TEMPO PASQUALE - Gente di Pasqua
La comunità cristiana profezia di speranza
Armando Matteo


Il titolo del presente contributo è direttamente ispirato al bellissimo libro, di recente tradotto nella nostra lingua, dell'arcivescovo di Manda, il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle(1).
Risulta, in verità, particolarmente efficace la definizione che egli offre di noi cristiani quale "gente di Pasqua": persone cioè che dalla Pasqua del Signore Gesù ricevono il carattere fondamentale della loro esistenza e della loro missione nel mondo, sia in quanto singoli sia soprattutto in quanto facenti parte della comunità ecclesiale.

Intrecciando sapientemente una lettura teologica e sapienziale di quasi tutti i brani neotestamentari relativi all'evento della Pasqua e moltissimi aneddoti della sua vita di studioso e di pastore d'anime, il cardinale di Manila riesce molto bene a mostrare come la comunità dei credenti debba attingere all'evento pasquale quella forza che può dalle radici rinnovare e rinvigorire la sua vita e la sua presenza in questo momento della storia, rendendola concreto ed efficace segno di speranza per i molti uomini e donne che di continuo subiscono gli effetti negativi di quella "globalizzazione d'élite", messa in campo dal sistema economico neocapitalista, che tende a rendere i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, e che ha come effetto davvero paradossale quello di creare divisioni ogni giorno più forti tra i popoli della terra.

Il punto di partenza di queste sue riflessioni è proprio la percezione di quel diffuso senso di disperazione che sembra per lo più abitare i nostri giorni; una disperazione però che è anche l'altro nome di un grande desiderio di nuove forme di umanità, di comunione, di incontro. E sorge da qui un forte appello rivolto ai cristiani: perché essi possano fino in fondo assumere la loro identità "pasquale" che li costituisce come comunità della speranza, comunità di un'umanità rinnovata, comunità di un'umanità che ha nell'amore reciproco il suo segno d'identità. Così scrive il cardinale: « Viviamo in un tempo e in un mondo in cui abbondano i segni di disperazione. La nostra vita è segnata dalla frammentazione, dall'esclusione, dalla violenza e dalla distruzione, nelle famiglie, nei quartieri, nelle nazioni e nel mondo intero. Le donne e gli uomini del nostro tempo, di conseguenza hanno un gran desiderio di comunità autentiche dove poter trovare pace e integrità. L'evento della Pasqua, il trionfo di Gesù sul peccato e sulla morte, ci dona una vita nuova. Speriamo, come popolo pasquale, di poter condividere la luce della Pasqua per dissipare le tenebre dell'alienazione che hanno avvolto il mondo. La fede nel Signore risorto può dare lo slancio per vivere come comunità»(2).

Intendiamo ora inserirci nella scia di queste indicazioni, per mostrare come effettivamente la comunità cristiana riceva dalla Pasqua il suo carattere distintivo in ordine all'annuncio profetico di una speranza possibile anche per l'umanità del nostro tempo.


  TUTTO È POSSIBILE
Alcuni anni fa, all'inizio di un suo importante saggio, il filosofo italiano Maurizio Ferraris scrisse: «Se davvero Cristo è risorto, allora tutto è possibile»(3).

Egli di per sé non crede alla risurrezione di Cristo, ma questa sua affermazione dice davvero qualcosa di molto significativo circa la fede cristiana.
La comunità cristiana si riconosce, infatti, dalla comune confessione che il Crocifisso è il Risorto, che cioè colui che le autorità romane e le autorità giudaiche hanno condannato alla pena di morte è ora vivente e Signore della storia. La fede dei cristiani presenta perciò sempre un carattere di sfida rispetto a tutto quello che può apparire ineluttabile, già deciso e definitivo, privo di prospettive e di speranza.

La sua sorgente è la bella notizia che il sepolcro è rimasto vuoto e che le forze della morte non sono riuscite a trattenere Gesù. Egli è risorto, appunto. È il crocifisso risorto.


Da qui deriva quel timbro di speranza che spetta alla fede cristiana.
Essa non si arrende mai alla prepotenza della storia: sa che appunto "tutto è possibile" e si impegna generosamente a difendere le ragioni del bene rispetto ad ogni propaganda dell'inevitabilità di questo o di quel male.
L'incontro con il Crocifisso risorto autorizza pertanto i credenti ad uno stile di vita che ha tutte le ragioni di questo mondo per sostenere che è sempre possibile un "altrimenti umano'', un modo diverso di condividere le risorse di questo mondo, una maniera più compassionevole e misericordiosa di intrecciare relazioni di prossimità.

Questo carattere di resistenza è oggi particolarmente importante in quanto la cultura, la politica, l'economia sembrano non riuscire più a trovare risorse, pensieri, indicazioni in grado di contrastare o almeno moderare le spinte egoistiche che dominano ciò che il cardinale Tagle giustamente definisce
"la globalizzazione di élite", che lascia fuori dalla porta della storia milioni di esseri umani e continua a sfruttare senza troppe preoccupazioni per il futuro il pianeta. E questo nonostante che la crisi abbia lungamente e penosamente lambito anche il ricco Occidente.

Da questo punto di vista, i cristiani, proprio in forza del loro statuto di "gente di Pasqua", debbono non solo continuare a denunciare i limiti dell'attuale modo di gestire il mondo, come hanno fatto con grande lucidità papa Benedetto XVI nell'enciclica
Caritas in veritate e papa Francesco nell'esortazione apostolica Evangelii gaudium; debbono pure concretamente impegnarsi perché le comunità cristiane siano segno profetico di relazioni umane nuove e rinnovate, a tutti annunciate come possibili.


DIO NON DIMENTICA
Un secondo elemento importante che deriva dalla Pasqua alla fede cristiana è la certezza che Dio non abbandona mai chi si affida a lui.
La luce della risurrezione illumina sino in fondo il mistero della croce: Dio non abbandona colui che a Lui si è totalmente affidato e abbandonato, per la vita e la salvezza del mondo. Questo dice pure la risurrezione di Gesù.

Compito della comunità dei credenti è in verità proprio quello di continuare a "dire Dio" e di far conoscere la sua presenza attiva anche nel mondo attuale. Certamente, insieme al cardinale Tagle, non possiamo non riconoscere che si tratta di compito divenuto sempre più difficile e complesso: «Per molte persone - egli scrive - oggi il mondo della globalizzazione di élite rappresenta una crescita senza futuro perché è crescita senza occupazione, ed è crescita che distrugge l'ambiente, mettendo in grave pericolo la possibilità di una vita di qualità nel futuro. Può essere anche una crescita senza radici, perché ci separa dalle radici dei nostri valori e delle nostre tradizioni. E può essere una crescita senza senso, perché spesso le persone perdono il loro orientamento nella vita. In mezzo a tutte queste prove, il mondo sta cercando di persuaderci a dimenticare il nostro prossimo, a dimenticare Dio, in nome del profitto e della competizione. Non è facile dire Dio in un mondo che vuole dimenticare l'esistenza del prossimo»(4).

Di fronte a tutto ciò "la gente di Pasqua", ovvero le comunità cristiane concrete non possono non esprimere una rinnovata apertura ed ospitalità verso il prossimo.
L'annuncio della verità che Dio non si dimentica passa innanzitutto dalla verità concreta che noi, i cristiani, per primi ci sforziamo di non dimenticare di nessuno.
Qui la profezia di un modo diverso di guardare ai tanti fratelli e alle tante sorelle coinvolti nei molteplici fe-nomeni migratori, alle nuove situazioni di povertà emergenti, a quella parte di umanità che sembra ormai destinata a collocarsi nella periferia della vita, risulterà decisiva in ordine a una testimonianza delle opere capace, più di molte parole, di "dire Dio" oggi.


UNA COMUNITÀ DI GIOIA
Un terzo decisivo segno deriva dalla sorgente pasquale della fede cristiana: ed è il segno della gioia. Nessuno come papa Francesco ci ha ricordato che uno degli elementi che contraddistinguono il tempo odierno è quello della tristezza: quella tristezza che nasce dalla chiusura individualistica ai bisogni e alle attese degli altri (5).
La comunità della Pasqua è al contrario una comunità della gioia: è la comunità di coloro che si lasciano salvare da Gesù e sono perciò «liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento»(6)

Su questo punto o la comunità cristiana può davvero fare la differenza. E siamo tutti chiamati, come esorta papa Francesco, a rinnovare il nostro incontro con il Risorto, che è la fonte della vera gioia. Troppe volte, infatti, le nostre comunità sono abitate, per usare ancora un'immagine del Papa, da persone che hanno sempre "una faccia da funerale".

Non c'è perciò più tempo da perdere. È tempo di svegliarsi e di rinnovare la nostra identità di
gente di Pasqua. Il Signore è risorto. È veramente risorto.




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1- L.A. Gokim Tagle, Gente di Pasqua. La comunità cristiana, profezia di speranza. EMI, Bologna 2013.
2- Ivi, 19
3- M. Ferraris, Estetica Razionale, Raffaello Cortina Editore, Milano 1997, 1.
4- L.A. Gokim Tagle, Gente di Pasqua, 130.
5- cfr Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n.2.
6- Ivi, n.1.





Armando Matteo - Pontificia Università Urbaniana Via Aurelia Antica, 284 - 00165 Roma



da:
Consacrazione e Servizio Marzo-aprile 2014 - Dossier: È risorto non è qui. In cammino con il Vivente -
Rivista bimestrale delle Religiose - Centro Studi USMI, via Zanardelli, 32 00186 Roma - pp 65-69





 

 

 

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