NATALE DEL SIGNORE
comunità monastica Ss. Trinità di Dumenza



L’orchestrazione liturgica della festa del Natale si presenta alquanto ricca e articolata.
Ben tre celebrazioni eucaristiche, infatti, scandiscono il ritmo di questo giorno nel quale la Chiesa fa memoria della venuta nella carne del Figlio di Dio, non distogliendo però il suo sguardo dalla venuta ultima del Signore della gloria.

Questo duplice movimento è bene espresso nella colletta della Messa vespertina nella vigilia: «O Dio, che ogni anno ci fai vivere nella gioia questa vigilia di Natale, concedi che noi possiamo guardare senza timore, quando verrà come giudice, il Cristo tuo Figlio che accogliamo in festa come Redentore».

La stessa orazione invita a tenere uniti il mistero pasquale e il mistero dell'incarnazione: colui che accogliamo a Natale è il nostro «Redentore», è colui che è morto e risorto per noi, per riscattarci da ogni male e donarci la salvezza.
Natale è «il grande giorno che ha dato inizio alla nostra redenzione» (preghiera sulle offerte della Messa della vigilia) ed è quindi un giorno già segnato e avvolto dalla luce gioiosa della Risurrezione.
È l’«inizio», il punto di partenza, è, possiamo dire, una Pasqua ‘incipiente’che contiene in sé già tutto il mistero della nostra salvezza.
In quel bambino che nasce è già visibile il volto del nostro Salvatore (cfr. Lc 2,11).


Natale del Signore - 25 dicembre

L'antica tradizione iconografica cristiana, nell'interpretare il mistero della nascita di Cristo, ha concentrato tutti gli elementi narrativi tratti dai racconti evangelici (e ampliati con alcuni particolari presenti negli apocrifi) in una unica scena: l’icona della Natività.
In armonia narrativa sembra quasi di sentire una eco di quell’
oggi di salvezza annunciato dagli angeli ai pastori (cfr. Lc 2,11), di quell’oggi che risuona nei testi scritturistici utilizzati nella liturgia e che conduce il tempo dell’uomo all’incontro con il Dio-con-noi (cfr. Mt 1,24).

Il monte e la grotta, la Vergine e il bambino deposto nella mangiatoia, gli angeli, i pastori e i magi, Giuseppe addormentato e le donne che lavano il piccolo Gesù (due elementi apocrifi), orientano alla comprensione del mistero che ci rivela il volto di Dio donato all’uomo in Cristo;
in una sintesi tra Scrittura e immagine (ogni particolare iconografico ha un suo fondamento nel testo scritturistico), ci viene comunicata la Parola indicibile di Dio, quella Parola che era fin dal principio e per mezzo della quale tutto è stato creato (cfr. Gv 1,1-3) e che ha assunto il volto dell’uomo.
Nel volto di Cristo, «icona del Dio invisibile» (Col 1,15), viene consegnato tutto ciò che Dio vuole dire all’uomo.

Commentando l’icona del Natale, G. Passarelli scrive: «L’icona della Natività è il prologo di quella grande epopea che è la storia della salvezza: E come nei prologhi dei poemi troviamo sintetizzati i punti salienti di ciò che si canterà, così nella icona della Natività ritroviamo il compendio dei misteri del cristianesimo: l’incarnazione, la morte e la resurrezione. Si canta la vigilia della festa: “Egli, infatti è nato per noi dalla Vergine, ha sofferto la cro-cifissione e con la morte ha distrutto la morte e ha mostrato la resurrezione quale Dio”. Tutto il creato è partecipe dell’evento: dalle nature angeliche, agli animali, ogni cosa è al suo posto per recitare il dramma dell'Universo. Ogni elemento, quindi, assume un significato, niente è superfluo».

 

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. La liturgia della Parola ci offre una grande ricchezza di testi, distribuiti in tre momenti.
La triplice eucaristia, che caratterizza il Natale nella tradizione liturgica romana è come una progressione, attraverso il simbolo del tempo (notte, aurora, giorno), verso le profondità del mistero celebrato.
In questo ritmo ‘pasquale’ (dalla morte alla vita), si passa dall’attesa vigilante caratterizzata dalla notte che viene squarciata da una luce improvvisa (simbolo presente sia in Is 9,1 che in Lc 1,8-9), a una immersione nel mistero di luce che ormai invade l’orizzonte (è l'aurora annunciata da Is 62,11-12), per giungere al cuore stesso di un giorno ormai senza fine, perché «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).



da:
comunità monastica Ss. Trinità di Dumenza – La voce, il volto la casa e le strade – tempo d’Avvento e Natale 2009/2010 - Vita e Pensiero
Largo A. Gemilli, 1 – 20123 Milano , pp 25; 24-25




 

 

 

 

 

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