. È la voce stessa della Chiesa: «La mia anima esulta nel mio Dio».



SPUNTI PASTORALI

1.    La voce del Cristo modellata su quella del profeta ha un unico tema da annunziare,
la misericordia, legge superiore alla giustizia (cf. Dives in misericordia). «Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro celeste» (Lc 6,36). Anche per l’Islam il nome più bello dei «99 bellissimi nomi» di Allah è il «Misericordioso». Il credente deve perciò essere premura per i malati, speranza per i prigionieri, liberazione per gli schiavi, passione per i poveri.

2.    La voce del Battista è voce di
testimonianza. «Noi siamo testimoni» è il leit-motiv della comunità descritta dagli Atti. Contro l’appassirsi dei credenti nel grigiore di una pratica arida, contro l’appiattimento nella società in cui vive il fedele riceve oggi l’appello ad essere, come scriveva M. L. King, non «termometro» dell’ambiente in cui è collocato, ma «termostato» che riscalda il mondo freddo ed incolore che lo circonda.

3.    La voce di Paolo è, infine, un invito
all’impegno morale. Ogni credente mediti ed incarni nella sua vita questo codice fatto di preghiera, di attività profetica ed ecclesiale, di astinenza dal male, di santità, di purezza e di gioia.





da: Gianfranco Ravasi – Celebrare e vivere la Parola,
Commenti al lezionario festivo anni A-B-C
Àncora editrice, 1997, pp 257-259





 

 

 

 

 

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