AVVENTO
Mariano Magrassi



L'Avvento ci proietta verso il futuro, facendoci vivere di speranza, proprio in un mondo spesso triste perché non spera più. Questo tema mi richiama sempre Péguy.
Egli vede la speranza come una ragazzina che va a scuola tra due sorelle maggiori, la fede e la carità, tenendole per mano. Sembra condotta dalle due maggiori, mentre è lei, la piccola speranza, che le trascina. Dunque, se sono in crisi la fede e l’amore, è perché la speranza ha il fiato corto.
L’Avvento risponde al mondo di oggi che, assistendo al crollo di valori e di istituzioni che ritiene essenziali, dà origine a una filosofia di disperazione e si lascia afferrare dalla morsa dell’angoscia. Invece la liturgia ci dà l’intelligenza del provvisorio e ci proietta verso un futuro pieno di speranza.

Mi sembra che lo spirito che anima questo tempo liturgico sia ben espresso da questa antica formula del sacramentario gelasiano.

Saziati del tuo cibo spirituale,
ti supplichiamo, Signore onnipotente,
insegnaci mediante la partecipazione a questo mistero
a guardare dall’alto ciò che passa
e ad amare ciò che è definitivo.
Così, liberati dai vincoli e dalle concupiscenze
che portano alla morte,
concedi di essere partecipi
del regno di libertà che non ha fine (14).


Se oggi celebriamo con gioia i sacramenti, per incontrarci con Cristo sotto il velo dei segni, l’Avvento ci fa attendere la scomparsa di ogni liturgia, quando il velo si squarcerà, quando tutti gli specchi che ora riflettono il Signore si spezzeranno e vedremo lui, proprio come è. Questo non deve allentare il nostro impegno terrestre. Deve solo metterci in atteggiamento di vigilanza. L’ultimo giorno è improvviso; non ci si accorge quando viene. Il cristiano dunque si tiene sempre pronto. Non vuole che la preoccupazione dei doveri presenti ostacoli il cammino verso il giorno del Signore. Mentre gusta con gioia la salvezza già offerta e sa di appartenere ormai al Regno, sa anche che questo Regno non ha ancora raggiunto la sua pienezza ed è sempre in crescita.

Questa speranza che tende in avanti non interessa solo la persona. Un cristiano non può consentire a essere salvato, se gli altri e il mondo non sono salvati con lui. Dice bene A. Nocent: «Non può trattarsi per l’uomo di abbandonare una macchina che corre alla catastrofe e di gettarsi fuori strada per trovare salvezza, mentre la macchina continua la sua strada accelerando la sua corsa verso la rovina» (15).
S. Bernardo ha espresso questo dinamismo in un bel sermone d’Avvento, che dice in sostanza: il Verbo si è fatto carne nel primo Avvento, ed è entrato nel nostro mondo per attraversarlo (pascha = transitus), raccogliendo gli eletti intorno a sé con la sua Pasqua, in modo che la sua incarnazione, prolungata nella Chiesa, possa alla fine culminare nella glorificazione del Cristo intero alla destra del Padre in cielo (16).



da: Mariano Magrassi osb - Cristo luce del nostro cammino - relazione tenuta alla Settimana liturgica nazionale (Bari 28 agosto - 1 sett. 1978)
Edizioni "LA SCALA" - Noci



 

 

 

 

 

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