TEMPO PASQUALE - Cristo nostra Pasqua
Il mistero pasquale nella vita del cristiano
Angelo card. Amato



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IL SIGNIFICATO DELLA RISURREZIONE«PER NOI»

La risurrezione di Gesù è anche un evento salvifico «per noi». Una sintesi di questo “per noi” si può trovare nella tradizione iconografica bizantina. L'icona mette al centro Gesù risorto, risplendente di gloria e circondato da personaggi dell'Antico e del Nuovo testamento. Il Cristo glorioso con la mano destra stringe la croce della sua passione e morte, fonte della redenzione universale, e con la mano sinistra stringe la mano di un anziano per tirarlo fuori dal sepolcro. Gesù, nuovo Adamo, libera il Vecchio Adamo e, in lui, l'umanità intera dalla schiavitù della morte e dall'insignificanza del regno dei morti, distrutto dalla potenza del Risorto. L'icona esprime il senso pieno della risurrezione, che è glorificazione di Gesù, ma anche glorificazione dell'uomo e sua partecipazione alla vittoria sulla morte.cosa Dio ha inteso dirci nel fatto inconsueto e strepitoso della risurrezione del suo Figlio?
che significato ha la risurrezione
per noi?

  1.  La risurrezione è un evento salvifico per noi: «Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (Rm 10,9). La risurrezione non solo precede, come primizia, le risurrezioni future, ma le rende possibili.

  2.  La risurrezione, inoltre, ricompone l'amicizia tra Dio e l'umanità. Come risorto il Signore Gesù ha il potere di trasformare gli uomini a sua immagine per renderli figli del Padre celeste.

   3.  La risurrezione di Gesù è quindi la realizzazione della nuova umanità liberata dilla schiavitù del peccato e delle sue conseguenze.
Gesù risorto è l'uomo nuovo, che trascina in questo destino di novità l'umanità intera.
Come esempio di ripercussione benefica della presenza del Cristo risorto per l'uomo, è significativo l'episodio della guarigione dello storpio, che mendicava presso la porta Bella del tempio di Gerusalemme. Non avendo denaro, Pietro gli diede quanto di più prezioso possedeva, il dono del Cristo risorto.
Disse infatti allo storpio: «Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!
E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava>» (At 3,6-8).


  Il gesto di Pietro, che solleva e ridona vigore fisico e gioia spirituale allo storpio, è segno della nuova umanità inaugurata e realizzata dalla risurrezione di Gesù.

   4.  La risurrezione di Gesù è esperienza di incontro con lui nella frazione del pane, nella comunione eucaristica. Ai discepoli di Emmaus egli si manifestò
"nello spezzare il pane" (Le 24,35).

Nella storia l'eucaristia non solo è il memoriale della morte e della risurrezione di Gesù ma è anche la partecipazione reale alla vita divina del Cristo risorto.
Nell'eucaristia, sacramento della continua presenza salvifica del Risorto nella storia, si realizza il nostro incontro con lui.

Il giorno della sua risurrezione Gesù aveva detto:
«Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Gv 28,20).
Il Cristo risorto è presente nel suo corpo mistico e nel suo corpo eucaristico.

   5.  La risurrezione di Gesù è anche esperienza di vocazione e di missione.
Per i discepoli la risurrezione costituì l'evento della loro "riconvocazione" da parte di Gesù, dopo lo smarrimento e la dispersione al momento della passione e della morte.



Per quaranta giorni, dalla pasqua all'ascensione, Gesù mediante le apparizioni richiamò i discepoli alla sua sequela dando a Pietro e agli altri apostoli la loro missione definitiva.
A Pietro egli ingiunse in modo solenne di pascere il suo gregge: «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle» (cf. Gv 21,15-19). Agli apostoli comandò: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (Gv 20,21); «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,18-20).


   6.  Larisurrezione di Gesù è anche esperienza di perdono.
Gesù risorto restituisce ai discepoli la sua amicizia e il suo perdono. Non solo, ma conferisce agli apostoli il potere di perdonare i peccati dell'umanità. Il potere che egli aveva esercitato durante la sua vita terrena ora viene affidato ai suoi apostoli, come dono di risurrezione e di vita.
La sera, infatti, della pasqua, Gesù apparendo ai discepoli diede loro la missione di rimettere i peccati: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23).
La risurrezione di Gesù è per i cristiani esperienza di misericordia, di perdono, di rinnovamento spirituale, di partecipazione alla vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte.

   7.  La risurrezione costituì per i discepoli una esperienza di reale conversione a lui.
Solo con la risurrezione ci fu il vero ritorno a lui, fondato sulla fede e sull'abbandono incondizionato alla sua potenza e alla sua presenza divina in mezzo a loro.
Sull'esempio di Pietro e Tommaso, la pasqua ci consegna dei discepoli convertiti definitivamente fino alla morte alla causa di Gesù e del suo Vangelo.
La conversione, quindi, non appartiene solo al periodo prepasquale, ma fa parte integrante della pasqua, come continuo passaggio dall'incredulità alla fede, dalla tristezza alla gioia, dall'immobilità della paura all'entusiasmo della missione.

   8.  La risurrezione è anche un evento di reale promozione della donna, come discepola, uditrice e messaggera della Parola di Dio.
I profondi sentimenti di fedeltà e di pietà delle donne diede loro, da una parte, il coraggio di recarsi per prime al sepolcro e, dall'altra, l'opportunità di ricevere per prime lo strepitoso annunzio della risurrezione, di incontrarsi col Signore risorto e di annunciare questa straordinaria notizia agli apostoli (cf. Mt 28,1-10; Lc 24,8-11). Si tratta di una radicale rivalutazione delle donne, che non sono ultime, ma prime nella testimonianza di fede del Cristo risorto. Emblematica la figura della Maddalena, che incontra Gesù prima ancora degli apostoli, divenendo così la prima messaggera della sua risurrezione e meritandosi il titolo di "apostola degli apostoli".
La liturgia pasquale ha immortalato questa straordinaria testimonianza, invitando i fedeli al dialogo con la Maddalena nella commovente sequenza pasquale. Noi infatti chiediamo: «Raccontaci, Maria, che cosa hai visto per via?». E ancora una volta essa diventa la testimone privilegiata del Cristo risorto: «Ho visto il sepolcro del Cristo vivente e la gloria del risorto; gli angeli testimoni, il sudario e le vesti. Cristo, mia speranza, è risorto».
A questo annuncio anche noi rispondiamo con entusiasmo e con fede: «Sappiamo che Cristo è veramente risorto. O re vittorioso, abbi pietà di noi. Amen, Alleluia».


PER UNA SPIRITUALITÀ PASQUALE

La predicazione cristiana dovrebbe riproporre con partecipazione non solo l'esperienza quaresimale di conversione e di purificazione, ma anche quella pasquale, di comunione e di glorificazione col Cristo risorto.
In questo senso si può legittimamente parlare di una spiritualità della
via lucis, come seguito e culmine della collaudata e tradizionale spiritualità della via crucis. È l'esperienza di chi intende ripercorrere il cammino degli apostoli e dei primi discepoli, che passarono dalla delusione e dallo sconforto della passione e della morte allo stupore e alla gioia dell'incontro col Risorto.

Il mistero pasquale non si esaurisce nel dolore del Crocifisso ma si compie pienamente nella gloria del Risorto. Il frutto maturo della croce è lo splendore della risurrezione. I quaranta giorni della tristezza quaresimale vengono riscattati dai cinquanta giorni della gioia pasquale. Il venerdì e il sabato santo, con la loro provvidenziale realtà di morte salvifica, non furono l'ultima parola dell'evento Cristo. Alla morte di Gesù non seguì il silenzio assoluto di Dio. Il Figlio eterno fatto uomo, crocifisso e deposto nel sepolcro scavato nella roccia, non restò preda della morte. La vertiginosa parabola della "kénosi", che lo aveva portato dalla vita divina della comunione trinitaria all'obbedienza dell'incarnazione (Eb 10,7), non si inabissa nell'ombra irriconciliata del nulla, ma approda alla gloria. Incontrando Gesù, che si era definito "vita" (Gv 5,26), "risurrezione" (Gv 11,25s) e "luce della vita" (Gv 8,12), la morte viene sconfitta e annientata dalla pienezza e potenza della vita divina. Entrata nell'umanità del Figlio di Dio, immersa nell'oceano di vita che è Dio, la morte muore e si fa vita: «Il Signore nostro Gesù Cristo risorgendo - dice S. Agostino - ha reso glorioso il giorno che morendo aveva reso luttuoso»(2).

In risposta al mistero angoscioso della morte, la risurrezione inaugura una spiritualità non di tristezza e di disperazione, ma di grande speranza e di realistico ottimismo. Essa rappresenta la guarigione definitiva della fragilità umana e cosmica. È il massimo livello della liberazione cristiana. Un'antropologia della carne risorta è infatti un'antropologia di liberazione assoluta. La vita dell'uomo non è una notte invincibile, ma un giorno senza tramonto. La sua esistenza non si risolve in un non essere, ma in un essere per sempre.

La morte non e quindi immortale, ma mortale; e sfocia nel fiume di vita che è il Cristo risorto. Dall'essere per la morte, la persona umana si fa essere per la vita. Sul mondo, regno della morte, la risurrezione ha deposto i germi della vita senza fine.

La
via luci delinea i tratti di fondo di una spiritualità pasquale intesa come novità di vita, testimonianza, gioia, liberazione, palestra di speranza e di umanità rinnovata. Vivere la pasqua è far partecipare tutta l'umanità al convito della vita, della sua dignità, dei suoi doni. La pasqua non è l'età dell'oro, miticamente dietro di noi, ma l'irresistibile polo di attrazione che è davanti a noi e che ci trascina irresistibilmente verso la vera vita. La storia del cosmo e dell'umanità è intrisa di pasqua e respira la speranza della risurrezione: «Il Risorto è la leva della storia, incuneata da Dio al centro del divenire umano. Il punto d'appoggio è la vittoria di Cristo sulla morte»(3).
La Pasqua è quindi un invito ai cristiani a farsi più esperti nel canto dell'alleluia, che è il canto della vita. Ai consacrati, poi, la Pasqua schiude l'orizzonte luminoso dell'approdo definitivo della loro avventura di grazia.




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2- Agostino, Discorso, 5,1.
3- Sabino Palumbieri, Cristo risorto leva della storia, SEI, Torino 1988, p 292




Angelo Amato sdb
- Prefetto Congazione dei Santi - Piazza Città Leonina, 1-00193 Roma



da:
Consacrazione e Servizio Marzo-aprile 2014 - Dossier E' risorto non è qui. Il cammino con il Vivente -
Rivista bimestrale delle Religiose - Centro Studi USMI, via Zanardelli, 32 00186 Roma - pp 29-34




 

 

 

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