SOLENNITA' DELL'ASSUNZIONE
Primizia di una salvezza integrale

Giacomo Biffi


Nel colmo dell'estate — nel tempo in cui gli animi sono più rilassati e, si direbbe, meno disposti alle ri-flessioni più sostanziali e più alte — proprio nei giorni della spensieratezza torna la festa dell'Assunta a farci pensare. È la più antica e la più solenne celebrazione in onore della Vergine Maria; ed è un appuntamento caro al nostro cuore.

Ma è prima di tutto un appuntamento con la verità: la verità sulla Madonna e sulla sua ultima sorte; e poi anche la verità su di noi, sull'indole del nostro esistere, sull'esito della nostra avventura umana.
Al termine del suo pellegrinaggio terreno quest'umile donna di Galilea — così primariamente coinvolta nella vicenda che ci ha salvati — è stata accolta in cielo con la totalità del suo essere: anche le sue membra verginali, sfuggendo alla legge della corruzione nel sepolcro, sono state subito trasfigurate nella gloria.

Perché le è stato riservato questo dono?
A chi vive abitualmente nella luce della fede la risposta viene facile e semplice: perché è colei che ha generato nella natura umana l'unico Figlio di Dio; ed è naturale che con lui risorto anche lei regni risorta; perché lei, che è il primo e più eccelso capolavoro della redenzione divina, è giusto che sia la prima dopo Cristo a entrare nello splendore del mondo nuovo. Questo traguardo di gioia integrale e di luce corona nella Madonna un cammino di dolore e di oscurità. Dio l'ha amata più di tutti, e appunto per questo a lei meno che ha tutti ha risparmiato le amarezze e le prove.



   


Sempre nella fedeltà del suo «sì» alla volontà del Padre, pronunciato nell'ora inaspettata e inebriante dell'Annunciazione, Maria ha sopportato prima della nascita di Gesù i giorni dei malintesi umilianti; ha af-frontato una maternità circondata da disagi e da squallori; ha sperimentato la sofferenza di vedere quel suo Figlio, unico e unicamente amato, diventare oggetto dell'ostilità e dell'odio dei capi della sua nazione; e infine ha subìto lo spettacolo atroce del Calvario.

E mentre cresceva la sofferenza, cresceva in lei anche la conformità al misterioso ed esigente progetto di Dio. Sicché il suo ultimo respiro è stato anche il suo conclusivo e più intenso atto d'amore; un atto d'amore che le ha schiuso le porte del Regno eterno, dove la morte non ha ormai più potere sui figli di Adamo. Noi possiamo contemplare qui la sapienza trascendente di colui che si diverte a «disperdere i superbi nei pensieri del loro cuore» e a «innalzare gli umili» (cfr. Luca 1,51-52).

Poiché è stata la più avvilita e addolorata tra le donne, è stata la più esaltata e consolata. Poiché più da vicino e con più generosa adesione ha preso parte alla passione di Cristo, condivide per sempre la felicità del Risorto e il trionfo della sua ascensione.

A noi, alla nostra sete di certezze esistenziali, che cosa dice l'assunzione di Maria?
Ci dice che Dio non è rimasto lontano ed estraneo, ma è entrato nella storia delle sue creature, e ha elevato i nostri destini oltre gli orizzonti che possiamo umanamente intravedere, verso mete che stanno più in là di ogni attesa. Ci dice che il Signore si è prefissato di riscattare tutto l'uomo nella sua realtà integrale: tutto ciò che è umano — sia la nostra dimensione spirituale sia la nostra dimensione corporea — è chiamato alla pace senza insidie e alla letizia piena e perenne.

Maria assunta in cielo è la concreta primizia di questa salvezza integrale; una salvezza che è offerta a tutti, perché è stata guadagnata dal Redentore di tutti con la sua morte e la sua risurrezione. Si capisce allora perché questa bella antica festa di agosto — oltre che un appuntamento con la verità — sia anche un appuntamento con la speranza.

E di speranza noi oggi abbiamo particolare bisogno, in questi nostri tempi che sembrano così frenetici e goderecci, e nel profondo sono così persi e desolati; che si illudono di essere liberi e senza tabù, e sono inceppati da mille condizionamenti e da mille tirannie; che sono storditi e sazi delle molte nozioni che gonfiano le menti senza nutrirle, e sono poi così poveri di saggezza.

Alla luce della verità che ci viene dall'Assunta, possiamo trovare risposta ai problemi più veri e più seri, quelli che di solito cerchiamo di rimuovere dalla nostra attenzione: il problema della vita e della morte, il problema del reale valore di ogni così detto progresso, il problema di come placare le nostre in-quietudini e di come mitigare razionalmente le nostre angosce, il problema di trovare un senso plausibile al nostro vivere e una fiducia rasserenante al nostro morire.

La Vergine Madre di Dio è sempre con noi, maestra di vita e fonte di speranza, invisibile ma non assente, ispiratrice dei giusti pensieri e degli affetti degni, compagna preziosa del nostro viaggio verso la casa del Padre.




da: Giacomo Biffi, Piena di Grazia - Meditazioni su Maria
Edizioni Piemme Spa - 15033 Casale Monferrato (Al) via del Carmine 5 - 1997,
pp 53-57



 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org