TEMPO PASQUALE - III Domenica di Pasqua
Riflessione sulle letture
Comunità di Bose


At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35


L'annuncio pasquale risuona in modo diverso nei testi biblici odierni: nel resoconto scettico dei due di Emmaus («Egli è vivente»: Lc 24,23), nell'annuncio vigoroso della predicazione di Pietro («Questo Gesù Dio l'ha risuscitato»: At 2,32), nella comunicazione di fede che Pietro indirizza alle comunità destina tane della sua prima lettera («Dio l'ha risuscitato dai morti»: 1Pt 1,21).

Il Risorto manifesta la sua
presenza negli apostoli che sono divenuti suoi testimoni e che annunciandolo lo rendono presente tra gli uomini (At 2,32); nella fede e nella speranza che abitano i credenti ( 1Pt 1,21); nella riunione comunitaria e liturgica degli Undici a Gerusalemme (Lc 24,33-35); nella Parola spiegata e nel Pane condiviso (Lc 24,25-32).

Iltema del
cammino è presente nelle tre letture. La resurrezione di Cristo è profetizzata dal mutamento attuato da Dio del cammino di morte del fedele in cammino di vita (Salmo 16 citato in At 2,25-28);
la fede nel Cristo risorto nasce nei due di Emmaus durante un cammino che non è solo geografico, ma spirituale e che attraversa la disillusione e il dubbio, il vuoto e lo scetticismo (vangelo);
la fede nel Cristo risorto dà origine a un tipo di presenza cristiana nel mondo descritta come
paroikía, cammino nel timore e nella speranza, cammino come in terra straniera (II lettura).

  Per i due di Emmaus l'incontro con il Risorto segna il passaggio dalla de-missione alla missione e diviene la storia di una ri-creazione
Le loro orecchie ascoltano la spiegazione della Scrittura, il loro cuore viene rianimato e scaldato, i loro occhi si aprono, la loro parola ritrova capacità di comunicazione e di comunione, le loro persone ridiventano capaci di relazione: insistono perché Gesù, che prima avevano trattato con sufficienza, si fermi con loro e sieda a tavola con loro. Essi ritrovano il coraggio della relazione e della speranza. E trovano la forza di ritornare alla comunità che avevano abbandonato.

Sì, a volte è difficile rimanere nella chiesa e la tentazione dell'abbandono si può far sentire, per i più svariati motivi.
Ma il motivo unico che rende vivibile la chiesa è la fede nel Risorto: grazie ad essa è possibile non solo perseverare, ma fare della perseveranza un'esperienza di resurrezione, una partecipazione spirituale alla vita del Risorto.

La chiesa, pur con le sue povertà e i suoi peccati, è il corpo di Cristo, il reale luogo della fraternità che impedisce la riduzione della fede a docetismo o a gnosi.

La presenza del Risorto è invisibile e silenziosa. Essa si rende visibile nel volto di uno straniero, di un pellegrino che diviene improvvisato compagno di strada, e parla attraverso le parole del la Scrittura.
La Bibbia e l'altro uomo, la Parola di Dio contenuta nelle Scritture e il volto dell'altro, soprattutto dello straniero e del povero, sono luoghi per eccellenza in cui la presenza del Risorto può incontrarci ricordandoci il comando evangelico: ama Dio e il tuo prossimo.

Il forestiero sconosciuto diventa il portatore della rivelazione. Lo, straniero incontrato da Cleopa e dall'altro discepolo anonimo non viene riconosciuto e deve scontrarsi con la loro diffidenza e sufficienza, salvo rivelarsi poi l'inviato di Dio. Il riconoscimento dello straniero passa attraverso un lavoro di memoria che restituisce i due discepoli alla loro storia.
Più che sconosciuto, era non-riconosciuto. Riconosciutolo, non lo vedono più, ma sono rinviati a se stessi e possono riannodare i fili della loro storia e ricompattare la loro comunità.

Lo straniero che ci visita, che incrocia i nostri cammini, incontra spesso, analogamente, la nostra diffidenza, il nostro senso di superiorità, la nostra paura, il nostro odio. Ma in verità, noi lo temiamo perché ci conduce al confronto con noi stessi. Lo straniero fa di noi degli stranieri: lui è straniero per me e io sono straniero per lui. Egli rivela, personalizzandola con la sua diversità evidente, una dimensione nascosta, e temibile, di me.
Riconoscere lui (senza
appropriarsi di lui) significa anche riconoscere noi stessi (senza disappropriarci di noi). Allora l'incontro può divenire apparizione.




da:
Eucarestia e Parola - Testi per le celebrazioni eucaristiche di Quaresi a e tempo pasquale - a cura di Enzo Bianchi, Goffredo Boselli, Lisa Cremaschi e Luciano Manicardi - Comunità di Bose -
Vita e Pensiero 2008 - Largo A. Gemeli, 1 - 20123 Milano - pp 56-59





 

 

 

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