SOLENNITÀ TUTTI I SANTI - 1 novembre
Albert Vanhoye



Apocalisse 7,2-4.9-14; Salmo 23; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5, 1-12



Quella di oggi è per noi una grande festa di famiglia: siamo uniti nella gioia con tutti i nostri fratelli, che sono i santi, con tutte le nostre sorelle, che sono le sante.
Sì, i nostri fratelli più veri sono i santi e le sante. Più di tutti sono vicini a noi, ci capiscono, ci vogliono bene, ci aiutano illuminandoci la strada, ci guidano alla vera felicità.

In loro l’amore del Padre celeste si fa più manifesto, più sensibile, più vivo.
Insieme con loro oggi ringraziamo Dio, che ci ama nel suo Figlio diletto Gesù e ci fa suoi figli.
Insieme con loro ascoltiamo la voce del Signore Gesù che ci promette la felicità e ce ne indica la via.
I santi l’hanno seguita e invitano noi a fare altrettanto, con fiducia crescente.
La via della felicità la troviamo nel Vangelo di oggi e desta stupore, perché ci fa vedere la felicità dove proprio il mondo non la cercherebbe mai.

Il mondo dice: «Beati i ricchi, perché possono soddisfare tutti i loro desideri»;
il Vangelo dice: «Beati i poveri».
Il mondo pensa e dice: «Beati i forti, i violenti, perché impongono la loro volontà a tutti e si impadroniscono di ciò che vogliono»; il Vangelo dice: «Beati i miti».
Il mondo pensa e dice: «Beati coloro che ridono, che si godono la vita»; Cristo dice: «Beati quelli che piangono»... Il contrasto non può essere più grande.

Chi ha ragione, il mondo o Cristo?
La nostra fede ci dice che ha ragione Cristo, però a volte ci è difficile capirlo.
In realtà il discorso delle beatitudini non è una semplice proclamazione di verità, ma un invito alla conversione.


Cristo ci invita con insistenza a lasciare le nostre vecchie idee e ad accettare il suo punto di vista, ci invita a cambiare atteggiamento abbandonando la nostra tendenza al possesso per trovare in lui la gioia dell’amore vero, largo, libero.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Istintivamente noi vogliamo possedere, credendo di trovare così la felicità. In realtà l’istinto di possesso fa la nostra infelicità, perché ci rinchiude nel nostro egoismo, ci separa dagli altri, ci oppone a loro. Quante dispute, quanti litigi per ragioni di interesse, quante inquietudini avvelenano la vita! E alla fine l’uomo si trova insoddisfatto, perché è chiamato all’amore e la cupidigia gli ha impedito di attuare la sua vocazione.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Qui il verbo è al presente, non al futuro.
Gesù non dice che i poveri saranno beati nell’al di là, perché possederanno il regno dei cieli: i poveri sono già beati adesso, perché il regno dei cieli è già loro.
Il regno dei cieli è il regno dell’amore che viene da Dio, dove si entra rinunciando al nostro egoismo possessivo. Se per me il mondo è un cumulo di cose di cui voglio impossessarmi, mi chiudo all’amore, non riconosco l’intenzione di Dio, per il quale tutte le cose devono servire a vivere nella carità.
La povertà evangelica non consiste nel non avere niente, ma nel ricevere tutto, riconoscendo in ogni cosa un dono del Padre e un mezzo di unione con i fratelli.
Non voglio essere proprietario in esclusiva: considero il mondo come la casa dove tutto è segno dell’amore del padre.
Così faceva san Francesco d’Assisi, e la sua anima era colma di ammirazione, di gratitudine per l’opera di Dio e di carità verso gli uomini, perché era povero in Spirito, era libero per amore.



da: Albert Vanhoye - Il Pane quotidiano della Parola - Commenti alle letture feriali della Messa ciclo I e II
Edizioni Piemme Spa, 1994, pp 965-966



 

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