NATALE - IL DIO VICINO AL CUORE
Ermes Ronchi



CON LA NASCITA DI GESÙ L’AMORE SCALFISCE LA CORAZZA DELLA LEGGE
E FA L’UOMO OGNI GIORNO PIÙ GRANDE


Mentre a Roma si decidono le sorti del mondo e le legioni mantengono la pace con la spada, mentre a Gerusalemme Erode e i sommi sacerdoti si spartiscono il potere, in questo meccanismo perfettamente oliato cade un granello di sabbia: nasce un bambino, sufficiente a mutare la direzione della storia. Dio pianta la sua tenda in mezzo allo sterminato accampamento degli uomini, di ogni uomo e di tutto l’uomo. E non l’ha più smontata. Dove rintracciarla?

Tu sei, Signore, dovunque l’uomo diventa più umano.
Sei nel grido vittorioso del bambino che nasce,
sei nell’ultima parola del morente,
sei nell’abbraccio degli amanti.
Tu sei in ogni segno di illuminazione,
in ogni anelito di vita, in ogni sogno di bellezza,
in ogni rinuncia per un più grande amore.
La tua venuta è nella certezza forte e inebriante
che nel cuore di ogni essere vivente Tu sei,
amore e luce crescente.
(padre Giovanni Vannucci)


Uno dei drammi della fede oggi è che il Dio della religione e il Dio della vita si sono separati e sembra che non si ritrovino più. Il Dio del culto e delle scuole di teologia, si è staccato dalla vita, non scende nei gesti e nei desideri, nel dolore e nel dramma, non ha il colore e il calore del quotidiano. Non abita la vita.
Albert Camus, nel suo libro La morte felice parla di un’impressione provata a Praga visitando una chiesa barocca. Scrive: «Il Dio che lì si adorava era quello che si teme e si onora, non quello che ride con l’uomo davanti ai caldi giochi del mare e del sole. Da quel Dio l’uomo si allontana».
Gli uomini cercano il Dio che ride con loro, amante della vita, un Dio che sia davvero con noi.



Dio con noi
«Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa “Dio con noi”» (Is 7,14; Mt 1,23), Uno dei motivi portanti di tutto il vangelo di Matteo è la formula del “Dio con noi” sulla bocca di Gesù: «Fino a quando starò con voi?» (Mt 17,17); o ancora: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20); fino all’ultima sua parola: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20): filo d’oro del vangelo di Matteo è il Dio con noi, nostra solitudine ormai impossibile, cambio di passo nel cammino della fede.

Prima del Cristo, l’umanità era rivolta al Signore in un’incessante ricerca di comunione con un Dio che la religione presentava lontano, una divinità esigente, che trovava difetti persino nei santi e negli angeli: «Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti» (Gb 4,18).

Con Gesù tutto cambia. La ricerca di Dio è terminata: il Signore non è più da cercare, ma da accogliere. Con Gesù gli uomini non vivono più per Dio, ma di Dio, un Padre che chiede di essere accolto per fondersi con loro, dilatarne la capacità d’amore e renderli così l’unico santuario dal quale irradiare l’amore a ogni creatura e regalare vita a chi ama.

Dio-con-noi, pulsante di vita in ogni cosa che ci a uomini, in ogni pensiero, emozione e sentimento, dentro ogni desiderio; perfino nel riflesso più profondo delle lacrime, come argine e confine alla tua paura. In tutto ciò che ti fa uomo, Dio è con te. Per far crescere tutto di te, come lievito che solleva tutta la pasta, caduto dentro di te come una goccia di fuoco che non si spegne.

«L’incarnazione della Parola può essere assimilata alla caduta del seme nel solco. E inizia nel profondo un’opera di reciproca trasformazione. La terra fa germinare il seme, il seme vivifica la terra ed essa fiorisce per il germe che la abita e che la rende vivente. Così la Parola cade in noi, che siamo terra vivente, e ci trasforma, fa salire la coscienza che l’accoglie in una forma di vita più vasta, ci fa partecipare a tutta la vastità dell’Essere, dandoci il “potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Dio con noi allora vuol dire Dio in noi. L’uomo è l’unico animale che ha Dio nel sangue» (Giovanni Vannucci).

[...]

L’incarnazione del Verbo racconta che Dio è là dove si sconfina, dovunque la corazza della legge inizia a scalfirsi, a lasciarsi incidere almeno un po’ dall’amore: lì lui irrompe. Come a Nazaret, tra sogni e dubbi. Giuseppe, sposo di Maria, poiché era uomo giusto e non voleva denunciarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto (Mt 1,19). La legge imponeva di accusare l’adultera, bisognava estirpare il peccato eliminando il peccatore. Giuseppe, il giusto innamorato, dubita della legge, pensa di aggirarla, e decise di rimandarla in segreto...

Per amore di Maria, il giusto Giuseppe sconfina, mette la persona amata prima della Thorà, anticipando così uno dei grandi capovolgimenti del rabbi Gesù: l’uomo viene prima del sabato. Giuseppe innamorato è già un segreto precursore di salvezza. L’amore è sempre un po’ fuorilegge. Ma ogni evento d’amore è sempre decretato dal cielo.

Ed ecco un angelo gli appare in sogno (l’uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio): “Maria darà alla luce un figlio e tu Lo chiamerai Gesù! Egli salverà il popolo”.
Il verbo ebraico
joshuà “salvare”, viene dalla radice ish il cui primo significato è quello di allargare, dilatare. Gesù salverà: allargherà, accrescerà, espanderà lo spazio della tua umanità, renderà più grande la vita. Salverà dal peccato, che all’opposto è l’atrofia del vivere, il rimpicciolimento del cuore.
Il peccato è ciò che rende piccola la tua persona, e non c’è spazio per nulla e per nessuno.

Dio viene e crea spazio in me, spazio per le creature, per i poveri, per i sogni, per il cielo. Che il Signore renda il tuo cuore spazioso! È l’augurio che mi ha rivolto tempo fa un lavavetri al semaforo.
Un vero augurio di salvezza: essere un piccolo cielo in cui spazia il Signore dei cieli; sconfinare per grazia fuori di noi stessi, accusare distanze, avere il cuore affaticato dal richiamo di cose più grandi e in esse rintracciare la sua tenda fra noi:

Che possiamo seguirti, Signore, dove oggi sarai:
nei sogni di pace, nel cuore degli umili,
nei sogni di bellezza, nei cuori assetati di te,
nella dimora silente del cuore,
nella voce intima che indica la via,
negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile,
nella vita ardente, nella calma delle soste.
Nelle domande di amore,
nei cuori che si spogliano di sé.
In questa casa che è tua
apri i nostri occhi alla bellezza,
le nostre orecchie alla sapienza.
Aiuta il cuore ad amarti di più,
a sentire in te, pellegrino senza frontiere
la nostra vera terra.





da:
Ermes Ronchi - LUOGHI DELL'INFINITO - Rivista di itinerari,arte e cultura, n° 190 anno XVIII dicembre 2014 - mensile di Avvenire , pp 8-9




 

 

 

 

 

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