SOLENNITA' DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
L'Eucaristia è pienezza del dono di Dio

Pierre de Bérulle


Riferimenti biblici: Is 55,1-3; Mc 14,22-25; Gv 4,7-10



Gesù Cristo è il dono di Dio agli uomini e il dono degli uomini a Dio. E' il dono di Dio agli uomini e si mette nelle mani degli uomini con l'efficacia della sua parola e così deve essere ricevuto dagli uomini ...

Se tu conoscessi, o uomo, il dono che Dio ti ha fatto di se stesso, che cosa non faresti, che cosa non abbandoneresti, che cosa non vorresti portare per disporti a riceverlo, e riceverlo nella pienezza che ti viene presentata?

Dio dona suo Figlio all'uomo attraverso diversi misteri, ma nell'Eucaristia lo dona in pienezza, cioé nella pienezza dei suoi misteri, dei suoi meriti e delle sue perfezioni consumate in lui.



  Nell'incarnazione, la sua vita e i suoi meriti non ci sono ancora; nell'infanzia il merito della sua vita non c'è; nella sua vita il merito della sua morte non è compiuto; nella morte, non ha la dignità, la potenza e i tesori della sua nuova vita; nella risurrezione e ascensione sembra ritirato in Dio e sottratto, e lo è infatti.
Ma nell'Eucaristia, senza nulla perdere del suo stare in Dio, della separazione dalla vita presente, dell'abbondanza della nuova vita, della sua maestà, Gesù è donato agli uomini e donato nella pienezza di tutti i suoi stati e di tutti i misteri; è donato come vita e come alimento di vita eterna.

Gesù Cristo è pure il dono degli uomini a Dio, come è il dono di Dio agli uomini; questo come sacramento, quello come sacrificio. Anticamente si offrivano a Dio i frutti della terra che ci è donata; ora offriamo a Dio il frutto di Dio stesso, un frutto cresciuto nel suo seno, un frutto che la terra verginale di Maria, rivestita dalla potenza dell'Altissimo, ha prodotto, e per questo motivo è chiamato dal profeta Isaia (4,2): frutto della terra e seme di Dio ...



Quando riflettiamo sulla nostra indigenza e sull'infinità di Dio, siamo costretti a confessare che non abbiamo pensiero, né parola, né amore proporzionato a Dio, né cosa alcuna corrispondente alla grandezza della sua maestà. Ma Dio ha voluto darci suo Figlio che è il suo Verbo e la sua parola, che è il suo colloquio e la sua occupazione eterna; e Dio trova nelle nostre mani e sui nostri altari ciò che guarda eternamente se stesso, e noi parliamo a Dio il suo linguaggio e idioma, e ci intratteniamo con lui nella sua stessa occupazione e colloquio.

Questo Figlio di Dio e questo Gesù è tutto nostro per la bontà del Padre, ma sta anche al posto di tutti i nostri obblighi verso Dio, e per mezzo suo ci innalziamo a dio, adoriamo Dio, lodiamo Dio, benediciamo e ringraziamo Dio, invochiamo Dio.

Gesù è ancora colui che fa sue tutte le nostre necessità ed è propiziazione per i nostri peccati, come ci insegna il discepolo prediletto, ed è anche il nostro pensiero, la nostra azione di grazie (Eucharistia), il nostro amore per Dio. Dio accetta le nostre offerte, soltanto perché siamo incorporati nel Figlio e divenuti uno stesso corpo e uno stesso spirito con Lui.



Piere de Bérulle, teologo spirituale, cardinale (+ 1629): Opuscolo 83 su l'Eucaristia - "Oeuvres complète de De Bérulle" - Migne, Parigi 1856 - pagg 1063-1064.




da: Meditazioni per l'anno liturgico - dagli Autori di tutti i tempi
Edizioni Messaggero, Padova 1975, pag 313-314



 

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